Un fiuto eccezionale

Il miglior amico dell’uomo è un “compagno” estremamente poliedrico, prima di tutto ci dona il suo incondizionato amore ma poi è anche un guardiano, un pastore, un bodyguard ed attraverso il suo sofisticatissimo odorato anche un abile rintracciatore di persone e di resti umani, di esplosivi, di droga e perfino di “malattie“.

La mappatura genetica completa del cane avvenuta nel 2005 ha rivelato che cane e lupo, geneticamente parlando, sono uguali al 99,96%. Tutti, nessuna razza esclusa. il Canis lupus familiaris si sarebbe separato dal lupo grigio (Canis lupus) tra 16.000 e 36.000 anni fa, probabilmente in un’area dell’Europa centrale. Evoluzione e domesticazione del cane sono frutto di vicende complesse ed ancora non del tutto chiarite.

L’ipotesi più accreditata c’è quella che i futuri cani abbiano sfruttato gli avanzi della selvaggina cacciata dagli esseri umani aggirandosi intorno ai loro insediamenti e fornendo di ritorno, una protezione indiretta da altri predatori. Da questo contesto sarebbe partito il complesso processo di domesticazione dell’animale più amato ed affidabile del nostro pianeta. Oggi esistono quasi 400 razze canine nella quasi totalità derivanti da selezioni e piani riproduttivi operati dagli uomini nel corso di poco più di duecento anni.

Dall’epoca vittoriana ad oggi sono quindi proliferate centinaia di razze estremamente diverse per dimensioni, morfologia, aspetti caratteriali, tutti elementi determinati da un piccolissimo gruppo di geni, mentre la matrice comune è rimasta fondamentalmente la stessa. Il cane oggi viene addestrato per un’enorme varietà di compiti di individuazione e ricerca che abbiamo sommariamente accennato ad inizio di questo articolo. Questa straordinaria versatilità nelle capacità di ricerca del miglior amico dell’uomo si basa soprattutto sul suo straordinario “fiuto”.

Il naso del cane è estremamente sensibile a determinati odori ma la sua capacità di ricordare, segnalare e riconoscere specifiche sostanze è frutto di un sofisticato addestramento. L’addestratore professionista, in altre parole, deve riuscire a mettere a frutto il sistema olfattivo molto sviluppato del cane. Sul fondo delle narici, una mucosa specializzata, l’epitelio olfattivo, si estende per una superficie convoluta su un’area che varia, a seconda della razza, dai 67 ai 200 centimetri quadrati. Per avere un’idea della consistenza di questa dimensione, nell’uomo quest’area varia dai 3 ai 5 centimetri quadrati!

La mucosa olfattiva canina è tappezzata da 120-300 milioni di neuroni olfattivi, recanti un grandissimo numero di recettori a cui si legano le molecole odorose, codificati da circa 850 geni (il topo ne possiede 1200, l’uomo 400). Completano questo straordinario sistema olfattivo due narici iper sensibili che il cane può gestire indipendentemente l’una dall’altra, modulando l’aria di passaggio a seconda della necessità e del tipo di odore. Questo sistema sarebbe perfetto senonché il naso canino è coinvolto in tutta una serie di processi fisiologici quali la respirazione, la vocalizzazione, la termoregolazione ed il bilanciamento idrico che ne limitano un po’ la performance olfattiva.

Nonostante la grande varietà di razze canine selezionate dall’attività umana non esistono prove scientifiche che alcune razze siano più “intelligenti” di altre o che abbiano capacità “annusatorie” più performanti. Ogni cane, grazie all’elevatissimo numero di recettori ha una sensibilità olfattiva che si stima da 100.000 a 1 milione di volte superiore a quella umana. Un ruolo fondamentale è svolto dal carattere dell’animale (un cane pigro avrà prestazioni inferiori nell’attività di ricerca ed individuazione) ma soprattutto dall’addestramento.

