La febbre gialla

Tra le molte malattie provocate dai virus la febbre gialla è una delle più insidiose. Dai 3 ai 6 giorni successivi all’infezione, si manifesta una febbre elevata accompagnata da brividi, cefalea, dolori muscolari, nausea e vomito. I pazienti colpiti da questa forma benigna guariscono in 3-4 giorni.


Purtroppo nel 15% dei malati dopo un’apparente remissione che si manifesta un paio di giorni dopo il contagio si sviluppa una forma virulenta della malattia con febbre alta, dolori addominali, ingrossamento del fegato, ittero, emorragie della pelle, delle mucose e dell’apparato digerente. La mortalità causata da questa forma severa è compresa tra il 20 e il 50% dei casi.

La febbre gialla è endemica in certe zone dell’Africa tropicale e del centro e sud America. I turisti sono colpiti generalmente dalla forma grave della malattia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che ogni anno da 84’000 a 170’000 persone nel mondo contraggano la febbre gialla e che ne muoiano da 29’000 a 60’000. Il vettore di questa malattia è una zanzara, l’Aedes aegypti.

Interessante è ripercorrere, sia pure per sommi capi, la storia di questa malattia e come si arrivò ad individuarne la “fonte”. Per tutto il diciannovesimo secolo decine di migliaia di persone ogni anno morivano di febbre gialla, soprattutto nelle zone caraibiche e del Golfo del Messico. A scoprire il nesso tra la zanzara e la febbre gialla fu un americano, Walter Reed, capo della commissione statunitense per la febbre gialla. Quando nel 1898 scoppiò la guerra tra Stati Uniti e Spagna, Reed si recò a Cuba, dove fu suo compito occuparsi dei soldati negli accampamenti. Quando si diffuse tra le truppe un’epidemia di febbre tifoide, Reed fu messo a capo di una commissione il cui scopo era indagare sulle cause e la modalità di diffusione della malattia. Questa sua prima esperienza sul campo fu probabilmente il motivo per cui successivamente fu sempre inviato nell’isola caraibica ad occuparsi della febbre gialla.

Successivamente Reed si avvalse delle prime intuizioni del dottor J. C. Nott di Mobile che  in una pubblicazione intitolata “Sulle cause della febbre gialla” propose la possibilità che l’infezione potesse dipendere dagli insetti. Nel 1901, il dottor William Gorgas, medico militare americano, sopravvissuto alla febbre gialla, si accorse che le truppe statunitensi impiegate durante la guerra ispano-americana del 1898, avevano subìto più perdite per questa malattia che per i combattimenti: grazie alla sperimentazione su militari che si erano offerti volontari, promosse disinfestazioni contro la zanzara, bruciando le larve con la benzina. Riuscì a debellare la malattia a Cuba e lo stesso fece a Panama, dove la costruzione del canale era costata la vita a ben 22.000 operai a causa della febbre gialla.

Una Commissione, presieduta da Reed ed inviata dal governo americano a Cuba, decise di sperimentare la teoria di un medico cubano che sosteneva il ruolo di questo insetto nella trasmissione della malattia agli esseri umani e prese l’ardita decisione di far pungere da zanzare infette alcuni volontari «nell’interesse della scienza e dell’umanità»; gli stessi membri della Commissione non si sarebbero sottratti al rischio. Tra i vari obiettivi che Reed e la Commissione da lui guidata si erano dati era comprendere il ruolo del sangue infettato dalle zanzare. La ricerca permise di stabilire che il sangue infetto, precedentemente portato ad una temperatura di 55 °C, perde la capacità di trasmettere la malattia. La Commissione, dopo questa lunga sperimentazione terminò il suo lavoro e le ultime scoperte furono pubblicate il 22 febbraio 1902 sotto il titolo “L’eziologia della febbre gialla: una nota supplementare”

Questa rischiosa sperimentazione dimostrò incontrovertibilmente il ruolo della zanzara nella trasmissione del contagio e Reed fece ritorno da Cuba nel febbraio 1901 e l’aprile seguente tenne un seminario alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Maryland sulla “Propagazione della febbre gialla” includendo gli ultimi risultati delle ricerche da lui stesso condotte.

Appena due anni dopo per gli esiti di una peritonite, all’età di cinquantun anni il 22 novembre 1902 Reed morì. Il lavoro di Reed fu molto utile per contenere la diffusione di questa malattia fino agli anni Trenta dello scorso secolo quando, nel 1937, due ricercatori Theiler e Smith dell’Istituto Rockefeller di New York svilupparono un vaccino anti-amarillico da un ceppo virale attenuato. Per questa scoperta il Dr. Max Theiler fu premiato nel 1951 con il premio Nobel per la medicina. per la messa a punto del primo vaccino contro la febbre gialla.

Inoltre la vicenda di Reed dimostra ancora una volta come le scoperte in campo scientifico raramente sono il prodotto della singola intuizione di un individuo, ma un processo lungo nel tempo, durante il quale scienziati e ricercatori si susseguono proponendo pezzi di conoscenza che si affastellano, uno sopra l’altro, fino a che l’ultimo di essi raccoglie nel puzzle finale quella che definiamo “scoperta”.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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