SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Venere: trovati segni di attività geologica

Trovati segni di attività geologica su Venere. I ricercatori hanno scoperto che alcune parti della superficie di Venere, si muovono come le placche dei continenti sulla Terra.

Questa attività presente su Venere, probabilmente, non è provocata dalla tettonica a zolle, come sulla Terra, ma può essere classificata come un “cugino” di questo processo. I risultati ottenuti dalla ricerca mostrano un pianeta molto vivo, decisamente in contrasto con la visione tradizionale di Venere.

I risultati, che sono stati pubblicati sulla rivista PNAS, suggeriscono che la litosfera di Venere abbia effettivamente un certo grado di mobilità, ma non come quella della Terra.

Una vista radar del Lavinia Planitia, presente su Venere. Qui lo strato roccioso esterno del pianeta si è diviso in blocchi. Questi sono delineati da cinture di strutture tettoniche

L’Europa lancerà un nuovo veicolo spaziale, l’EnVision, con lo scopo di mappare e raccogliere misurazioni spettroscopiche della superficie e dell’atmosfera del pianeta. La NASA, invece, si prepara ad inviare due navicelle spaziali, la Veritas e DaVinci+, per analizzare Venere. Il progetto dovrebbe cominciare verso la fine di questo decennio.

Paul Byrne, autore principale dello studio e professore associato di scienze planetarie presso la North Carolina State University, ha dichiarato che: “Abbiamo identificato un modello di deformazione tettonica non riconosciuto precedentemente su Venere. Questo processo risulta essere guidato dal movimento interno del pianeta, esattamente come sulla Terra”.

Paul Byrne, continua spiegando che: “Sebbene questi processi siano diversi dalla tettonica che osserviamo attualmente sulla Terra, rimane comunque una prova che all’interno avvengono dei movimenti. Queste attività si manifestano anche sulla superficie di Venere”.

Il dott. Byrne, il dott. Richard Ghail, della Royal Holloway, Università di Londra, il prof. Sean Solomon, della Columbia University, a New York, e altri colleghi hanno rilevato dei segni che blocchi di crosta rocciosa, presenti nella regione delle pianure di Venere, avevano mutato la loro posizione, ruotando e spostandosi lateralmente l’uno rispetto all’altro.

Nell’immagine una vista del Nüwa Campus, il più grande blocco presente nelle pianure di Venere. Questa risulta essere una cintura complessa di strutture tettoniche. Il suo interno mostra dei segni di colate laviche e alcuni crateri da impatto

I blocchi, che risultano essere lunghi dai 100 ai 1.000 km, assomigliano molto alla crosta terrestre, come ad esempio il massiccio boemo sottostante gran parte della Repubblica Ceca.

Richard Ghail, ricercatore principale della missione EnVision dell’Agenzia spaziale europea, ha dichiarato che: “Questa ricerca mostra che abbiamo molto da imparare da Venere, e che esiste una presenza di mobilità superficiale molto più ampio rispetto alla semplice tettonica a zolle”.

I ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti dalla navicella spaziale Magellano, della NASA, lanciata nel 1989 e attiva fino al 1994, per poter mappare le strutture di superficie. Queste sono state definite “campi”, parola derivante dal latino “campo”, “campus”.

In maniera tradizionale si pensava che la litosfera di Venere, ossia il suo strato roccioso esterno, fosse un unico blocco continuo, decisamente in contrasto con quella della Terra, che invece risulta essere suddivisa in un mosaico di placche tettoniche mobili.

La EnVision diventerà una delle tre missioni spaziali che esploreranno il nostro vicino planetario nei prossimi anni

I ricercatori ritengono che anche la Luna, Marte e Mercurio abbiano delle litosfere statiche. I risultati dei modelli computerizzati confermano che la roccia fusa, ossia il magma che ribolle sotto la crosta, potrebbe essere la causa della deformazione, della frattura e della distorsione presenti sulla superficie osservate nelle immagini di Magellano.

La ricerca mostra quindi che l’attività tettonica di Venere potrebbe assomigliare molto a quella presente sulla Terra primordiale, durante l’Eone Archeano, un’epoca risalente tra i 4 miliardi e i 2,5 miliardi di anni fa. Un periodo caratterizzato da un flusso di calore all’interno del pianeta molto più alto e con una litosfera più sottile.

FONTE:

https://www.bbc.com/news/science-environment-57567577

https://www.pnas.org/content/118/26/e2025919118

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: