• 18 Gennaio 2022 16:06

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Venere il pianeta dimenticato, così potremmo definire questo “gemello” apocalittico della Terra. Nel corso dell’ultimo quarto di secolo la scena gli è stata letteralmente rubata da Marte. L’ultima missione della NASA su Venere risale al 1989 con la sonda Magellan dotata di un sistema radar che gli consentiva di “sbirciare” sotto le fitta nuvolaglia del pianeta, consentendo una mappatura quasi completa e fornendo immagini di una risoluzione mai raggiunta prima di allora.

Le missioni precedenti

Dopo quella missione conclusasi nel 1994 con la distruzione della sonda nell’atmosfera venusiana, nel 2006 è stata la volta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) con la missione Venus Express ad eseguire una mappatura completa della superficie. La missione che sarebbe dovuta durare due anni fu prolungata fino al dicembre del 2014. Nel 2010 l’agenzia spaziale giapponese dimostrò la fattibilità di raggiungere Venere dalla Terra usando solo una vela solare come sistema di propulsione. Nel mese di giugno dello stesso anni lanciò la sonda IKAROS che raggiunse Venere in sei mesi. La sonda non trasportava nessuno strumento scientifico per l’osservazione del pianeta.

La NASA torna in campo

Adesso dopo la sbornia marziana (per altro ancora non conclusa) la NASA ha approvato ben due diverse missioni esplorative di Venere: DAVINCI e VERITAS. Le due missioni complementari hanno come comune obiettivo studiare la passata abitabilità del pianeta. Pochi giorni dopo l’annuncio dell’agenzia statunitense, l’ESA ha rilanciato comunicando il prossimo lancio di EN VISION, un orbiter che effettuerà rilevamenti scientifici su alcune zone del pianeta.

Siamo di fronte ad una sorta di “risarcimento venusiano”? E’ ancora presto per dirlo. Eppure il desolato ed ostile pianeta che effettua un’orbita  quasi circolare intorno al Sole, compiendo una rivoluzione in 224,7 giorni terrestri nel corso degli anni Sessanta e Settanta del ventesimo secolo fu uno dei teatri di confronto della guerra fredda tra USA ed URSS che inviarono molteplici missioni su Venere.

Un mondo estremo

Queste missioni chiarirono ben presto le condizioni estreme ed assolutamente inadatte alla vita umana del pianeta. L’atmosfera densa e soffocante di Venere è costituita per il 95% di anidride carbonica. I suoi strati di nuvole sono pieni di acido solforico, con concentrazioni così alte da corrodere pelle, ossa e metallo in pochi istanti. Se miracolosamente un’astronauta riuscisse ad atterrare sulla superficie venusiana scorgerebbe, per un istante prima di finire arrostito dai circa 500° gradi celsius, un mondo bizzarro, con pochi crateri, un’enorme quantità di vulcani ed una pianura ondulata di lava ghiacciata. La pressione al suolo è circa 90 volte quella terrestre equivalente a quella che si registra un chilometro sotto l’acqua.

Insomma un pianeta assolutamente inospitale per qualunque tipo di vita, perlomeno per come la conosciamo. Ed è proprio l’impossibilità di trovare tracce di vita extra terrestre la causa principale del sostanziale abbandono dell’esplorazione venusiana nel corso degli ultimi 25 anni.

Gemelli diversi

Eppure l’ostinazione con cui perseguiamo gli studi su Marte non accenna a diminuire nonostante che il pianeta rosso sia un sesto del volume ed un decimo della massa del nostro pianeta. Da questo punto di vista, il vero pianeta “gemello” della Terra è Venere. Purtroppo rimane il problema di come far “sopravvivere” la strumentazione scientifica sull’infernale superficie venusiana. Si stanno studiando apparecchiature in grado di resistere a condizioni estreme di calore, ma al momento le simulazioni migliori ci ritornano un massimo di due ore di “sopravvivenza” al suolo.

Eppure studiare Venere è fondamentale per capire come si formano e come muoiono mondi rocciosi simili alla Terra. La missione VERITAS sarà dotata di strumenti ad infrarosso in modo da poter distinguere minerali specifici sulla superficie venusiana. L’orbiter studierà anche la variazione del campo gravitazionale di Venere e finalmente ci ritornerà una mole di dati con lo stesso dettaglio che abbiamo da tempo per la Luna e Marte.

