La Neuroscienza delle sostanze psichedeliche, della musica e della nostalgia

Il neuroscienziato Frederick Streeter Barrett illustra e spiega quali sono le regioni neuronali specifiche che si attivano durante l’ascolto di musica o sotto l’effetto di sostanze come LSD o psilocibina, un alcaloide presente in alcuni tipi di funghi allucinogeni.

Vediamo come queste esperienze, nelle circostanze adeguate, possono favorire la crescita emotiva e rappresentare un aiuto contro disturbi umorali come la depressione e l’ansia.

Negli ultimi vent’anni Frederick Barrett ha studiato due esperienze fondamentali dell’essere umano, che potrebbero portare una rivoluzione nel campo della psichiatria: la prima riguarda come viviamo la musica, la seconda come reagiamo ad una sostanza psichedelica.

Ma cosa hanno in comune queste due esperienze oltre, ci scherza Barrett, a Woodstock?

La musica non è fisica né tangibile, può essere definita come delle vibrazioni nell’aria percepite dal nostro orecchio. Di fatto è molto più affine all’estetica che alla chimica o alla biologia. Le droghe invece sono delle sostanze fisiche, composti che entrano nel nostro corpo, ingerite o inalate, e che interagiscono direttamente con il nostro sistema cerebrale, alterando la percezione del mondo circostante. Gli effetti sia primari che secondari delle sostanze allucinogene possono, come sappiamo, incidere sulla nostra vita nonché rappresentare un potenziale pericolo per essa.

Barrett ha scoperto che sia la musica che gli psichedelici influiscono sul nostro benessere psicofisico con strumenti potenti e complementari. La musica opera direttamente sulle nostre emozioni lasciandone traccia nel cervello, e le sostanze psichedeliche, usate nelle giuste circostanze, possono avere effetti terapeutici. Questi effetti si manifestano con degli schemi, osservabili attraverso le scansioni cerebrali (neuroimaging). 

Utilizzate in connubio ed in modo sicuro, Barrett crede fortemente che musica e psichedelici potrebbero avere un impatto maggiore sui pazienti a livello terapeutico, aiutandoli a sentirsi più felici ed integrati.

Gli effetti benefici della musica sulla salute psicofisica sono noti da tempo, utilizziamo la musica per gestire le nostre emozioni e a volte perfino per guarire. La prima ricerca di Barrett, spiega, era incentrata sulla nostalgia evocata dalla musica e come agisce sulla memoria. La nostalgia è una sensazione dolceamara strettamente legata ai nostri ricordi autobiografici, che la musica è in grado di far vivere con grande intensità. 

Per approfondire in che modo la musica influenzi la nostalgia e cosa succede nel nostro cervello quando questo accade, Barrett ha iniziato ad applicare modelli computazionali del cognitivismo musicale, potendo così studiare l’attività cerebrale di alcuni partecipanti mentre ascoltavano musica nostalgica e musica neutrale. 

Le evidenze furono che la nostalgia attiva varie reti di regioni cerebrali che vengono coinvolte a più livelli cognitivi. Nel caso della musica non nostalgica, vengono attivate delle regioni cerebrali specifiche, come il Giro di Heschl, che elabora informazioni uditive o l’Area di Broca, coinvolta nell’elaborazione di strutture grammaticali e di sintassi. Mentre nel caso dell’ascolto di musica nostalgica non solo vengono attivate queste regioni ma anche molte altre, come la sostanza nera di Sommering associata alla motivazione, l’insula anteriore che svolge un ruolo nell’esperienza emozionale soggettiva, e le regioni cerebrali della circonvoluzione frontale anteriore associate alla memoria autobiografica, per elencarne alcune. Ed è per questo motivo che la nostalgia ha un impatto così significativo sulle nostre esistenze.

Nonostante ciò, l’effetto curativo della nostalgia evocata dalla musica non è persistente. Ma se volessimo che questo effetto non svanisca? Lavorando con un gruppo della Johns Hopkins University sugli effetti delle sostanze psichedeliche, Barrett ha riscontrato in che modo la musica possa influenzarci quando siamo sotto l’effetto di psichedelici, chiedendo ai partecipanti allo studio di ascoltare della musica durante delle sedute di terapia psichedelica. Benché nessuno conoscesse i brani proposti, alla fine delle sessioni tutti i coinvolti chiesero di poter avere la playlist ascoltata ad ogni costo. Molti hanno raccontato di aver riascoltato alcune delle canzoni che gli avevano lasciato un segno, settimane, mesi ma anche anni dopo la conclusione delle sessioni.

struttura LSD

Grazie ai macchinari per la risonanza, Barrett ha potuto capire cosa avvenisse nel cervello durante  la terapia psichedelica sotto l’effetto della LSD e come questa incrementi le emozioni positive che proviamo solamente quando ascoltiamo della musica. Ha così scoperto che tutte le regioni cerebrali erano attive durante l’ascolto musicale e che gli psichedelici ne aumentavano la portata.

Ne trae che il cervello sotto l’effetto degli psichedelici percepisce in maniera più acuta le informazioni sensoriali: immagini, sensazioni e ricordi vengono amplificati, e poiché le regioni cerebrali coinvolte in questa esperienza sono tantissime, gli effetti potrebbero essere duraturi.

In una ricerca su soggetti sani e su soggetti depressi, Barrett dimostrò come una singola dose massiccia di psilocibina agisse sull’amigdala, complesso del nucleo cerebrale che ricopre diverse funzioni tra cui giocare un ruolo chiave nella formazione dei ricordi associati ad eventi emotivi, e partecipando attivamente all’elaborazione di stati emozionali, quali la paura, la rabbia o la felicità. Una reazione minore dell’amigdala a stimoli emotivi di tipo negativo comporta una riduzione duratura della gravità della depressione.

Le conclusioni del neuroscienziato sono che la musica combinata alle sostanze psichedeliche potrebbero comportare un cambiamento in quei circuiti neuronali distorti da stati emotivi negativi, aiutando gli individui che soffrono di stati depressivi acuti a tirare un sospiro di sollievo e liberarsi dalle emozioni negative, propedeutico ad un processo di guarigione dalla depressione e ad un aumento generale della qualità della vita.

FONTI:

https://www.ted.com/talks

https://it.wikipedia.org

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