• 25 Dicembre 2021 2:11

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La Storia, perlomeno quella con la S maiuscola, alla quale siamo abituati narra le vicende di re ed imperatori, Capi di Stato, guerre e grandi battaglie, Papi e generali. Raramente, per non dire quasi mai, ci racconta di quella moltitudine di diplomatici, funzionari, “grand commis”, che hanno contribuito a fare la storia, sia in tempo di pace che di guerra.

Gianvito Armenise, classe 1973, ha deciso di cimentarsi, con una certa dose di coraggio, nella biografia di quello che oggi appunto potremmo definire un “grand commis“, un alto funzionario del Regno delle Due Sicilie, Giuseppe Mario Arpino (1804-1855). Il suo saggio storico “Giuseppe Mario Arpino – Il diplomatico di Ferdinando II di Borbone“, edito da Solfanelli, ci restituisce intatta la figura di questo alto funzionario statale la cui carriera e persino la vita troverà l’apice nella firma del Trattato commerciale tra il regno borbonico e gli Stati Uniti d’America con la quale l’ormai scricchiolante regno di Ferdinando II sperava di ridimensionare il predominio commerciale e marittimo inglese nel Mediterraneo.

Arpino nasce da una famiglia modesta in terra di Bari e dopo la laurea in economia e commercio avvia una brillante professione che gli consente di essere nominato nel 1829 giudice di collegio. E’ l’inizio di una lenta scalata nella burocrazia del Regno che vede un primo punto di svolta quando alcuni anni dopo Ferdinando II lo invia a Londra come ambasciatore straordinario per affari di stato.

Ritornato in patria Arpino diventa consigliere della Corte dei Conti e Capo di Dipartimento in Palermo: nel 1848 torna a Napoli per assumere la carica di Direttore di Porto e Dogana e di Avvocato Generale della Corte dei Conti. Come abbiamo accennato il momento più importante della sua carriera di servitore dello Stato borbonico si compie quando, nominato Capo della Tesoreria del Regno, viene incaricato di sovrintendere alla stipula del trattato internazionale sul commercio tra la potenza mondiale emergente oltre Atlantico, gli Stati Uniti e il Regno delle Due Sicilie che, i protagonisti dell’epoca non sanno, ha ancora pochi anni di vita davanti a se. Il trattato verrà firmato nel 1855 a Napoli.

La missione si conclude con successo e per il nostro Arpino si apre il momento della sua definitiva consacrazione, quando dieci ore dopo l’apposizione della firma sul trattato moriva improvvisamente senza un’apparente ragione. Nell’agile e documentatissimo saggio di Gianvito Armenise c’è spazio anche per la vita privata di Arpino ed in particolare per la sua storia d’amore con la poetessa Maria Cristina Anselmo che sposerà. La giovane donna morirà a soli 37 anni, a Firenze dove si era rifugiata, l’11 maggio 1860 proprio mentre Giuseppe Garibaldi con il suoi “mille”, sbarcati in Sicilia, si apprestava a chiudere le vicende storiche del Regno delle Due Sicilie.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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