• 16 Agosto 2022 6:12

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore

Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia” così recita uno dei passaggi della canzone di Francesco De Gregori, “La leva calcistica della classe ’68“. Ed in effetti pur essendo un momento determinante nel corso di una partita, un calcio di rigore spesso determina la vittoria o la sconfitta, non è attraverso questo fondamentale che si valuta la qualità complessiva di un calciatore.

Eppure il penalty come si definisce in inglese la massima punizione per un fallo intercorso in area di rigore, da anni è studiato da tecnici e specialisti del settore per comprendere le dinamiche che possono portare alla mancata realizzazione. Già perché teoricamente un calcio di rigore battuto correttamente è imparabile, peccato che ci sono molti fattori che ne influenzano l’esecuzione sia tecnici che psicologici.

I fattori tecnici

Uno dei maggiori esperti del settore è Ignacio Palacios-Huerta, Professore di Management alla London School of Economics che ha dedicato diversi studi statistici ai tiri di rigore (alcuni associati anche all’economia). Analizzando oltre 200 partite di tornei che si concludevano dopo i tempi supplementari ai calci di rigore il matematico ha scoperto che la squadra che tira per prima ha più del 60% di possibilità di vincere. Questo esito potrebbe essere spiegato con la maggiore pressione psicologica della squadra che batte per seconda e che deve pareggiare un rigore realizzato.

I dati rivelano che chi calcia di sinistro mostra una maggiore probabilità di segnare (+4%) rispetto ai destri: 76% di realizzazioni contro 72%. Questa tendenza potrebbe dipendere dalla scarsa familiarità che i portieri hanno con i mancini, solo il 15% dei calciatori, e quindi dalla minore capacità di prevederne i tiri. Come battere correttamente, da un punto di vista tecnico, un calcio di rigore?

Il rigorista si trova ad 11 metri di distanza da una porta larga 7,32 metri ed alta 2,44. La scelta più corretta, secondo le statistiche è mirare verso l’angolo destro o sinistro. I rigori centrali, magari quelli definiti al “cucchiaio” sono certamente più spettacolari ma anche decisamente più rischiosi. Il rigorista deve prendere una rincorsa di 5-6 passi, formando un arco di 20°-30°, mirare uno dei due angoli in alto della porta – precisamente a 50 cm dall’incrocio dei pali – e scagliare la palla con una velocità di circa 100 km/h.

Se questo gesto tecnico viene correttamente eseguito il rigore è letteralmente imparabile. Analizzando i dati si scopre che i calciatori tirano angolato nell’83% dei casi, con una marcata propensione dei destri a calciare a sinistra, e dei mancini a destra, incrociando così il tiro. I portieri lo sanno, per questo nel 57% dei casi si buttano alla loro destra, e il 41% a sinistra. Per un portiere è fondamentale cercare di rallentare la rapidità di esecuzione di un calcio di rigore, se ci riesce aumentano significativamente le possibilità di errore dell’avversario. Ecco perché l’estremo difensore applica una serie di trucchi e provocazioni destinate ad influenzare la rapidità di esecuzione del tiro.

I fattori psicologici

Non meno decisivi nella corretta esecuzione di un penalty sono gli aspetti psicologici che entrano in gioco. Un calciatore che si appresta a tirare un rigore è sottoposto infatti ad una notevole pressione psicologica. Un recente esperimento coordinato da Louise Ellis, professoressa della Divisione di sport, esercizio fisico e sanità pubblica dell’Università di Huddersfield ha fornito elementi interessanti per valutare come la gestione dello stress giochi un ruolo essenziale in questo fondamentale.

Un gruppo di giocatori doveva tirare dei calci di rigore a quattro bersagli dentro una porta in condizioni di bassa pressione psicologica oppure di alta pressione psicologica. Il gruppo di calciatori costretti a tirare in condizioni di alta pressione psicologica mostravano un aumento significativo dell’ansia cognitiva e della frequenza respiratoria. Inoltre fallivano più frequentemente il centro del bersaglio.

La coordinatrice dello studio avverte che i risultati potrebbero essere differenti durante una vera partita, con un vero risultato in palio e un vero pubblico rispetto ad un esperimento simulato. E’ difficile però ipotizzare che lo stress psicologico durante una vera partita di calcio possa risultare inferiore. Per questo quando si selezionano i rigoristi i tecnici sempre di più cercano un mix ottimale di calciatori dotati di buona tecnica individuale e di capacità di sopportare la pressione psicologica insita in un tiro che “non si può sbagliare“.


Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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