• 25 Maggio 2022 13:47

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Mancano pochi giorni all’ultimo giorno dell’anno o se preferite al primo giorno del nuovo, il 2022. Per noi italiani e per buona parte dell’Europa è scontato che la notte di San Silvestro rappresenti l’ultimo giorno dell’anno morente e che il 1 gennaio sia il Capodanno, il primo giorno del nuovo anno.

Le cose sono un po’ più complicate, sia da un punto di vista storico che di calendario. Ma procediamo con ordine. La notte di San Silvestro come viene comunemente chiamata deriva il suo nome dal giorno del calendario dedicato appunto a San Silvestro, che fu papa con il nome di Silvestro I tra il 314 e 335. Un Papa per altro abbastanza mediocre e che non ha lasciato alcuna impronta particolare nella Storia. Nessun altro rapporto esiste tra la denominazione di questa particolare giornata e le feste ed i riti dell’ultimo giorno dell’anno. Si tratta quindi di una mera casualità.

Da un punto di vista storico il 1 gennaio diventa Capodanno dal 46 avanti l’era volgare, quando Giulio Cesare introduce la riforma del calendario giuliano (precedentemente veniva considerato quale primo giorno dell’anno il 1º marzo). La festa di Capodanno trae origine dai festeggiamenti in onore del dio romano Giano da cui deriva il nome del mese di gennaio.

Con la caduta dell’impero romano le cose però si sono incasinate e in Europa per secoli si è festeggiato il primo dell’anno in momenti decisamente diversi. Nel Medioevo, molti paesi europei usavano il calendario giuliano, ma questo non impediva che ognuno festeggiasse il primo dell’anno in date diverse. Per esempio dal XII secolo fino al 1752 in Inghilterra e in Irlanda il capodanno si celebrava il 25 marzo (giorno dell’Incarnazione e usato a lungo anche a Pisa e in seguito a Firenze) mentre in Spagna fino all’inizio del Seicento il cambio dell’anno era il 25 dicembre, giorno della Natività.

In Francia, fino al 1564, il Capodanno veniva festeggiato nella domenica di Resurrezione  ma con l’Editto di Roussillon del 9 agosto 1564, fu deciso di considerare il 1º gennaio come primo giorno dell’anno (la riforma entrò tuttavia in vigore in tutta la Francia solo nel 1567, regnante Carlo IX); a Venezia (fino alla sua caduta, avvenuta nel 1797) era il 1º marzo, mentre in Puglia, Calabria e Sardegna  lo si festeggiava seguendo lo stile bizantino che lo indicava al 1º settembre (14 settembre del calendario gregoriano), tant’è vero che in sardo settembre si traduce Caputanni (dal latino Caput anni).

Se con la fine del diciottesimo secolo nell’Europa occidentale finalmente ci si uniformava alla data del 1 gennaio come inizio del nuovo anno, le cose tutt’oggi sono piuttosto diverse a secondo dell’angolo di mondo nel quale si vive. Quasi un miliardo e 600 milioni di persone in Cina, ma anche in Corea, Vietnam, Mongolia e Nepal festeggiano il Capodanno cinese in corrispondenza del novilunio che cade tra il 21 gennaio e il 20 febbraio.

Il Capodanno islamico si festeggia il primo giorno del mese di Muharram e può corrispondere a qualsiasi periodo dell’anno gregoriano, in quanto l’anno lunare impiegato nel calendario islamico è circa 11 giorni più breve dell’anno solare del calendario gregoriano, cosicché una data islamica si “sposta” indietro, rispetto al calendario gregoriano, di circa un mese ogni tre anni. Nei paesi turco-iranici il capodanno cade durante l’equinozio primaverile, il 21 marzo. In Thailandia, Cambogia, Birmania e Bengala, il capodanno solare detto Songran è invece compreso tra il 13 aprile e il 15 dello stesso mese, in occasione del cambiamento di posizione del sole nell’anello dello zodiaco. Ci fermiamo qui ma lo “zibaldone” dei diversi capodanni potrebbe continuare a lungo.

Per concludere questa frastornante viaggio tra i diversi “ultimi e primi” dell’anno”, adesso voliamo virtualmente, in un luogo speciale dove in questo speciale momento dell’anno, ognuno di noi può provare l’ebbrezza di un viaggio nel tempo, futuro o passato, ahimé limitatamente ad un solo giorno.

All’altezza del 180mo meridiano, nell’Oceano Pacifico, da nord a sud, scorre una linea immaginaria che divide il tempo della Terra. E’ la Linea del Cambiamento di Data che attraversa centinaia di atolli ed isole distanti a volte poche decine di chilometri ma separate da un giorno intero.

Una distanza temporale definita nel 1884 nell’ambito dell’International Meridian Conference di Washington durante la quale il Pianeta venne suddiviso in 24 fusi orari e tracciato convenzionalmente l’International Dateline, opposta al meridiano 0 che passa da Greenwich.

Tonga o meglio il Regno di Tonga, un arcipelago polinesiano, è il luogo dove convenzionalmente nasce il giorno. Costituito da  oltre 170 isole ed isolette, molte delle quali disabitate, conosciute anche come Isole degli Amici per il carattere cordiale dei nativi che accolsero gli esploratori occidentali, gode di una temperatura ideale che non scende mai sotto i 20 gradi centigradi neppure durante il periodo delle piogge.

A meno di due ore di volo, ci sono le Isole Samoa americane che invece sono indietro di un giorno rispetto a Tonga. In questa zona geografica del pianeta è possibile sperimentare, sia pure convenzionalmente, una sorta di viaggio nel tempo, nel passato o nel futuro, sia pure limitato ad un giorno di differenza.

Ed è qui in quest’area remota del Pacifico, che tra poche ore, Samoa saluterà l’ultimo giorno del 2021 e nello stesso momento a Tonga, a meno di due ore di volo, si aprirà il 2022.

A tutti i lettori di Scienze & Dintorni auguri affinché il 2022 sia davvero l’anno della Rinascita e del post-Covid19.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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