La lunga conquista di Marte

Quando il 20 luglio 1976 sul suolo marziano si posa il primo lander della NASA, gli Stati Uniti hanno vinto la corsa allo spazio. Di fatto sono rimasti gli unici player dell’esplorazione spaziale. L’Unione Sovietica non si è ancora ripresa dallo shock della conquista della Luna da parte degli americani, l’Europa ha da poco fuso due diverse agenzie per dar vita all’ESA (European Space Agency) ma non ci sono soldi per competere effettivamente con la NASA, gli altri paesi sono di fatto out dalla corsa allo spazio.

Il Congresso dice basta

Basti pensare che americani e sovietici a parte, gli unici paesi al mando ad aver lanciato dei satelliti sono la Francia, il Regno Unito e l’Italia. Marte sembra ormai la “nuova frontiera spaziale” degli Stati Uniti ma le missioni Viking pur costituendo un clamoroso successo tecnologico e scientifico, avendo puntato tutta la comunicazione mediatica sulla ricerca di vita nel Pianeta Rosso, vengono percepiti dall’opinione pubblica ma soprattutto dal Congresso statunitense come un vero fallimento. I fondi per l’esplorazione marziana vengono così drasticamente cancellati.

Passeranno vent’anni prima di un risveglio di interesse verso il pianeta più simile alla Terra del Sistema Solare. Il merito però non sarà esclusivamente degli USA, altri attori si sono progressivamente affacciati alla ribalta dell’esplorazione spaziale. In primis l’Agenzia Spaziale Europea che invierà sonde in quasi tutti i pianeti del sistema solare, ma anche il Giappone, che ha ben due diverse agenzie spaziali: l’ISAS per le missioni scientifiche e la JAXA per la costruzione di moduli per la stazione spaziale. Anche l’India sviluppa importanti programmi di osservazione e studio, come quello sulla Terra secondo soltanto all’omologo programma della NASA.

Il risveglio degli anni Novanta

E’ proprio negli anni Novanta dello scorso secolo che si riaccende l’interesse per la conquista marziana. La NASA sferra un uno-due eccezionale tra il 1996 e il 1997 con i lanci rispettivamente del Mars Global Surveyor e di Pathfinder. Gli altri attori non riescono a raggiungere il pieno successo di queste missioni americane, il cui obiettivo sia pure nascosto dal concetto follow the water rimane sempre la ricerca della vita sul Pianeta Rosso. Sarà però il radar MARSIS ospitato dalla missione europea Mars Express che tre anni fa svelerà per la prima volta la presenza di acqua liquida nelle profondità del sottosuolo marziano.

Intanto nel 2001 la NASA inserisce in orbita marziana la sonda Mars Odyssey ma soprattutto nel 2003 riesce a far atterrare con successo due rover Spirit e Opportunity. La differenza tra un rover ed un lander è che il primo è in grado di muoversi, mentre il lander rimane fermo sul punto di atterraggio. I due rover saranno presto raggiunti da Phoenix, l’unico lander a raggiungere il Polo Nord marziano e Curiosity, un rover di ragguardevoli dimensioni, tutt’ora in funzione.

Gli Stati Uniti però non si fermano più, spinti da un fiume di dollari, seguiranno le sonde MRO e MAVEN, ma soprattutto il 18 febbraio scorso il rover Perseverance sui quali risultati scientifici c’è una grande attesa. La risposta degli altri competitor è debole e non all’altezza della sfida statunitense che ancora una volta si afferma come l’unica nazione in grado di atterrare con frequenza su Marte.

Entra in campo la Cina

Il primato di unico player in grado di toccare la superficie marziana è però stato tolto agli USA dalla Cina. Il colosso asiatico con la sonda Tianwen-1 ha completato il suo inserimento in orbita di Marte il 10 febbraio 2021 e dopo il rilascio della capsula di ingresso in atmosfera, il 15 maggio 2021 alle 7:18 CST (ora 01:18 in Italia), il lander con il rover Zhurong è atterrato con successo nell’area marziana prestabilita. L’Europa arranca, l’Agenzia Spaziale Europea deve paradossalmente condividere i già magri finanziamenti con le agenzie nazionali, disperdendo così non soltanto risorse finanziarie ma anche competenze scientifiche e tecnologiche. Inoltre l’ESA è un organismo europeo ma non un’istituzione dell’Unione Europea, al suo interno infatti sono presenti il Regno Unito (dopo la Brexit) ma anche la Svizzera e la Norvegia.

Una questione di soldi?

Il budget a disposizione dell’ESA è non soltanto largamente inferiore a quello destinato ai progetti spaziali degli Stati Uniti, ma persino a quello della sola NASA.

Si perché la NASA non è l’unica organizzazione ad operare nel campo della ricerca e dell’esplorazione dello spazio negli USA. Il Dipartimento della Difesa che assorbe da solo quasi il 60% del budget federale degli Stati Uniti investe un segmento importante di questa enorme massa finanziaria in tecnologie e progetti spaziali. C’è poi la NOAA, la  National Oceanic and Atmospheric Administration responsabile dei programmi spaziali di climatologia e meteorologia. A questi attori pubblici vanno aggiunti importanti gruppi privati che da tempo operano nel campo della ricerca e della corsa alla spazio. Insomma una “potenza di fuoco” apparentemente insuperabile.

