Un passo avanti verso le chimere Uomo-Scimmia

La chimera  è un mostro leggendario nella mitologia greca, in quella romana e in quella etrusca formato con parti del corpo di animali diversi. In biologia generale, organismo le cui cellule derivano da due diverse uova fecondate unite accidentalmente o sperimentalmente. Spesso i gemelli dizigotici nei mammiferi mostrano di essere chimere per i gruppi sanguigni (scambio di cellule staminali durante la vita fetale).

Da tempo si conducono sperimentazioni per la creazione di chimere uomo-animali. Si tratta di una linea di confine della biologia che ha molte e serie implicazioni etiche e che è sottoposta a rigidi controlli. Secondo una ricerca recentemente pubblicata sulla rivista Cell, guidata dal biochimico Juan Carlos Izpisua Belmonte, del Laboratorio di Scienze biologiche dell’Istituto Salk sarebbero state creati i primi embrioni chimerici tra esseri umani e scimmie.

Finora i tentativi di ottenere chimere vitali tra specie diverse e distanti erano tutte fallite, inclusi quelle con cellule staminali umane iniettate in embrioni di maiali. Belmonte ha usato le cellule staminali pluripotenti estese che mostravano maggiori potenzialità chimeriche provandole su una specie affine, il macaco cinomolgo, iniettandole in 130 embrioni in stato di blastocisti.

Dopo 13 giorni un terzo degli embrioni di scimmia conteneva ancora cellule umane. Dopo 19 giorni solo tre chimere erano ancora vive. Per tutto questo periodo la percentuale di cellule umane negli embrioni è rimasta alta ed è cresciuta costantemente.

Belmonte ha dichiarato: “Poiché non siamo in grado di fare alcuni tipi di esperimenti nell’uomo, è essenziale avere modelli migliori per poter condurre studi più appropriati per comprendere la biologia umana e le malattie”. Per evitare problemi etici il sistema usato in laboratorio impediva la crescita degli embrioni oltre un certo stadio. In ogni caso anche senza questo “sistema di contenimento” sarebbe stato estremamente improbabile la nascita di chimere vitali perché le cellule delle due specie si integravano molto poco, rimanendo prevalentemente raggruppate tra loro, segno della probabile presenza di altre barriere ad una completa integrazione.

Quelle uomo-scimmia non sono le prime chimere ottenute finora: la storia di esperimenti di questo tipo è cominciata fin dagli anni ’70, con embrioni di topo e ratto; nuclei di cellule umane sono stati trasferiti in ovociti di scimpanzè nel 1997, ma senza successo, e un cromosoma umano è stato impiantato nel Dna di topi per ottenere animali da laboratorio in grado di produrre anticorpi umani.

“Storicamente – osserva Izpisua Belmonte – la generazione di chimere animali-uomo ha portato a risultati poco efficienti per quanto riguarda l’integrazione delle cellule umane nella specie ospite”. Sono invece incoraggianti le analisi condotte finora sugli embrioni chimera sopravvissuti e l’obiettivo a lungo termine è utilizzare le chimere non solo per studiare lo sviluppo embrionale umano e l’origine di molte malattie, ma avere nuovi strumenti per sperimentare farmaci e generare cellule e organi per i trapianti.

Nonostante che la ricerca del gruppo di Belmonte abbia a suo dire rigorosamente seguito tutte le linee guida etiche e legali esistenti dalla comunità scientifica sono state avanzate alcune perplessità e preoccupazioni. Secondo il genetista Giuseppe Novelli, dell’Università di Roma Tor Vergata “non sono pochi gli interrogativi che questo esperimento solleva: non solo di natura squisitamente tecnica e scientifica (siamo sicuri che questa sia una strada che porta alla formazione di organi funzionanti? Siamo certi che dobbiamo utilizzare embrioni chimera, se è possibile ottenere organoidi da cellule staminali indotte di una sola specie?”. Va poi considerato che “introdurre cellule staminali embrionali umane nella blastocisti di un macaco è fortemente vietato da tutte le linee guida di bioetica esistenti: le cellule chimeriche embrionali sono potenzialmente in grado di generare embrioni-chimera – e quindi feti – di cui non sappiamo nulla”.

Si tratta per lo scienziato italiano quindi di un pericoloso “balzo in avanti” in un territorio estremamente delicato dove scienze ed etica faticano a trovare un ragionevole punto d’equilibrio.


Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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