• 18 Gennaio 2022 10:57

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

E’ il 331 a.e.v. quando Alessandro Magno decide di far costruire una delle tante città che prenderanno il suo nome. Il luogo prescelto è la costa egiziana, nonostante la scarsa qualità del terreno, 70 km a nord dell’antico insediamento greco di Naucrati. Il grande condottiero macedone probabilmente assistette soltanto alla posa delle prime pietre prima di dirigersi in Asia per le sue grandi conquiste dalle quali tornerà soltanto cadavere.

Il grande impero conquistato da Alessandro sarà spartito tra i suoi generali ed amici. L’Egitto toccherà a Tolomeo, che darà vita alla dinastia greca dei Tolomei che governerà per circa tre secoli il paese africano. Cleopatra è l’ultima discendente al trono. E’ una donna greca, intrisa di cultura greca che poco ha a che fare con la stirpe dei Faraoni che in passato avevano governato il paese.

Ma com’era Alessandria d’Egitto durante il regno di Cleopatra? A “progettare” Alessandria è un architetto di nome Dinocrate, che applicherà alla perfezione il cosiddetto schema “ippodameo”. Ippodamo da Mileto, vissuto circa quattro secoli prima aveva segnato con la sua intuizione la nascita urbanistica delle città moderne. Prima di lui le città si sviluppavano disordinatamente, casa dopo casa, e le strade, spesso strette e tortuose, era quanto rimaneva dello spazio tra i singoli edifici. Quello che emergeva era un agglomerato caotico di costruzioni e casupole, inframezzate da stradine e vicoli bui e sudici.

Ippodamo realizzò l’idea che prima si costruiscono le strade della nuova città e dopo si edificano intorno ad essa le case. Tutte le vie si incrociano ad angolo retto e questo ordine facilità la viabilità, la pulizia, i commerci ed ogni altro aspetto della vita quotidiana. Anche Alessandria, quindi, viene edificata secondo questo schema. Il suo asse principale si chiama Via Canopica, e attraversa tutta la città da un capo all’altro: circa sette chilometri, corrispondenti a circa 40 stadi, l’unità di misura greca.

La via Canopica viene intersecata dall’altra arteria principale di Alessandria, via del Soma dal nome della tomba di Alessandro Magno. Questo punto che sfocia nella piazza dell’Agorà è il centro della citta egiziana, che all’epoca conta circa 350.000 abitanti, facendone probabilmente la seconda città dell’antichità, dopo Roma. Gli edifici sono intonacati di chiaro e molti hanno terrazze grazie anche al clima caldo del paese. Al piano terra di questi edifici pullulano botteghe, taverne, negozi di ogni genere con l’ingresso coperto da tende colorate per ripararsi da un sole impietoso.

Le strade sono pavimentate con lastre di pietra, come quelle romane e sono affollate da una popolazione multietnica greci, egiziani, arabi, nubiani e persino indiani, oltre che soldati romani. Cesare infatti per garantire la stabilità del regno di Cleopatra e per influenzarne il controllo politico ha lasciato nel paese tre legioni, circa 15.000 uomini, molti dei quali si sono sposati ed hanno messo su famiglia nella nuova capitale d’Egitto.

Non è facile spostarsi per le strade intasate di bancarelle stracolme di merci che provengono dall’oriente, dall’Africa, dall’India e naturalmente dalla Grecia e da Roma. Alessandria d’Egitto infatti è un nodo commerciale straordinario, il più importante del Mediterraneo. Per le strade si respirano fragranze e profumi esotici estremamente diversi da quelli su cui possiamo imbatterci per le strade di Roma e di molte altre città romane. Il commercio alessandrino si basa sulla dracma, una moneta greca, ma si accettano quasi tutte le altre valute, sia pure a condizioni di cambio più svantaggiose.

Nella città si respira una gran senso di tolleranza sia rispetto alle numerose religioni delle numerose etnie che convivono nella città e che finiscono almeno in parte per ibridarsi nel sincretismo, sia per usi e costumi di una città multietnica. L’unica condizione è rispettare il potere romano espresso attraverso la presenza di un forte contingente militare. Proseguendo a nord, in direzione del mare, si arriva ai due porti di Alessandria e soprattutto al suo straordinario Faro. Per entrare nel porto, anzi nei due porti di Alessandria, dobbiamo superare la “Porta della Luna“. I due porti sono divisi da una lunghissima diga “camminabile”, lunga circa un chilometro e duecento metri.

Il nome della diga è Heptastadion e finisce su un’isoletta dove sorge lo straordinario Faro di Alessandria, una delle sette meraviglie del mondo antico. Il nome dell’isola è Pharos e da qui deriva l’etimologia della parola “faro” che usiamo anche oggi sia per indicare le torri che aiutano nella navigazione, che gli apparati visivi delle nostre automobili. Si stima che la torre fosse alta 134 metri, una delle più alte costruzioni esistenti per l’epoca, e il faro, secondo la testimonianza di Flavio Giuseppe, poteva essere visto a 48 km di distanza, cioè fino al limite consentito dalla sua altezza e dalla curvatura della superficie terrestre. Per questo è da considerarsi il primo grattacielo della storia.

Era costituito da un alto basamento quadrangolare, che ospitava le stanze degli addetti e le rampe per il trasporto del combustibile. A questo si sovrapponeva una torre ottagonale e quindi una costruzione cilindrica sormontata da una statua di Zeus o Poseidone, più tardi sostituita da quella di Elio. Per chi fosse riuscito a superare le guardie armate e salire fino in cima, dal Faro di Alessandria avrebbe potuto godere della vista sterminata della città, con i suoi templi, i suoi palazzi, gli innumerevoli edifici.

Si vede chiaramente la famosa Biblioteca e, accanto, il Museion, un centro del sapere unico nel mondo antico. Poco oltre si distingue il teatro, e ancora oltre, appena fuori città, l’Ippodromo. In mezzo il quartiere ebraico: Alessandria ha infatti la comunità giudea più grande del Mediterraneo. Volgendosi verso il mare, a destra c’è il porto Eunosto (che in greco vuol dire “buon ritorno”), quello commerciale, con una schiera di magazzini e una frenetica attività di carico e scarico delle tante navi ormeggiate. Sulla sinistra vediamo invece il cosiddetto porto Magno, con il molo reale, dove attraccano soprattutto navi militari e di dignitari stranieri.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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