La parabola dei kulaki

I kulaki nascono come vera e propria classe sociale negli ultimi anni della Russia zarista in seguito alla riforma agraria di Pëtr Stolypin del 1906 sulla distribuzione delle terre. Questa riforma prevedeva che le terre dello Stato fossero assegnate ai contadini ma soltanto dietro pagamento.

Questa legge provocò una divisione nel proletariato agricolo tra i contadini poveri (kombèdy) che non potevano permettersi di acquistare la terra e che non poterono più accedere alle terre comuni per bisogni quali il pascolo, la legna, i frutti della natura e la caccia. e quelli più agiati (i kulaki) in grado di acquistare la terra dallo Stato.

Con il “decreto sulla terra” dell’8 novembre 1917 il governo bolscevico espropriò le terre dei grandi latifondisti per assegnarle ai kulaki e ai kombedy. Il comunismo di guerra varato da Lenin quell’anno per sostenere la guerra civile contro i bianchi, colpì duramente tutto il mondo contadino ed in particolare i kulaki.

Le cose migliorarono sensibilmente nel 1921 con il lancio della Nuova Politica Economica di Lenin che reintroduceva elementi di profitto individuale e di libertà economica. La classe dei kulaki accrebbe la sua prosperità, ma le facilitazioni ed i privilegi introdotti dal governo bolscevico non produssero gli sperati frutti in termini produzione agricola.

Dopo la morte del padre della Rivoluzione di Ottobre, si aprì in seno al gruppo dirigente sovietico uno scontro ideologico sul trattamento da riservare ai kulaki. A capo di coloro che ritenevano questi contadini benestanti un pericolo per la rivoluzione comunista c’era  Lev Trockij.

Nikolaj Bucharin sosteneva invece che bisognava non solo permettere, ma anche rassicurare i contadini sulla possibilità di arricchirsi. Inizialmente Stalin appoggiò la tesi di Bucharin. Nel 1927 però una crisi agricola spinse il dittatore georgiano a teorizzare la liquidazione dei kulaki, in quanto “classe sociale controrivoluzionaria“. Stalin adottò una serie di decreti che portarono alla collettivizzazione delle aziende agricole.

I kulaki si ritrovarono così quasi dall’oggi al domani da possidenti ereditieri per diritto di nascita a lavoratori agricoli. Queste riforme innescarono una ferma reazione contro le autorità sovietiche che si manifestò nascondendo le derrate agricole, macellando il bestiame fino ad imbracciare le armi in una disperata lotta armata.

Stalin come nella sua indole usò il pugno di ferro scatenando una dura repressione militare che condusse alla demolizione di interi villaggi e alla distruzione dei raccolti. Solo le deportazioni in massa posero fine alla guerriglia. Il dittatore georgiano scrisse in merito alla liquidazione dei ribelli: «Per eliminare i kulaki come classe non è sufficiente la politica di limitazione e di eliminazione di singoli gruppi di kulaki […] è necessario spezzare con una lotta aperta la resistenza di questa classe e privarla delle fonti economiche della sua esistenza e del suo sviluppo.»

Nel 1934 erano rimasti solo 149.000 kulaki dei 5 milioni e mezzo esistenti nel 1929. Ma l’agricoltura non migliorò, perché continuavano a mancare i trattori, le trebbiatrici e i macchinari che l’industria sovietica non era in grado di fabbricare.

1 commento

  1. Fu un grave crimine attuato contro lavoratori della terra che in genere agivano su proprietà a carattere famigliare e si avvalevano solo di un limitato numero di collaboratori salariati. no NO POTEVANO IN NESSUN MODO ESSERE CONSIDERATI PARASSITI E SFRUTTATORI COME LA PROPAGANDA BOLSCEVICA FECE. i BOLSCEVICHI ANTICIPARONO DIPIU’ DI UN DECENNIO LA POLITICA NAZISTA CONTRO GLI EBREI CON DEPORTAZIONI E STRAGI. MA DI QUESTO NON SI E’ MAI PARLATO IN ITALIA DOVE LA PROPAGANDA DEL PCI COPRI’ TUTTO DALL’OBLIO PER ANNI ED ANNI.

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