I nuovi attori dell’esplorazione marziana

Eppure i player nel campo dell’esplorazione spaziale marziana non sembrano scoraggiati da questa strabordante superiorità statunitense, anzi nuovi protagonisti si affacciano sulle distese desolate del Pianeta Rosso. L’India che non può essere considerata un nuovo attore, vantando una importante tradizione spaziale di circa trenta anni, nel 2013 ha lanciato la Mars Orbiter Mission (MOM) interamente concepita e realizzata con tecnologia indiana. Il tempo previsto per la durata della missione era di sei mesi, quasi otto anni dopo questo satellite è ancora funzionante.

Il player più esotico ed improbabile sono certamente gli Emirati Arabi Uniti che nello scorso mese di febbraio sono riusciti ad inserire in orbita marziana la sonda Al Amal (in arabo speranza) grazie ad una robusta collaborazione scientifica con due università americane. Ma il competitor più forte ed ambizioso è la Cina. Il programma spaziale cinese è di fatto già il secondo al mondo, dopo quello statunitense, per investimenti finanziari e sta per raggiungere, in termini di successi scientifici e tecnologici, quello europeo.

La missione Chang-5 che ha toccato la superficie nascosta della Luna è attualmente al di la delle capacità tecnologiche dell’Agenzia Spaziale Europa e soltanto gli americani potranno riuscire, nel breve tempo, ad emularla. La missione Tianwen-1 su Marte è stata concepita e realizzata da tecnologie interamente cinesi. L’ammartaggio di Zhurong il rover cinese su Utopia Planitia un grande bacino da impatto ha battuto sul tempo l’ESA che ha ritardato al 2022 il lancio suo rover ExoMars.

Gli attori dell’esplorazione spaziale crescono di anno in anno Israele, Argentina, Brasile, Grecia ma persino stati piccolissimi come Lussemburgo e Cipro stanno sviluppando forti interessi spaziali. Israele, Brasile ed Argentina hanno allocato risorse finanziarie significative e si sono appoggiate a partnership scientifiche e tecnologiche con gli Stati Uniti e l’Europa. La Grecia fa già parte dell’ESA e Cipro sta avviando la complessa procedura per la sua adesione. La Turchia che ha un interesse nell’esplorazione spaziale per le sue ricadute in campo militare si appoggia invece all’agenzia spaziale russa Roscomos.

Arrivano i privati

La conquista di Marte attirerà sempre più competitor anche perché India ed Emirati Arabi Uniti hanno dimostrato che con meno di 100 milioni di dollari si può raggiungere il Pianeta Rosso. Ma questa corsa all’esplorazione marziana non riguarderà in un futuro prossimo soltanto gli Stati e le loro agenzie nazionali. Importanti gruppo privati sono scesi in campo con intenzioni serissime e piani ambiziosi.

SpaceX, la società di Elon Musk, con la sua capsula Crew Dragon il 30 maggio 2020 ha trasportato due astronauti nella Stazione Spaziale Internazionale. E’ stato l’atto più significativo per iniziare a costruire un’economia dello spazio, un mercato “spaziale”, elemento indispensabile per attrarre investimenti privanti in questo settore così strategico. Fino al 2019, il 95% del fatturato del settore spaziale, stimato in 366 miliardi di dollari, proveniva dall’economia “spazio per la Terra”, ovvero merci e servizi prodotti nello spazio per uso terrestre.

L’economia “spazio per lo spazio” fatica a decollare, anche perché ad oggi non abbiamo mai avuto più di 13 esseri umani contemporaneamente nello spazio. L’entrata in gioco di attori privati come SpaceX, Blue Origin, Virgin Galactic e Boieng segna probabilmente l’avvio di questo settore economico al momento residuale. Queste aziende hanno l’obiettivo di portare nello spazio sempre più esseri umani, prima come turisti e successivamente come coloni. Alcune di esse stanno dimostrando di avere le competenze tecniche, scientifiche e finanziarie per ottenere questi risultati. I primi voli dimostrativi di turisti spaziali, molto speciali, come ad esempio Jeff Bezos il fondatore di Amazon, sono già avvenuti quest’anno.

Quando il primo uomo su Marte?

A questo punto l’interrogativo che emerge da questo sintetico escursus sulla conquista marziana è quella cruciale: quando vedremo scendere sulla superficie del Pianeta Rosso il primo essere umano? Se escludiamo una missione di sola andata che costituirebbe di fatto un suicidio, ma che con le conoscenze attuali sarebbe l’unica possibile in tempi brevi, rispondere a questa domanda è estremamente complicato.

Per una missione di un gruppo di astronauti sulla superficie marziana e il loro ritorno sulla Terra è necessario lo sviluppo di un’infrastruttura tecnica e logistica significativa che ne garantisca l’incolumità e la sopravvivenza. Senza contare la quantità di derrate alimentari, di assistenza medica, ossigeno, propellente ed energia che servirebbero per una missione che può arrivare a durare anche due anni e mezzo. (Per saperne di più clicca qui). E’ probabile che se le legislazioni nazionali ed internazionali lo permetteranno, il primo piede umano su Marte sarà quello proveniente da una missione privata. I privati infatti potrebbero assumersi rischi più grandi rispetto a quelli che un’agenzia pubblica può tollerare e magari selezionare astronauti o coloni che volontariamente accettino di correre verso l’ignoto, mettendo a rischio persino la propria vita, un po’ come hanno fatto pionieri e coloni lungo tutta la storia dell’umanità.

Fonti:

Le Scienze, agosto 2021, ed. cartacea

alcune voci di Wikipedia

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.