Le alghe: possibile cibo del futuro o problema ecologico

Le alghe potrebbero divenire un possibile cibo del futuro? Oppure è solo un problema ecologico? Un alimento utilizzato da moltissimi secoli, anche nel campo della cosmetica, oggi sta divenendo sempre di più un prodotto che cresce in maniera esponenziale.

Le alghe però sono un prodotto che crea ancora molte perplessità, sia dal punto di vista ambientale, che culturale ed economico. Questo è un alimento che potrebbe divenire un cibo del futuro, un prodotto che possiede un alto valore proteico e nutrizionale. Inoltre, è molto gustoso, ma soprattutto, è un cibo sostenibile.

Le alghe non hanno bisogno di acqua e fertilizzanti. Inoltre, danno rifugio a moltissime specie marine. Ma cosa sappiamo di questo particolare alimento? Gli esperti del settore di tutto il mondo si sono confrontati, per poter rispondere dal punto di vista del valore ambientale, economico e sociale.

Le alghe come alimento

Le alghe sono un alimento adatto dal punto di vista socio-ecologico. Questo alimento possiede molte tipologie, in tutto il mondo se ne contano tra le 30 mila e 1 milione di qualità, di cui molte però sono attualmente sconosciute.

Le alghe si differenziano per colorazione, sapore e consistenza, ma sono tutte fondamentali per l’ecosistema presente nel mare. Infatti, loro producono ossigeno come sottoprodotto della fotosintesi clorofilliana.

Alcune stime effettuate hanno calcolato che le alghe sono in grado di assorbire un terzo dell’anidride carbonica atmosferica. Inoltre, sono uno degli ecosistemi più produttivi in tutto il mondo, capaci di sopravvivere ad ambienti estremi.

Le alghe coltivate, attualmente, creano un guadagno di circa 6 miliardi di dollari a livello globale. Inoltre, si stima che il guadagno crescerà a livello esponenziale nei prossimi anni. Tra le prime nazioni a livello commerciali troviamo la Cina e l’Indonesia, seguite dagli Usa e dall’Europa.

Coltivare le alghe: soluzione o problema?

Le alghe sono realmente una soluzione a livello ecologico, oppure potrebbero divenire un nuovo problema sociale? Secondo alcune stime la coltivazione di circa 500 mila tonnellate di alghe, consumerebbe ben 135 milioni di tonnellate di carbonio. Questo equivarrebbe al 3,2% della quantità assorbita dal mare a causa dell’emissione di gas serra.

Un altro aspetto da considerare è quello degli effetti che si producono nel momento in cui viene inserita una nuova specie nei mari. Secondo alcune ricerche, questo tipo di pratica, ha provocato casi di distruzione degli ecosistemi e privazione di opportunità socioeconomiche per l’intera industria della pesca.

Su questo tema si è espresso l’esperto americano Paul Molyneaux, che ha affermato che: “L’unica crescita economica, reale, è quella che consente all’ambiente, agli ecosistemi e alle risorse naturali in genere di prosperare. E l’aghicoltura, purtroppo, non lo garantisce”.

Parere degli esperti

Secondo la raccoglitrice di alghe selvatiche Amanda Swinimer, fondatrice di Dakini Tidal Wilds, sull’isola di Vancouver, invece, molto dipende dal tipo di approccio. Il suo, ad esempio, a differenza di altri è basato su un sano rapporto tra mare ed essere umani.

Amanda Swinimer, ha spiegato che: “Per i primi anni dopo aver iniziato la mia attività con la Dakini Tidal Wilds, nel 2003 ho venduto le mie alghe ai negozi di alimenti naturali e a un solo ristorante, specializzato in cucina crudista e vegana. La mia clientela a quel tempo erano principalmente persone interessate agli enormi benefici per la salute di questo alimento”.

Amanda Swinimer, ha continuato spiegando che: “Poco conosciute in occidente, sfortunatamente, le alghe godevano della reputazione di essere strane e dal sapore di pesce. Fu solo intorno al 2014 che questa reputazione ha iniziato a trasformarsi da strana a meravigliosa. Ero entusiasta del fatto che stessero diventando riconosciute, non solo per le loro proprietà salutari e nutrizionali, ma anche per il loro unico umami. Attribuisco questo meraviglioso risultato in gran parte all’incredibile talento di molti degli chef, che oggi svolgono un lavoro pionieristico”.

Tra questi c’è Antonio Labriola, dell’Alleanza dei Cuochi di Slow Food, che per quanto riguarda le ricette delle alghe ne propone una antica. Questa è prodotta con il “mischiglio”, ossia un mix di farine recuperate dai contadini nei mulini e arricchite con rimanenze di farine di legumi, ceci, lenticchie e cicerchie, il tutto arricchito con la spirulina. Quest’ultima conferisce al piatto un buon profumo di mare e un alto apporto proteico.

Un’altra ricetta ideata da Antonio Labriola, è una pasta tradizionale, i cavatelli e i ferricelli che possono essere condite con il pesce fresco e con i peperoni cruschi, degli ingredienti che rappresentano perfettamente la sinergia tra mare e terra.

Le alghe utilizzate da Antonio Labriola, sono o acquistate in pescheria, oppure raccolte personalmente. Tra queste ci sono le alghe e le piante selvatiche marine, come la salicornia, detto anche asparago di mare, e il finocchio di mare.

FONTE:

https://www.firstonline.info/alghe-alimentazione-del-futuro-o-problema-ecologico/

Fabiana Leoncavallo

Laureata in architettura, mi ritengo una persona piuttosto poliedrica. Grande appassionata di scienze, astronomia, storia, letteratura, cinema e serie tv, tutti argomenti che amo descrivere nei miei articoli, che si basano su ricerche valide. Inoltre, amo molto effettuare studi sulla natura, sugli animali, sui cambiamenti climatici, sulla salute e l'alimentazione.

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