Gli obiettivi di Davinci e Veritas

La missione DAVINCI invece sgancerà una sonda nell’atmosfera venusiana inglobando dati relativa alla sua composizione chimica nei minuti che precederanno la sua distruzione. Quando sbucherà dalla fosca nuvolaglia venusiana scatterà delle foto per acquisire immagini ad una risoluzione mai vista prima di Alfa Regio, una vasta regione del pianeta  caratterizzata da un terreno fortemente deformato e frammentato, e situata 1-2 km al di sopra delle pianure vulcaniche circostanti, geologicamente più giovani. La sonda prima di spegnersi completamente qualche minuto dopo l’atterraggio scandaglierà con gli infrarossi gli aspetti mineralogici del terreno e trasmetterà dati e foto al centro missione.

DAVINCI però oltre alla sonda destinata alla sua distruzione è costituito da un orbiter che con le sue sofisticate telecamere esplorerà l’atmosfera è la superficie venusiana nell’ultravioletto e nell’infrarosso arricchendo così i dati raccolti dall’altra missione VERITAS. Il principale obiettivo scientifico di DAVINCI è stabilire se questo clima apocalittico di Venere sia sempre stato così catastrofico o se invece sia il prodotto di una terribile evoluzione.

La missione europea

Il terzo “tassello” del grande ritorno di Venere è legato alla missione EN VISION dell’Agenzia Spaziale europea. La sonda europea mapperà la superficie del pianeta mentre i suoi spettrometri ultravioletti e infrarossi analizzeranno la composizione delle rocce e dell’atmosfera del pianeta. Come per la missione VERITAS, EN VISION non si limiterà ad un’analisi globale del pianeta ma sarà in grado di approfondire le rilevazioni per siti specifici in modo dinamico.

L’insieme di queste missioni ci permetterà forse di scoprire l’evoluzione di questo pianeta nel corso del tempo. Nel 1978 la sonda Pioneer rivelò l’alto contenuto di acqua pesante nell’atmosfera venusiana. L’acqua pesante è acqua contenente una percentuale significativa dell’isotopo dell’idrogeno deuterio rispetto alla normale acqua, contenente in gran parte prozio. Essendo più pesante dell’acqua normale è difficile che evapori nello spazio. Si pensa che questa presenza sovrabbondante di acqua pesante nell’atmosfera di Venere sia quanto rimasto di oceani di acqua “normale” presente sul pianeta eoni fa.

Gli oceani di Venere

Come avrebbe perso i suoi oceani Venere? Al momento non c’è una risposta certa e definitiva a questa domanda. Secondo alcune ipotesi, tutte da confermare, potrebbe essere stato il “giovane” Sole a condannare Venere fin dalla sua “infanzia” facendo evaporare tutta l’acqua presente in superficie. Il vapore acqueo susseguente avrebbe innescato un poderoso effetto serra facendo innalzare vertiginosamente le temperature. Un’altra ipotesi, al momento più accreditata rimanda la morte di Venere ad una serie di super eruzioni vulcaniche.

Le tessere venusiane

Una possibile conferma di questa ipotesi potrebbe venire dagli studi sulle tessere venusiane, particolari formazioni geologiche tipiche del pianeta, caratterizzate dalla presenza di terreno frammentato in maniera irregolare il cui aspetto ricorda quello di una serie di mattonelle o, appunto, di un mosaico, con la caratteristica struttura a tessere. Potrebbero avere un’età di mezzo miliardo di anni così come di 4 miliardi. Il problema è che ad oggi non si sa neppure cosa siano esattamente le “tessere” venusiane. Se sono rocce continentali simili a quelle terrestri allora questa sarebbe una prova convincente che un tempo Venere era un mondo acquatico.

Una “dritta” per i cacciatori di esopianeti

Una parola definitiva su questo rebus potrà venire dai dati incrociati delle missioni DAVINCI e VERITAS. In conclusione acquisire conoscenze più approfondite e complete della genesi venusiana sarà utilissimo anche per i “cacciatori di esopianeti“. Stabilire se nella galassia siano più comuni pianeti rocciosi simili a Venere piuttosto che alla Terra sarebbe un elemento fondamentale per la ricerca di pianeti veramente “abitabili”.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Le Scienze, novembre 2021, ed. cartacea

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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