New York di Edward Rutherfurd

Siete appassionati di romanzi storici? Amata le grandi saghe familiari? Appartenete quella categoria di lettori che vanno in brodo di giuggiole quando questi romanzi superano le cinquecento pagine? Allora “New York” dello scrittore britannico Edward Rutherfurd è il vostro libro.

Pubblicato negli Stati Uniti nel 2009, in Italia è giunto l’anno dopo per merito della Mondadori nella traduzione di Stefano Viviani. Il romanzo che sfiora le 1000 pagine racconta le vicende della famiglia olandese Van Dyck, divenuta presto, per matrimonio, britannica col nome Master. Sbarcati nel 1664 a New Amsterdam, il villaggio olandese da cui nascerà New York la storia rincorre le varie generazioni di questa famiglia fino all’estate del 2009. I Master rappresentano gli “old money“, l’aristocrazia borghese ed imprenditoriale della città ma non saranno gli unici protagonisti di questo poderoso romanzo storico.

Accanto a loro seguiremo le vicende umane di altre famiglie: gli irlandesi O’Donnell, gli italiani Caruso ma anche famiglie afroamericane, ebree e nativi d’America, nel segno di quel cosmopolitismo, di quel melting pot che costituisce l’essenza stessa degli Stati Uniti e della sua città più iconica e rappresentativa.

Si perché in fondo la vera protagonista del romanzo è la città di New York, da quando era un villaggio-avamposto olandese fino alla sterminata metropoli del ventunesimo secolo. Seguendo i sogni, le aspirazioni, le avventure dei Master e delle altre famiglie infatti Ruthefurd ci descrive contestualmente lo sviluppo e la crescita della Grande Mela, sia da un punto di vista urbanistico che sociale ed economico.

Ne ricostruisce il mito attraverso quasi quattro secoli di storia, dai piccoli traffici con le tribù indiane alla dominazione inglese, dalla Rivoluzione alla Guerra civile, dalle moltitudini di immigrati che sbarcavano a Ellis Island tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento ai ruggenti anni Venti, dal crollo della Borsa nel 1929 alle guerre mondiali, fino alla tragedia dell’11 settembre.

Una saga appassionante a cui possiamo perdonare qualche piccola caduta di stile, come ad esempio, nella descrizione eccessivamente stereotipata della famiglia di immigrati italiani, i Caruso. Sta di fatto che quando sfogliamo l’ultima delle 994 pagine che compongono questo poderoso romanzo storico non possiamo che avvertire quel senso di perdita e di smarrimento che ci coglie ogniqualvolta un libro ci cattura in quella “tela del ragno” fatta di emozioni e vite alternative proprie della grande narrativa.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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