Ma che bel castello….

Nell’immaginario collettivo, grazie all’opera di romanzi, film e serie televisive il Medioevo è letteralmente popolato da castelli con torri e bastioni merlati, ponti levatoi e fossati. Si tratta di una suggestione che storicamente presenta molte imprecisioni ad iniziare dal fatto che l’Età di Mezzo, circa 10 secoli di storia, si sviluppa dall’antichità fino all’inizio della cosiddetta età moderna.

Per affrontare correttamente lo sviluppo e la funzione dell’incastellatura occorre prima di tutto precisare la sensibile differenza tra il castello feudale classico franco-borgognone, inglese, normanno e scozzese, castigliano e aragonese o tedesco e quello italiano, i cui primi esemplari risalgono al IX secolo. I primi erano costituiti da una costruzione centrale, protetta da almeno due cinte murarie ed un fossato. Collocati in genere in zone rurali, sopra alture che dominavano le vie di accesso e conferivano una posizione privilegiata per la difesa, svolgevano una preziosa opera di controllo del territorio e di difesa in caso di incursioni nemiche.

I castelli italiani, per la stragrande maggioranza derivavano da precedenti insediamenti romani, non abbandonati neppure durate le età barbariche circondati spesso da case, stabilimenti di vario tipo, strade, chiese, fino a costituire un vero e proprio centro abitato che si circoscriveva con maggior precisione, quando ha luogo la costruzione della cinta muraria.

E’ l’età del cosiddetto incastellamento che parte dagli ultimi secoli prima del nuovo millennio e prosegue fino al XIII secolo circa. Lo sviluppo di questi castelli chiamati spesso castra va di pari passo con la rinascita dei centri abitati medievali. I castelli italiani infatti si trovavo spesso al centro della vita cittadina, hanno funzioni difensive, militari e abitative. Conseguentemente la nobiltà feudale non viveva separata come nel resto del continente dalla vita cittadina e dall’emergente classe borghese.

Nel resto d’Europa questa separatezza tra la maggior parte della nobiltà terriera e le città si tradurrà in una progressiva perdita di peso politico dell’aristocrazia che vive isolata nei propri fortilizi, lontano dal cuore pulsante dell’economia cittadina. Questo vuoto politico nelle città continentali era riempito dall’impero, dai sovrani e dalle autorità ecclesiastiche. I più antichi castelli continentali risalgono all’età carolingia e costano di una costruzione in legno, posta spesso sulla sommità di un’altura. Il complesso centrale è protetto da una o due palizzate in legno ed un fossato.

Dal secolo X con il progresso delle tecniche costruttive, si alzano le mura, più profondi si fanno i fossati, gli angoli recintati si arricchiscono di rinforzi sporgenti. La pietra prende il sopravvento sul legno, garantendo una maggiore protezione e robustezza all’edificio. I primi edifici ad essere costruiti in pietra saranno i torrioni, seguiranno le finestre ed infine le mura perimetrali. Un classico esempio di questo rinnovamento è offerto dai castelli dei Plantageneti di Chateau Gaillard, fatto elevare sulla Senna da Riccardo Cuor di Leone fra il 1196 e il 1198 e Gisors, al confine fra il Vexin normanno e quello francese, costruito in precedenza, verso il 1097 da Guglielmo II il Rosso.

Nel XIII secolo compaiono inoltre castelli franco-inglesi di stile gotico, nei quali il perimetro delle mura è ridotto a favore dell’ampiezza delle torri laterali. Si afferma anche il ponte levatoio ovvero un fortino messo a guardia del ponte stesso. Sotto le mura è situato il fossato, profondo anche più di 10 metri e largo in taluni casi anche venti e più metri. Lo scopo è quello di frenare l’impeto degli attaccanti e costringerli quando è riempito d’acqua, all’utilizzo di zattere e ponti per l’assalto alla fortezza.

Più il castello è importante, più il diametro delle mura è ampio. A Coucy, per esempio le mura formano un trapezio irregolare di circa 290 metri. Gisors invece è un poligono di 24 lati lungo più di un chilometro. L’altezza delle mura, durante l’età di mezzo, non è mai inferiore ai 5-6 metri ma in certi casi raggiunge i 20-22 metri. Le feritoie fortemente svasate verso l’interno permettono il lancio di ogni tipo di proiettili offrendo un’elevato grado di sicurezza ai difendenti.

Al culmine della cinta muraria si leva di solito un camminamento di ronda, protetto da un parapetto merlato, utilizzato per garantire i contatti fra i differenti torrioni e lo spostamento rapido dei soldati in base all’esigenze difensive. Durante i conflitti finestre e merlature vengono imbertescate. La bertesca era una piccola prominenza rettangolare attaccata tramite un arco a mensola al muro di un’apertura difensiva. Poteva essere merlata o coperta da un tetto. È spesso disposta sopra l’accesso di un castello, e munita di feritoia o di balestriera oltre che di caditoia, il che permetteva di difendere la base del muro o la porta situata al di sotto.

Lungo le mura o a fianco del ponte levatoio si trovano poi le postierle o posterle (dal latino posterula) ovvero portoni fortificati più o meno grandi che consentono l’entrata e l’uscita dal castello anche durante un assedio. Il portone principale è protetto invece da torri e garitte presidiati costantemente dai turni di guardia. Infine ogni castello è protetto non soltanto dalle mura perimetrali ma anche da una serie di mura e recinti interni che costituiscono una seconda e talvolta una terza linea di difesa qualora il nemico riesce a penetrare nella perimetrazione principale.

Per esempio Fréteval, fra Loire e Cher, ove Riccardo Cuor di Leone batté Filippo II Augusto, nella prima cinta raggiunge un diametro di 140 metri, nella seconda invece tocca i 70, scesi nella terza a meno di 30. L’ultima cinta è quasi sempre vicina al torrione centrale, prende il nome di camicia. Nello spazio tra le recinzioni sorgono casupole di artigiani, servi, contadini ed ancora magazzini e banchi di mercanti che formano un centro abitato sia pure di modeste proporzioni, non paragonabile con quelli più ampi, sorti accanto ai castelli italiani.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Il Medioevo giorno per giorno di A. Gatto

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.