Le case nel Medioevo

Come sempre quando affrontiamo temi di un’epoca che convenzionalmente si spalma per circa dieci secoli occorre tenere presente che esistono mutamenti profondi a seconda del periodo storico preso in esame. Questo vale anche per le abitazioni. Qui prenderemo in esame, grosso modo, il periodo che va dal XI al XV secolo.

Siamo a conoscenza di molti elementi informativi per quanto riguarda le abitazioni dei ceti più agiati grazie ad una mole impressionante di atti notarili redatti per la compravendita o per lasciti testamentari. La facciata dà sulla strada principale, non di rado protetta da un porticato. Al pianterreno si trovano anche le botteghe e il granaio. Sul retro il cortile, l’orto, la stalla per i cavalli, il ripostiglio per le carrozze, il fienile, il pollaio, la porcilaia, il forno, la legnaia, varie tettoie per riparare attrezzi, fontanili per il bucato.

Dal pianterreno attraverso scale comunicanti si va al piano superiore dove ci sono le stanze residenziali della famiglia, solitamente un unico grande ambiente suddiviso con tendaggi o pareti di legno. A pianterreno ruba la scena il focolare, cucine e dispense completano la parte dell’arredamento più importante.

Le case medievali sono in grandissima parte costruite in legno o con una parte non marginale di questa materia, pertanto gli incendi sono temutissimi e quasi all’ordine del giorno. Non è raro che interi villaggi siano devastati dalla furia delle fiamme. Frequentemente ai lati delle finestre dei piani più alti sono collocate robuste corde che servono per calarsi all’esterno nel caso che l’incendio blocchi l’accesso delle scale.

Quasi ogni casa è circondata da un orto, piccolo o grande, che serve ad integrare la dieta alimentare della famiglia. I servizi igienici sono carenti quando non del tutto assenti. Mancano lavabi sostituiti da treppiedi di ferro o di legno poggiati a terra o al muro, a sostegno di catini e brocche adoperate per le pulizie del mattino.

I bagni, per chi può permetterseli, vengono fatti in grandi tinozze portatili dove l’acqua bollente viene ingentilita da erbe odorose ed altre sostanze profumate. La maggior parte delle persone però si lava nell’acquaio in cucina e l’acqua utilizzata per le abluzioni viene gettata nell’orto, nel pozzo nero se esistente o altrimenti semplicemente in strada.

Il pozzo nero di fatto per la maggior parte delle abitazioni è inesistente sino al Quattrocento, raccoglie i rifiuti organici depositati nelle latrine. Esso è collocato di frequente nell’orto e costituisce un’intercapedine fra due fabbricati adiacenti, murato da ambo i lati sino a una certa altezza, ma alla superficie scoperto. Quando manca i rifiuti organici vengono anch’essi gettati nell’orto come concime o addirittura nelle strade.

Da qui i miasmi che affliggono le città medievali e lo scatenarsi di frequenti epidemie dovute all’assoluta mancanza di igiene pubblica e privata. Da X secolo abbiamo notizie della diffusione dei camini, provvisti di canna fumaria ed adoperati sia per la preparazione dei pasti che per riscaldare un po’ la cucina.

Per riscaldarsi, soprattutto nelle regioni del Nord si utilizzano i bracieri che non sono in grado di riscaldare un ambiente ma danno una sensazione di calore per i membri della famiglia che si uniscono a cerchio intorno ad essi. Nel cuore dell’inverno vengono collocati nei letti prima di coricarsi per stemperare il senso di gelo e di umidità delle coltri.

Fuoco e luce sono tasti dolenti delle case medievali. Il primo è assicurato da focolari e camini e deve essere particolarmente vivace come raccontano i fablieaux. L’illuminazione della case è un serio problema in tutte le abitazioni, ad eccezione di quelle delle classi agiate. Soprattutto nelle regioni settentrionali dove anche le finestre sono ridotte al minimo per evitare per quanto possibile l’infiltrazione del freddo e questo contribuisce a rendere ancora più bui gli ambienti.

L’interno delle stanze e delle sale è triste e scarsamente illuminato. La luce condiziona l’andamento della vita quotidiana, ci alza molto presto la mattina e ogni forma di lavoro e di vita di relazione cessa al calar della notte. Per illuminare gli ambienti si utilizzano prevalentemente le candele di cera o di sego. Sono altresì utilizzate le torce di legno o di resina ed anche l’illuminazione ad olio.

Nelle case più modeste l’unica fonte di luce è il focolare. L’arredo è spartano: nella stanza di soggiorno, spesso anche ingresso, cucina e sala da pranzo, oltre al focolare si colloca un tavolo dove si preparano le vivande, si impasta il pane, si mangia. La madia serve per conservare i diversi tipi di pagnotte e per poggiare qualche utensile di cucina. Poche pentole di ferro o rame sono collocate sul camino o poggiate su rozze mensole attaccate alle pareti.

I letti sono molto ampi (vi si dorme in diversi, a volte tutta la famiglia) e corti in quanto non si dorme distesi ma semisdraiati sui cuscini. Il popolino non ha coperte o pellicce per coprirsi, utilizza mantelli e stracci per ripararsi dal freddo notturno e spesso dorme con i vestiti addosso.

Armadi, librerie, tavoli da lavoro, sono raffinatezze da case nobiliari o da complessi monastici, che entrano nell’uso familiare di mercanti e borghesi solo verso la fine Medioevo.

Fonte:

Il Medioevo giorno per giorno, di A. Gatto

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