Una su Mille

La cosiddetta spedizione dei Mille è uno degli episodi più famosi e centrali del Risorgimento italiano. Al comando di Giuseppe Garibaldi, nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860, circa 1150 volontari si imbarcarono a Quarto, nei pressi di Genova per dirigere verso Marsala, dove sbarcheranno l’11 maggio. La spedizione garibaldina fece una tappa intermedia a Talamone e qui l’Eroe dei Due Mondi scartò e respinse molti volontari e soldati desiderosi di partecipare all’impresa.

Gli storici suppongono che in Sicilia sbarcarono poco meno di 1000 garibaldini che ben presto videro le loro file ingrossarsi con rivoltosi siciliani, pezzi dell’esercito borbonico e volontari stranieri fino a che, l’Esercito Meridionale, come fu battezzato, arrivò a contare circa 50.000 effettivi. Ma torniamo al nucleo originale, a quei mille che diedero vita all’epopea più famosa e celebrata del Risorgimento.

Erano tutti uomini ovviamente. Tutti tranne uno, anzi una. Si trattava di Rose, detta Rosalia, Montmasson nata nel 1823 in un comune dell’Alta Savoia e moglie di Francesco Crispi, patriota, uomo politico e futuro Presidente del Consiglio del Regno d’Italia. I due si erano conosciuti nel 1849, durante l’esilio piemontese, quando lei lavorava come lavandaia e stiratrice, mentre Crispi era un giovane rivoluzionario, rifugiatosi in Piemonte dopo il fallimento della rivoluzione indipendentista siciliana del 1848. Per intenderci l’evento che farà da miccia al 1848, l’anno che sconvolse tutta l’Europa tra moti, rivoluzioni e proteste contro il reazionario ordine costituito.

Crispi era rimasto vedovo della prima moglie ed aveva pure perso prematuramente i figli avuti con lei. Nel 1853 in seguito ad un tentativo di cospirazione a Milano la coppia è costretta a riparare a Malta dove nel 1854  i due si sposarono con rito religioso, per poi trasferirsi a Parigi, dove vissero fino al 1858, quando furono espulsi dalla Francia, sospettati di complicità con Felice Orsini, e forzati a raggiungere Giuseppe Mazzini a Londra. Nel 1859, durante la seconda guerra d’Indipendenza la coppia rientra in Italia sperando di sfruttare una situazione favorevole al disegno di un’Italia unità e repubblicana.

E’ così si arriva al 1860 quando la leggenda vuole che Rose si imbarchi travestita da militare sul bastimento Piemonte a Quarto, direzione Sicilia, contravvenendo ad un ordine del marito che gli aveva intimato di rimanere a Quarto. Durante la campagna siciliana Rosalia si occuperà prevalentemente della cura dei feriti ma non si rifiutò mai di imbracciare il fucile, come durante la battaglia di Calatafimi (15 maggio 1860). Aveva all’epoca trentasette anni.

Il 27 gennaio 1861, prima ancora della nascita formale del Regno d’Italia, avvenuta il 17 marzo, si svolsero le elezioni politiche allargate ai rappresentanti dei territori appena annessi. Crispi si candidò a Palermo, dove gli fu preferito il moderato Vincenzo Fardella di Torrearsa. A sua insaputa, però, un ricco proprietario della provincia di Trapani, Vincenzo Favara, lo aveva candidato anche nel collegio di Castelvetrano, dove fu eletto.

La coppia si trasferì a Roma e per qualche anno le cose filarono lisce, poi un fatto intervenne a creare un solco incolmabile tra i due coniugi. Crispi che era stato un acceso repubblicano si “convertì” agli ideali monarchici e Rosa non riuscì a perdonare questo voltafaccia che rinnegava anni di battaglie, lotte e militanza per un’Italia unita e repubblicana. Crispi ripudiò la moglie denunciando l’irregolarità del matrimonio celebrato a Malta.

ll 26 gennaio 1878 Crispi prese in moglie Lina Barbagallo, giovane leccese, di nobile ceppo borbonico, dalla quale aveva avuto una figlia cinque anni prima. Il matrimonio provocò un grande scandalo che coinvolse anche la regina Margherita di Savoia, la quale si rifiutò pubblicamente di stringere la mano al ministro Crispi, dopo aver presa visione della copia fotografica dell’atto di matrimonio celebrato a Malta. Lo scandalo portò a un processo per bigamia. Ma Crispi era diventato troppo importante e potente per finire travolto da uno scandalo sessuale. Il processo si concluse con un’assoluzione, avendo i giudici accertata l’irregolarità formale del matrimonio maltese, dovuta al fatto che il prete celebrante fosse in quel momento sospeso a divinis  per la sua attività patriottica. Peccato che come si scoprirà successivamente il sacerdote in questione non fosse mai stato sospeso dalle autorità ecclesiastiche.

Per completezza di informazione storica Rosalia fu l’unica donna ad imbarcarsi da Quarto tra i Mille. Durante la campagna siciliana altre donne si uniranno all’Esercito Meridionale di Garibaldi tra cui la veneta Antonia Masanello, la romana “Marzia”, la palermitana Lia, compagna di Narciso Cozzo, e l’anglo-italiana Jessie White-Mario.

Rosalia rimase a Roma per tutto il resto della sua vita. Sopravvisse ai limiti della miseria con la pensione che lo Stato assicurava ai combattenti garibaldini e quando morì, il 10 novembre 1904, fu tumulata in un semplice loculo, concesso gratuitamente dal comune di Roma nel cimitero del Verano.

La sua storia ha ispirato il romanzo “La ragazza di Marsiglia” della scrittrice siciliana Maria Attanasio.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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