La nascita di Rolling Stone

E’ il 1967 quando un giovane Jann Wenner si indigna per la risposta che l’allora prestigiosa rivista “High Fidelity” riserva alla sua recensione dell’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles che sta spopolando tra i giovani dell’intero pianeta. La recensione è ritenuta “eccessivamente iperbolica” e non adatta allo stile paludato della rivista.

Jann Wenner che fino a quel momento è stato uno studente universitario non particolarmente brillante di Berkeley decide così che creerà lui una rivista in sintonia con i nuovi tempi e le aspirazioni di milioni di giovani. Si fa prestare da genitori e suoceri settemilacinquecento dollari, fotocopia l’indirizzario giornalisti di una radio e prova a immaginare una rivista di taglio nuovo, che dia largo spazio al rock emergente e lo contestualizzi nel quadro della cultura underground.

Che questa rivista intende essere profondamente diversa dalle altre nell’ambito della cultura musicale lo si deduce fin dal primo editoriale di Wenner che afferma: “Non solo musica ma le cose, le mode e i modi legati alla musica”. La rivista viene battezzata come “Rolling Stone” da un vecchio blues di Muddy Waters che già aveva ispirato i Rolling Stones agli inizi della loro carriera. Il primo numero porta la data del 9 novembre 1967, e per la fretta di arrivare in edicola Wenner usa solo il bozzetto della testata che Rick Griffin stava preparando.

Il suo formato è grande, la carta ruvida, in copertina c’è John Lennon quale interprete della caustica commedia “Come ho vinto la guerra” di Richard Lester. Il servizio principale è un’inchiesta sugli incassi del Festival di Monterey: titolo “The High Cost Of Music And Love: Where’s The Money From Monterey?”, lo firma Michael Lydon, che diverrà uno degli autori iconici della rivista.

Rolling Stone è subito un successo e nel giro di un anno inizia a fare utili. Le rivista nel 1976 si trasferisce a New York e li inizia più a seguire le mode musicali che ad anticiparle. Negli anni non soltanto Rolling Stone forma una generazione eclettica e brillante di critici musicali come Greil Marcus, Ben Fong-Torres, Dave Marsh, David Dalton ma puntando decisamente sulla fotografia, farà emergere talenti del calibro di Baron Wolman, Jim Marshall, Linda McCartney.

Su tutti però spicca la figura di Anne Leibovitz, assunta poco più che ventenne nel 1970, diverrà una della più ricercate fotografe del mondo. Nei primi anni del 2000, dovendo affrontare la concorrenza (MaximFHM e altri), Rolling Stone si reinventò, accogliendo Ed Needham, ex editore di FHM. La rivista cominciò a rivolgersi a un pubblico più giovane e a orientarsi molto più spesso al sesso, parlando ad esempio di giovani sexy-star della TV o del cinema, o ancora della pop music.

Questa nuova impronta editoriale non piacque a molti dei “lettori storici” di Rolling Stone. La svolta però non finisce qui, la politica torna ad occupare uno spazio centrale nella rivista, fortemente orientata a sinistra. Le vendite premiano questa “strambata” editoriale.

Nel 2004 la rivista inizia a pubblicare le sue famose, apprezzate e controverse classifiche. La prima è  “The 100 Greatest Guitarists of All Time” (I 100 più grandi chitarristi di tutti i tempi). La più ambita (ed oggetto di feroci polemiche tra i critici musicali)è  “The 500 Greatest Songs of All Time” (Le 500 canzoni migliori di tutti i tempi). Riportiamo le prime dieci posizioni di questa classifica:

  1. Like a Rolling Stone – Bob Dylan (1965)
  2. (I Can’t Get No) Satisfaction – Rolling Stones (1965)
  3. Imagine – John Lennon (1971)
  4. What’s Going On – Marvin Gaye (1971)
  5. Respect – Aretha Franklin (1967)
  6. Good Vibrations – The Beach Boys (1966)
  7. Johnny B. Goode – Chuck Berry (1958)
  8. Hey Jude – The Beatles (1968)
  9. Smells Like Teen Spirit – Nirvana (1991)
  10. What’d I Say – Ray Charles (1959)

Il 7 maggio 2006 Rolling Stone pubblicò il suo speciale per la 1000ª copertina. Influenzata da quella di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, la cover ospita le più celebri star delle copertine della rivista.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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