Si può impedire alla Terra di riscaldarsi ulteriormente?

La Terra, ad oggi, ha raggiunto una concentrazione di anidride carbonica (CO2), pari al 150% del suo valore presente in epoca preindustriale. Questo è quanto viene riportato dal Met Office, del Regno Unito. Per poter mitigare le conseguenze del cambiamento climatico, occorre ridurre a zero le emissioni di anidride carbonica entro il 2050.

Se pur si riuscisse a raggiungere l’obiettivo, occorrerà tempo per poter frenare l’aumento della temperatura, e poter beneficiare degli effetti delle riduzioni di CO2 sulle temperature globali. Purtroppo, le conseguenze del riscaldamento globale continueranno per decenni.

A questo punto, esiste qualcos’altro che è possibile fare per poter diminuire le temperature più rapidamente? A questo ha pensato un gruppo di ricerca dell’Università di Harvard. I ricercatori ritengono che possa essere possibile ottenere una riduzione temporanea della temperatura globale, modificando la composizione dell’atmosfera superiore della Terra. Cerchiamo di comprendere meglio di cosa si tratta.

La nuova tecnologia

I ricercatori volevano testare una nuova tecnologia, e la fattibilità della loro teoria, all’interno di quello che loro chiamano Stratospheric Controlled Perturbation Experiment (ScoPEx). Momentaneamente l’esperimento è stato sospeso.

L’idea dei ricercatori parte dalle eruzioni vulcaniche. Queste, infatti, sono in grado di lanciare nuvole di particelle di polvere in alto nella stratosfera, formando così uno scudo protettivo che impedisce, a parte del calore del Sole, di raggiungere la superficie terrestre.

L’eruzione avvenuta nelle Filippine nel 1991, ad esempio, ha ridotto la temperatura media nell’emisfero settentrionale di circa 1 grado Fahrenheit, quindi più di mezzo grado Celsius, per i successivi 15 mesi. 

Il team di SCoPEx vuole quindi iniettare delle particelle nell’atmosfera superiore per riuscire ad abbassare le temperature. L’idea, che è stata definita iniezione di aerosol stratosferico, o SAI, è quella di mandare un aereo, o un pallone ad elio, nella stratosfera ad un’altitudine di 20 chilometri. Qui erogherebbe delle particelle microscopiche.

Gli aerosol rimarrebbero sospesi nell’aria. Questi saranno troppo piccoli per essere visibili da terra, ma abbastanza opachi da riuscire a riflettere l’energia solare.

L’iniezione di aerosol stratosferico (SAI)

I ricercatori ritengono che il SAI, visto il risultato delle simulazioni, possa funzionare. Un rapporto risalente al 2018 dell‘Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha rilevato che una certa quantità di aerosol, in alta quota, sarebbe sufficiente per compensare gli attuali livelli di riscaldamento globale. 

Gli aeresol, però, dovrebbero essere reintegrati. Questo è solamente una misura provvisoria per mitigare i cambiamenti climatici. L’aspetto fondamentale rimane sempre quello di affrontare l’effetto serra.

La ricerca sul SAI, attualmente è solo teorica, e presenta una quantità limitata di dati reali provenienti dalle eruzioni vulcaniche. La SCoPEx si prospetta di effettuare delle misurazioni del mondo reale in condizioni attentamente controllate, fornendo così un miglioramento dei modelli computerizzati.

Frank Keutsch, ricercatore principale del progetto, ha spiegato che: “Se vogliamo fornire a chi di dovere le informazioni utili sul fatto che il nostro progetto potrebbe funzionare, abbiamo bisogno di verificare i nostri modelli”.

L’esperimento

I vulcani emettono principalmente composti a base di zolfoQuest’ultimi raffreddano l’atmosfera, ma danneggiano anche lo strato protettivo di ozono della Terra.

Il team di ScoPEx, si sta concentrando su un aerosol meno dannoso, il carbonato di calcio, ossia la polvere di gesso. I ricercatori sperano che questo composto possa produrre l’effetto di raffreddamento desiderato, senza danneggiare lo strato di ozono.

Il team vuole lanciare un pallone ad elio, senza equipaggio, dotato di eliche. Questo consentirebbe alla squadra di manovrarlo in modo controllato. Il primo volo, che è pianificato per il prossimo anno, non prevede di rilasciare sostanze nella stratosfera. Il volo servirà a testare il sistema di manovra e verificherebbe che tutti gli strumenti scientifici e le comunicazioni funzionino correttamente.

Se il primo test avesse successo, allora un secondo volo effettuerebbe un rilascio controllato di circa 2 chilogrammi di carbonato di calcio alla stessa altitudine. Le particelle dovranno formare una striscia lunga circa 1 km. Il pallone, successivamente, analizzerà in quale modo le particelle si disperdono nel tempo e la misura in cui riflettono la luce solare,

David Keith, uno degli scienziati del progetto, ha specificato che: “L’obiettivo non è cambiare il clima o vedere se è possibile riflettere la luce solare, ma semplicemente migliorare i nostri modelli del modo in cui gli aerosol si comportano nella stratosfera. Occorrerà almeno un altro decennio di studi prima di un rilascio di aerosol su larga scala”. 

Le controversie

SAI rimane tuttavia molto controverso. Una delle preoccupazioni principale è: come si può essere certi che pompare aerosol nell’atmosfera possa migliorerà la situazione?

I ricercatori hanno creato modelli computerizzati della SAI. Questi suggeriscono che la tecnologia è sicura. Nonostante ciò, esiste la possibilità che possa avere effetti collaterali imprevisti. Tra questi ci sono il disturbo dei modelli meteorologici, il danneggiamento delle coltivazioni a causa della riduzione della quantità di luce solare, e che l’utilizzo di aerosol di solfuro possa danneggiare lo strato di ozono.

Conclusioni

Il team di ScoPEx, ha deciso di rimandare l’esperimento “fino a quando non sarà possibile condurre un processo di coinvolgimento sociale più approfondito, per affrontare i problemi relativi alla ricerca sulla geoingegneria solare in Svezia”.

David Keith, ha sostenuto che il vero pericolo risiede in alcune organizzazioni anticonformiste che potrebbero implementare il SAI, senza il tipo di dati scientifici che la SCoPEX invece vuole ottenere. Inoltre, i governi e le aziende, che sono già riluttanti a ridurre le emissioni di anidride carbonica, si potrebbero aggrappare a SAI come motivazione che le riduzioni non sono necessarie. 

Tutto ciò potrebbe far venir meno qualunque potenziale beneficio di SAI. Anche se la missione SCoPEx avesse successo e la SAI sarebbe attuata, la tecnologia andrà solo a integrare, e non a sostituire, la riduzione dell’anidride carbonica. 

FONTE:

https://www.livescience.com/can-we-stop-earth-from-heating-up

Fabiana Leoncavallo

Laureata in architettura, mi ritengo una persona piuttosto poliedrica. Grande appassionata di scienze, astronomia, storia, letteratura, cinema e serie tv, tutti argomenti che amo descrivere nei miei articoli, che si basano su ricerche valide. Inoltre, amo molto effettuare studi sulla natura, sugli animali, sui cambiamenti climatici, sulla salute e l'alimentazione.

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