• 3 Dicembre 2021 8:17

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La Grecia antica è stata probabilmente la società più “maschilista” dell’epoca, pur nel quadro di un generale asservimento delle donne rispetto all’uomo. Le donne erano letteralmente confinate nell’ambito domestico e prive di qualsiasi ruolo politico, sociale e persino culturale.

Un’eccezione a questo desolante panorama era costituito dalle etere che in greco antico possiamo tradurre come “compagne”. Sarebbe semplicistico etichettarle come prostitute, escort di alto bordo tout court. Pur nell’ambito del meretricio le etere erano donne eleganti, colte, raffinate che, oltre a prestazioni sessuali, offrivano compagnia e spesso intrattenevano con i clienti relazioni prolungate, arrivando in taluni casi ad avere il potere di influenzare le loro decisioni.

Atene era la città dove di gran lunga si trovava il maggior numero di etere. Si trattava spesso di ex schiave provenienti da altre città che oltre ad una bellezza non comune, con il tempo avevano sviluppato significative capacità nel campo dell’arte, della musica, della danza. A differenza della maggior parte delle altre donne delle poleis greche, le etere avevano ricevuto o si erano procurate un’educazione ed erano quindi assai colte. Educazione, cultura e la capacità di offrire ai potenti dell’epoca una soddisfazione allo stesso tempo erotica e relazionale faceva di loro le uniche donne che avessero ingenti ed autonome disponibilità di denaro.

Gli uomini facoltosi erano disposti a pagare cifre favolose pur di averle. Le etère accompagnavano i loro amanti nelle occasioni pubbliche e le più quotate organizzavano salotti frequentati dai personaggi più in vista della città. Come anticipato incasellare il ruolo di queste “geishe” dell’Antica Grecia non è facile. Non occorre infatti confonderle con le prostitute vere e proprie, le pornai che si limitavano a vendere il loro corpo per strada o nei bordelli. Il ruolo delle etere però non era sovrapponibile completamente neppure a quello delle classiche concubine e tantomeno a quello delle mogli “regolari”.

Con il tempo l’influenza delle etere nella società ateniese ed in particolare nell’universo femminile si fece particolarmente marcato tanto che le donne ateniesi a un certo punto iniziarono ad imitare lo stile delle etere, comprendente la depilazione completa del pelo pubico, un’applicazione accurata della cosmesi, e infine anche adottando il loro modo di vestire.

Alcune di queste “geishe” ante litteram raggiunsero delle posizioni di autentico potere come Aspasia di Mileto che, dopo essere stata l’amante di Socrate, fece innamorare di sé Pericle, il più insigne politico ateniese, che per lei arrivò a lasciare la moglie. Dalla loro unione nacque un figlio, che Pericle iscrisse nei registri civici contravvenendo alla legge da lui stesso voluta, in base alla quale un bambino poteva essere riconosciuto come “cittadino” soltanto se lo erano entrambi i genitori.

Aspasia e Pericle

Aspasia compare negli scritti filosofici di Platone, Senofonte, Eschine Socratico e Antistene a riprova dell’enorme influenza che esercitò nella società del suo tempo. Così scrive Plutarco di lei, nella sua opera dedicata a Pericle: «Ora, dal momento che si pensa che [Pericle] abbia agito in tal modo contro i Sami per compiacere Aspasia, questo potrebbe essere un luogo adatto per riflettere su quale grande arte o potere abbia avuto questa donna, per essere stata in grado di gestire a piacimento gli uomini più importanti dello Stato e di fornire ai filosofi l’occasione di parlarne in termini esaltati e in maniera approfondita.»

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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