Addestramento che si fonda sulla naturale ed ancestrale vocazione predatoria dell’animale. La scelta della razza cinofila da utilizzare nelle specifiche attività dipende non tanto dalle capacità olfattive, che come abbiamo visto sono sostanzialmente uguali per un barboncino come per un alano, quanto da altre caratteristiche complementari che rendono quella specifica razza più idonea a quel tipo di ricerca.

Ad esempio per l’attività di ricerca di narcotici o persone i cani più utilizzati dalla polizia sono il pastore tedesco o il pastore belga per la loro forza fisica e resistenza e la capacità aggiuntiva che solitamente queste razze hanno di essere addestrate anche come cani da difesa e quindi poter svolgere due funzioni contemporaneamente. Per la ricerca di esplosivi vanno forte invece i labrador ed anche alcune razze meticce.

Addestramento ed addestratore sono fondamentali per far acquisire al nostro amico a quattro zampe quelle abilità che lo rendono particolarmente utili in innumerevoli situazioni diverse. Il processo di addestramento deve calibrare con equilibrio il condizionamento alla ricerca che avviene attraverso l’oculato uso di un “premio” e la salute canina. Un eccesso di condizionamento può infatti rendere i cani stressati ed iper attivi.

Non bisogna sottovalutare l’importanza dell’addestratore, un’unità di ricerca, infatti è costituita non soltanto dal cane ma anche dal suo conduttore. Affiatamento e capacità di gestire le emozioni quando dall’attività di training si passa ad operare sul campo sono infatti elementi fondamentali di questo speciale “team”. In Italia le attività cinofile di ricerca e localizzazione sono essenzialmente in mano agli organi di polizia e ad associazioni di volontariato, sono quasi del tutto assenti le agenzie professionali private che esistono invece in altri paesi europei.

Fondamentalmente questa attività di ricerca si può suddividere grossolanamente in due macro aree distinte: la ricerca di persone (che include i cani da scavo, quelli che operano per rintracciare persone sepolte da macerie) e quelle di “detection” per la ricerca di sostanze odorose (comprese le tracce ematiche ed i cadaveri). La Polizia di Stato ha attualmente venti squadre cinofile distribuite soprattutto nelle città principali e con distaccamenti negli aeroporti e nelle zone di confine. Queste squadre (composte da più unità cinofile ciascuna) si occupano di stupefacenti, ricerca di esplosivi, ordine pubblico e ricerca da valanga. Il percorso formativo per diventare un cane specializzato in una di queste diverse funzioni è lungo ed impegnativo.

Ad esempio un cane che verrà impiegato nella prevenzione degli attentati mediante esplosivi deve effettuare un corso lungo 12 settimane e superare un esame finale. Per le esercitazioni si usano almeno dieci tipi di esplosivi diversi con dimensioni che variano dai 10 ai 100 grammi. Il cane maggiormente adatto a questa funzione è il labrador per il suo carattere tranquillo che gli permette di segnalare a distanza il ritrovamento di esplosivi evitando così il rischio di incorrere lui ed il suo conduttore in una deflagrazione accidentale.

Per l’addestramento anti narcotici il percorso addestrativo è molto più lungo e complesso. Ci vogliono sei mesi di corso base più due o tre mesi di allenamento. Per l’addestramento vengono usate sostanze pure, messe in appositi sacchetti che lasciano passare l’odore senza disperdere la sostanza. Poi però si passa ad altre forme di “imballaggio” usate dai trafficanti per cercare di occultare il caratteristico odore al fiuto dei cani. Insomma ogni qualvolta che vedete nei tg questi cani in azione, che ricerchino una partita di droga, dei resti umani o delle persone sepolte sotto le macerie ricordate che dietro il fiuto eccezionale del miglior amico dell’uomo è presente un addestramento lungo e specializzato in grado di valorizzare la capacità olfattive straordinarie che l’evoluzione ha conferito a questo splendido animale.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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