• 8 Agosto 2022 6:25

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Dobbiamo al microbiologo statunitense Michael J. Jacobsen, oggi ottantaquattrenne, la definizione di cibo spazzatura. Nel 1951 Jacobsen definì junk food, in inglese cibo spazzatura, tutti quegli alimenti di bassissimo valore nutrizionale ed elevato contenuto di grassi o zuccheri. Esempi di tali alimenti sono le preparazioni industriali o della ristorazione di massa ricchi di grassi saturi, sale e zuccheri raffinati come hamburger, würstel, hot dog, patate fritte, bibite zuccherate, dolci elaborati

Come è ampiamente documentato alimentarsi abitualmente con il cibo spazzatura è una pessima abitudine che ha serie ripercussioni sulla nostra salute. Le malattie più comuni verso cui conduce l’uso dei cibi spazzatura sono l’obesità, il diabete, malattie cardiovascolari, alcuni tipi di cancro e la depressione. Le conseguenze di un’alimentazione basata sul junk food si riflettono non soltanto sul nostro corpo ma anche sul nostro cervello.

A queste conclusioni è giunto il medico inglese Chris van Tulleken che ha deciso di intraprendere un singolare esperimento nella scia dei pionieri della ricerca scientifica. Tulleken ha deciso di alimentarsi per 30 giorni quasi esclusivamente di cibi spazzatura analizzando i cambiamenti del proprio corpo e del proprio cervello dal punto di vista biochimico, metabolico e neurologico. L’esperimento è stato seguito dalla BBC, la tv pubblica britannica, che ha poi prodotto un documentario dal titolo What Are We Feeding Our Kids?

Sono bastati pochi giorni di questa malsana alimentazione affinché il medico inglese iniziasse a soffrire di inusitati attacchi di fame e contemporaneamente di stitichezza. Alla fine dei 30 giorni Chris aveva preso 6,5 kg di peso e il suo indice di massa grassa era aumentato del 2%. Gli esami del sangue hanno evidenziavano diversi squilibri ormonali: il più grave quello dell’ormone della fame, aumentato del 30%.

Le conseguenze più impressionanti erano avvenute però nel cervello del medico inglese. Sottoposto a risonanza magnetica era possibile osservare come si fossero formati nuovi collegamenti neuronali tra le aree del cervello che controllano il meccanismo della ricompensa e quelle che controllano i comportamenti ripetitivi automatici. Insomma anche quando il corpo era sazio queste nuove connessioni inducevano il bisogno di alimentarsi ulteriormente secondo un meccanismo non molto dissimile da quello che si stabilisce nelle persone affette da dipendenze da droghe o alcol.

Si tratta non di un effetto indesiderato ma di una precisa manipolazione del cibo industriale. In altre parole i produttori di merendine, pizze congelate, hamburger e salse, dosano sapientemente zuccheri, grassi, aromi e sale, attraverso una perfetta “ingegneria alimentare” al fine di aggirare il senso di sazietà ed indurre nel consumatore un senso di fame artificiale.

Nel migliore dei casi è dimostrato che il consumo di junk food porta ad ingerire almeno 500 calorie al giorno in più rispetto di chi segue una dieta equilibrata e salutare. Essendo poi bambini ed adolescenti i principali consumatori dei cibi spazzatura con un cervello ancora in formazione i danni nel medio e lungo periodo si ritiene siano molto più pervasivi di quelli di un consumatore adulto.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Focus.it

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.