Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, duca di Palma e principe di Lampedusa, nacque a Palermo nel 1896. Condusse sempre una vita appartata in aristocratico e tacito riserbo, creandosi una straordinaria cultura nell’ambito delle letterature europee e americane.

Dopo aver combattuto nella Prima Guerra Mondiale, durante la quale fuggì romanzescamente per ben due volte dal campo di prigionia, si laureò in Legge a Torino e compì viaggi all’estero soggiornando a lungo a Parigi e a Londra. Durante la Seconda Guerra Mondiale, a cui partecipò, ebbe distrutto il palazzo dei Lampedusa.

Ritiratosi successivamente a Palermo ed intensificati gli studi delle letterature moderne, nel 1955 iniziò una stagione molto impegnativa di scrittore con il racconto delle memorie giovanili in “I luoghi della mia infanzia“, a cui tenne dietro, subito dopo, la stesura di un romanzo “ambientato in Sicilia all’epoca dello sbarco di Garibaldi a Marsala e imperniato sulla figura del bisnonno paterno“.

Un romanzo, “Il Gattopardo”, a cui Giuseppe Tomasi di Lampedusa pensava già da molto tempo e che, rifiutato da un editore, egli non riuscì a vedere pubblicato morendo nel luglio del 1957 in seguito al manifestarsi di una malattia improvvisa e piuttosto grave. Negli ultimi tempi della sua vita Giuseppe Tomasi di Lampedusa aveva scritto anche alcuni racconti, abbozzi di opere narrative incompiute, saggi e appunti di critica letteraria.

Ma il suo capolavoro indiscusso rimane l’unico grande romanzo “Il Gattopardo. Il titolo del romanzo deriva dallo stemma gentilizio della famiglia protagonista delle vicende narrate, i Salina (in realtà era lo stemma dei Tomasi), una delle famiglie più in vista dell’alta aristocrazia della Sicilia nella seconda metà dell’Ottocento.

Il racconto inizia con i fatti del maggio 1860 quando il Regno delle Due Sicilie è in piena decadenza e l’impresa di Garibaldi sta per travolgerlo definitivamente. La narrazione, che abbraccerà un cinquantennio di storia giungendo, con l’ultimo dei suoi otto capitoli, fino al maggio 1910, ruota quasi tutta sulla figura del principe siciliano Fabrizio Salina Corbera, un uomo dall’aspetto imponente ed autoritario ma dall’indole piuttosto pigra e che trascorre la vita insieme con la famiglia tra il palazzo di Palermo e il feudo di Donnafugata.

“Il Gattopardo” ha avuto, nella critica, una fortuna diversissima. Fra i tanti giudizi estremamente contrastanti – sia sulla determinazione delle lontane ascendenze (da Proust a Musil a Mann), sia nella definizione del genere stesso del romanzo (storico, psicologico, tradizionale, neorealista, esistenziale), sia sul piano artistico può inserirsi, a pieno titolo, quello sulla sua amara visione della realtà politica e sociale della Sicilia e in genere della vita dell’epoca proiettata in un passato che viene vagheggiato con trepidazione come un “tempo perduto” visto con distacco artistico. Resta, alla fine, la grandezza del romanzo che lo colloca fra i grandi capolavori dell’intera letteratura italiana.

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