Nascita e fine dell’isolamento Giapponese

Matthew Perry

Nella mattina dell’8 luglio 1853 quattro “navi nere” compaiono davanti al porto di Uraga, presso Edo (moderna Baia di Tokyo). Sono le fregate statunitensi  Mississippi, Plymouth, Saratoga e Susquehanna al comando del Commodoro Matthew Perry. Sotto la minaccia dei moderni cannoni navali Perry si rifiuta di spostarsi nel porto di Nagasaki, unica “porta aperta” al commercio con l’Occidente, gestito dagli olandesi.

I giapponesi non erano in grado di contrastare militarmente la piccola flotta americana e quindi consentirono a Perry di consegnare allo Shogun una lettera di condizioni per l’apertura di formali relazioni diplomatiche e commerciali con gli Stati Uniti. Dopodiché Perry salpò per la Cina con la promessa che sarebbe tornato l’anno successivo per la firma del trattato.

Perry tornò effettivamente nel febbraio 1854 con il doppio delle navi, scoprendo che i delegati avevano preparato un trattato accettando tutte le condizioni richieste dalla lettera consegnata l’anno precedente. Il commodoro firmò la Convenzione di Kanagawa il 31 marzo 1854 stabilendo formali relazioni diplomatiche tra il Giappone e gli Stati Uniti.

Nel giro di cinque anni il Giappone firmò trattati simili con altre potenze occidentali. Il 29 luglio 1858 venne firmato il trattato d’amicizia e commercio. Questi furono considerati trattati ineguali essendo stati imposti mediante la diplomazia delle cannoniere e furono visti dai giapponesi come un segno dell’imperialismo occidentale. Finiva così l’isolamento del Giappone durato due secoli.

Ma quali erano state le cause e quando era iniziato questo isolamento che aveva tenuto il paese del Sol Levante in una condizione di arretratezza tecnologica tale da farlo soccombere ad un pugno di navi? Come avviene spesso nelle vicende umane c’è di mezzo la religione ed in particolare la forsennata opera di evangelizzazione occidentale del Giappone. E’ il 1549 quando un missionario spagnolo, il gesuita Francisco de Jasso Azpilicueta Atondo y Aznares de Javier, comunemente noto con il nome italianizzato di Francesco Saverio, all’epoca quarantatreenne, proveniente dalla Malaysia, insieme ad un piccolo gruppo di giapponesi incontrati in quel paese, sbarca nell’agosto di quell’anno a Kagoshima.

Prende l’avvio così una forsennata opera di evangelizzazione condotta da gesuiti, francescani e domenicani che si diedero da fare senza incontrare ostacoli e nel 1581 nel paese erano già state costruite più di 200 chiese e si erano convertiti 150.000 giapponesi. Ben presto si scatenarono però aspre rivalità tra spagnoli e portoghesi e tra inglesi ed olandesi, sia per ragioni religiose che soprattutto economiche, al punto tale che le autorità giapponesi si divisero in due fazioni quelle favorevoli alla predicazione cristiana e quella contraria.

Quest’ultima prevalse e partì un’ondata di persecuzioni violente contro i cristiani fatta di chiese incendiate, di crocifissioni e dell’imposizione per legge dell’abiura della fede cristiana. Nel 1637 sull’isola di Amakusa scoppiò una rivolta guidata da un giovanissimo samurai di appena sedici anni che era cresciuto nella casa di un fondamentalista cristiano. I ribelli pur padroni del territorio che conoscevano perfettamente, privi di armamenti pesanti non riuscirono a conquistare le fortezze governative.

Ben presto affluirono dallo shogunato ingenti rinforzi ed i ribelli furono costretti a ritirarsi nella roccaforte di Hara, nella penisola di Shimabara: il 14 aprile 1638 la fortezza cadde e tutti i 37.000 difensori, senza distinzione di sesso e di età, furono massacrati. Il cristianesimo fu definitivamente estirpato, tutti gli occidentali presenti in Giappone scacciati tranne gli olandesi a cui fu affidato il porto di Nagasaki, quale unica apertura nei commerci e nelle relazioni con l’Occidente.

Il Giappone si isolava così dalla parte più progredita del mondo per due secoli, fino a quando, nella baia di Edo, apparvero minacciose le vele delle navi nere di Perry.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

2 commenti

  1. Chissà perchè l’evangelizzazione del Giappone da parte dei gesuiti era “forsennata”. Chi l’ha detto? La cosa negativa non è che i gesuiti e i domenicani abbiano convertito centocinquantamila giapponesi, ma che i nipponici abbiano crocifisso e bruciato vivi centinaia di cristiani. Il cristianesimo, sia detto per inciso per chi non ha capito niente del messaggio di Gesù come l’autore del testo, è una religione di pace ed è adatto a tutti i popoli della Terra, tngto è vero che, sebbene i cristiani siano in minoranza nel mondo rispetto alla maggioranza degli abitanti della Terra, si estende in tutti i paesi, compresa ultimamente persino la Mongolia, mentre nello stesso Giappone, dove i cristiani sono, credo, poche centinaia di migliaia, in gran parte lavoratori stranieri, la religione del Cristo è guardata con simpatia da tutta la popolazione, tanto è vero che molti giapponesi si sposano in chiesa pur non convertendosi al cristianesimo, e questo senza nessun bisogno di praticare un’evangelizzazione “forsennata”. Però mi rendo conto che, con l’aria. che tira, essere anticlericali sui social è praticamente obbligatorio, è di moda, per cui posso solo concludere che l’autore è solo succube del politically correct, non è tutta farina del suo sacco. Volendo, potrà anche informarsi e dire cose più giuste, magari non succubi della temperie culturale dominata dagli influencer come Fedez.

    1. Caro lettore non capisco cosa c’entri Fedez rispetto al contenuto di questo articolo. Nel merito ogni religione nei suoi testi sacri dedica molto spazio all’amore, alla pace ed alla giustizia tra gli uomini. Peccato poi che l’applicazione dei “sacri testi” sia fatta da uomini e la religione cristiana, attraverso i suoi rappresentanti nei secoli si sia macchiata di nefandezze alla pari dell’Islam e di altre religioni. Gli esempi sarebbero innumerevoli dalle Crociate, all’Inquisizione contro altre religioni considerate eretiche, alla caccia alle “streghe”, ai processi contro scienziati fino ad un antisemitismo violento che si è manifestato più volte durante lo scorso secolo. Anche l’evangelizzazione se non fatta con rispetto e prudenza può essere una violenza verso la cultura, le tradizioni e l’identità di un popolo. Detto questo nessuno ha giustificato in questo testo la reazione anti cristiana fatta di violenze, morti e di persecuzioni operata nel Giappone del VII secolo. Ti consiglio di studiare bene la storia prima di confutare la realtà su basi deboli e soprattutto inesatte.

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