Scoperto, per la prima volta, un disco di formazione lunare attorno ad un pianeta extrasolare

Scoperto, per la prima volta, un disco di formazione lunare attorno ad un pianeta extrasolare. Questo possiede tutto il potenziale per poter creare svariate lune. La ricerca è descritta in un nuovo studio pubblicato il 22 luglio su The Astrophysical Journal Letters.

Il sistema PDS 70 è stato immortalato dall’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array, l’ALMA. Il sistema individuato possiede una stella al centro, e sono presenti attorno ad essa almeno altri due pianeti. I ricercatori hanno così scoperto il primo disco che circonda un pianeta al di fuori del sistema solare.

Nell’immagine è visibile PDS 70c. Questo è circondato da un disco circumplanetario, il punto a destra della stella al centro

Il disco circumplanetario

Il sorprendente disco circumplanetario presenta una dimensione maggiore di circa 500 volte gli anelli di Saturno. Questo circonda un pianeta molto simile a Giove, che è stato denomianto PDS 70c. 

I ricercatori, nonostante abbiamo già visto dei dischi che circondano stelle lontane che formano la luna attorno a pianeti come questo, si sono molto incuriositi. Infatti, secondo i ricercatori, questa è la prima volta che un tale sistema è stato identificato in modo del tutto definitivo.

Myriam Benisty, autrice principale dello studio, astronoma dell’Università di Grenoble, e dell’Università del Cile, a tal proposito ha spiegato che: “Il nostro studio presenta una chiara rilevazione di un disco in cui potrebbero formarsi dei satelliti naturali”.

PDS 70c

PDS 70c è uno dei due giovani giganti gassosi. Questi sono situati a circa 400 anni luce dalla Terra. Sia questo pianeta, che il suo vicino planetario, PDS 70b, si trovano ancora nelle prime fasi di formazione. Questi pianeti offrono ai ricercatori una opportunità unica per poter analizzare i pianeti e le loro lune durante la prima fase evolutiva.

Miriam Keppler, coautrice dello studio e ricercatrice presso il Max Planck Institute for Astronomy, ha spiegato che: “Fin’ora sono stati trovati più di 4.000 esopianeti, ma tutti sono stati rilevati in sistemi ormai già maturi”.

Miriam Keppler, ha specificato che: “Nei due pianeti individuati e analizzati non è presente la stessa condizione. PDS 70b e PDS 70c, che formano un sistema che ricorda la coppia Giove-Saturno, sono gli unici due esopianeti rilevati fin’ora che sono ancora in fase di formazione”.

I ricercatori, utilizzando l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array, l’ALMA, con sede presso l’Osservatorio europeo meridionale (ESO) nel deserto di Atacama, nel nord del Cile, sono riusciti a misurare il diametro del disco in modo che fosse all’incirca uguale alla distanza tra la Terra ed il Sole. Questa equivale ad 1 unità astronomica, e quindi circa 149.597.870 chilometri. Gli astronomi hanno inoltre scoperto che il disco conteneva materiale sufficiente per formare fino a tre satelliti delle dimensioni della luna terrestre. 

Una vista ravvicinata del disco di formazione della luna appena scoperto che circonda il PDS 70c

PDS 70b

PDS 70b, a differenza del suo vicino planetario, non possiede alcun disco. I dati raccolti attraverso le osservazioni di ALMA ad alta risoluzione, hanno rivelato che molto probabilmente PDS 70c, durante la sua formazione, lo ha privato della polvere per la formazione del disco.

Jaehan Bae, coautore e astronomo del Carnegie Institution for Science, ha spiegato che: “Queste nuove osservazioni sono anche estremamente importanti per dimostrare teorie sulla formazione dei pianeti che fino ad ora non potevano essere testate”.

I ricercatori hanno ipotizzato che i pianeti si stabiliscano in dischi polverosi attorno a giovani stelle, aprendo così un percorso attraverso la loro orbita e attirando a sé materiale mentre si spostano.

Un pianeta, man mano che cresce, può riuscire a formare attorno a sé il proprio disco circumplanetario. Questo oggetto continua a fornire gas e polvere al giovane pianeta in evoluzione. 

Le particelle di gas e polvere, presenti all’interno del disco, si scontrano e possono formare corpi sempre più grandi, determinando così la nascita di lune. Gli astronomi, nonostante ciò, devono ancora comprendere appieno e assistere a questi processi.

Conclusioni

Stefano Facchini, ricercatore di astrofisica presso l’ESO e coautore della ricerca, ha affermato che: “In definitiva, non è ancora del tutto chiaro quando, dove e come si formano i pianeti e le lune. Le ultime osservazioni effettuate su PDS 70b e PDS 70c stanno però aiutando a far luce su questi processi di formazione”. 

I ricercatori sperano di poter ossetvare di nuovo la coppia usando l’Extremely Large Telescope, l’ELT, dell’ESO. Questo è attualmente in costruzione sul Cerro Armazones, un picco nel deserto cileno di Atacama.

Richard Teague, coautore dello studio e membro del Center for Astrophysics, di Harvard e dello Smithsonian, conclude affermando che: “L’ELT sarà di fondamentale importanza per condurre questa ricerca poiché, con la sua risoluzione molto più elevata, saremo in grado di mappare il sistema in modo molto più dettagliato”.

FONTE:

https://www.space.com/first-moon-forming-exoplanet-disc-found

Fabiana Leoncavallo

Laureata in architettura, mi ritengo una persona piuttosto poliedrica. Grande appassionata di scienze, astronomia, storia, letteratura, cinema e serie tv, tutti argomenti che amo descrivere nei miei articoli, che si basano su ricerche valide. Inoltre, amo molto effettuare studi sulla natura, sugli animali, sui cambiamenti climatici, sulla salute e l'alimentazione.

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