La Roma di Cesare

L’immaginario collettivo, alimentato da decine di film e di romanzi sulla Città Eterna, ce la descrive come una delle più grandi e scintillanti metropoli dell’antichità, una città piena di marmi, di impressionanti edifici pubblici e privati anche nel periodo che precede il principato di Ottaviano. In realtà la Roma di Cesare, anche quella a ridosso del suo assassinio avvenuto il 44 a.e.v. era piuttosto diversa dalla città che sarebbe diventata alcune decine di anni o alcuni secoli dopo.

In questo post certamente non esaustivo vedremo di tratteggiare per sommi capi lo sviluppo urbanistico di Roma all’alba della morte di Cesare. Il tempio di Giove Capitolino, sul Campidoglio, è l’edificio più suggestivo e imponente della città, con i suoi sessanta metri per lato, le imponenti colonne ed all’interno la statua del dio supremo, Giove, probabilmente realizzata interamente in avorio e oro, è visibile quasi in ogni parte della città. Dall’alto Roma propone una visione sterminata di edifici di altezze diverse con terrazzi, abbaini, e vere “scalinate” di tetti in corrispondenza dei colli. Questa distesa di case ed edifici è interrotta da templi, i cui tetti sono costruiti con tegole di bronzo dorato.

Roma è ancora una città di mattoni, sarà Augusto ad avviare la sua trasformazione in una città di marmi. Questi muri sono ricoperti di un intonaco bianchissimo che conferisce una particolare luce alla Città Eterna, soprattutto al sorgere del sole. Una luce che non riesce a penetrare nei vicoli che si intersecano in buona parte della città, su stradine di terra battuta che quando piove diventano una melma fangosa senza soluzione di continuità. Le finestre sono costituite da ante di legno e frequentemente nelle prime ore del mattino la gente rovescia il contenuto dei pitali direttamente in strada. Il bagno in casa è un lusso che solo i ricchi possono concedersi. Le classi benestanti vivono a piano terra delle insulae, i grossi condomini che censiti sotto l’imperatore Settimio Severo ammontavano a 46.602 contro 1792 domus le abitazioni delle famiglie patrizie.

L’acqua un bene prezioso per questa metropoli dell’antichità arrivava soltanto a piano terra nelle dimore delle famiglie più facoltose. I piani superiori delle insulae erano abitate dal popolino che si ammassava in spazi angusti e sovraffollati privi di acqua corrente. L’acqua può essere reperita per strada nelle numerosissime fontanelle distribuite in modo razionale per tuttala città. Soddisfare la sete di una città di quasi un milione di abitanti era un impresa titanica. Eppure qualche secolo dopo grazie a undici acquedotti, Roma riceverà un milione di metri cubi di acqua corrente al giorno! Una quantità che solo in epoca moderna, e precisamente nel 1964, verrà superata.

La città di Cesare non è ancora la capitale dell’impero sfarzosa e monumentale propostaci da decine di pellicole, da Ben Hur a Il Gladiatore. All’epoca mancavano ancora la maggior parte di quegli edifici e monumenti che l’hanno resa unica al mondo. Vediamone una breve lista.

Il Colosseo verrà inaugurato 124 anni dopo la morte di Cesare. I combattimenti tra gladiatori, in questo periodo, si tenevano in appositi anfiteatri di legno che venivano innalzati temporaneamente in larghi spiazzi aperti, un po’ come fanno i circhi che collocano i loro tendoni per gli spettacoli di città in città.

Il Pantheon sarà edificato 17 anni dopo, da Agrippa, genero di Augusto. Successivamente fu profondamente restaurato a causa di alcuni incendi e ricostruito completamente circa 160 anni dopo, quello è il monumento che oggi possiamo ancora ammirare.

Le Terme di Caracalla saranno costruite tra più di 250 anni.

Le Terme di Traiano vedranno la luce tra circa 150 anni.

Le Terme di Diocleziano saranno disponibili soltanto dopo 350 anni.

Tutti i Fori Imperiali saranno innalzati tra 42 (Foro di Augusto) o 156 anni dopo (Foro di Traiano). Anche l’arco di Tito e quello di Settimio Severo saranno costruiti dopo rispettivamente 130 e 246 anni. Anche le Catacombe sono ancora di la da venire, in quel 44 a.e.v. nel quale Cesare andrà incontro al suo tragico destino. Mancano anche tutti i grandi palazzi imperiali del Palatino.

La Domus Aurea, fatta costruire da Nerone dopo il devastante incendio di Roma iniziò ad essere costruita nel 64 e.v. Progettata dagli architetti Severus e Celer e decorata dal pittore Fabullus, la reggia era costituita da una serie di edifici separati da giardini, boschi e vigne e da un lago artificiale, situato nella valle dove oggi sorge il Colosseo. Dopo la morte di Nerone fu completamente distrutta come per cancellare l’esistenza stessa dell’imperatore più controverso della storia romana.

Se tutti questi edifici e palazzi erano assenti, Roma non era però del tutto sprovvista di vestigia architettoniche o monumentali significative. Oggi alcune non ci sono più ma allora il popolo di Roma poteva ammirare:

Una naumachia, voluta da Cesare al Campo Marzio pochi anni prima. Si trattava di un edificio in grado di permettere la simulazione di una battaglia navale.

Il Tempio di Venus Genetrix (Venere Genitrice) e l’annessa zona sacra (con una statua di Cleopatra all’interno, di fronte alla statua della dea).

La Basilica Iulia, i cui lavori però non erano completamente terminati.

Il Circo Massimo (anche se nel 44 a.e.v. è meno capiente e imponente di quello attuale).

Il Foro romano con molti suoi templi, compreso il Tempio di Vesta, dove è custodito il fuoco sacro di Roma.

Il Foro di Cesare, inaugurato da poco dal dittatore.

Il Campidoglio con il Tempio di Giove Capitolino.

Questa in una sintesi estrema e certamente un po’ grossolana era la città che si apprestava a diventare la capitale di uno dei più grandi imperi della storia dell’umanità.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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