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Monaci e monasteri nel Basso Medioevo

Negli ultimi secoli del periodo che convenzionalmente definiamo Medioevo si assiste ad un vero boom edilizio in parte trainato dagli edifici religiosi dovute agli Ordini monastici, dei Francescani e dei Domenicani. Questi due Ordini a differenza di altri, come quello fondato da san Benedetto, disdegnano le zone rurali e poco abitate. Collocano le loro chiese e i loro conventi, le loro case e i loro ospedali nei centri cittadini o nei borghi.

Cittadelle autosufficienti

In tutto l’Occidente europeo i monasteri assumono le sembianze di città chiuse ed autosufficienti. Il chiostro è chiuso e si avvale di una sola porta che consente l’entrata e l’uscita di monaci e visitatori. Il chiostro è una parte costitutiva di un convento, un monastero o un’abbazia, consistente in un’area centrale scoperta circondata da corridoi coperti, da cui si accede ai principali locali conventuali. I primi esempi di chiostri si trovano in edifici dei monaci benedettini.

In altre parole il chiostro (claustrum) è il centro del chiuso universo monastico su cui si affacciano la foresteria, il dormitorio, il refettorio ed alcune sale per le riunioni. In questo luogo riparato la sera si medita e l’abate riunisce i monaci per il consueto sermone, qui si effettuano le salmodie e si compiono gli esercizi scolastici di lettura. La chiesa, le cappelle più piccole, i locali adibiti alla scuola dei conversi e dei giovani allevati presso i monaci, il refettorio annesso alle cucine, alla dispensa, alla panetteria, al lavatoio, ai bagni e alle latrine, il ripostiglio per i vestiti, completano il pianterreno.

La Chiesa elemento centrale

La chiesa elemento fondamentale della vita monastica sorge sempre lungo i portici del chiostro e spesso è collegata ai dormitori in quanto di notte, sia d’inverno che d’estate, i monaci vi si devono recare per celebrare il mattutino. La struttura della chiesa rimane essenzialmente inalterata nel corso dei secoli. L’interno è costituito dalle navate parallele, le scale, l’emiciclo per la deambulazione, gli svincoli offerti dai transetti, tutti elementi collocati in modo da consentire lo svolgimento delle cerimonie collettive e nello stesso tempo dell’orazione privata dei monaci.

Nel sottosuolo delle abbazie e dei conventi sono collocate le cantine. Leggermente appartata sorge l’infermeria dove vengono curate i monaci ammalati. Vicino al complesso monastico o abbaziale sorgono le case dove vengono accolti ospiti, parenti, altri monaci e viandanti che necessitano di riposo e ristoro. Inoltre ci sono le modeste abitazioni di artigiani, contadini, inservienti che lavorano per il monastero. Ad est, al limite dell’area edificata, dal lato in cui spunta il sole la mattina, simbolo di resurrezione, si colloca il cimitero.

L’organizzazione di un monastero

Nei piani superiori del monastero si trovano l’appartamento dell’abate ed alcune sale riunioni. Nel piano più alto in assoluto le celle dei monaci e la biblioteca dalle cui finestre entra abbondante luce per permettere la lettura dei testi e l’opera di copiatura dei manoscritti.

Dal punto di vista dell’organizzazione monastica, il vertice era costituita dall’abate (termine che deriva dalla parola ebraica abba, padre) il quale regola in ogni momento la vita di tutto il complesso, aiutato dal decano che lo sostituisce in caso di impedimento o di assenza. Importante è poi la funzione del camerario che possiamo definire come il “furiere” del monastero, la persona che deve provvedere a fornire ai confratelli tutto quello di cui hanno bisogno dalle vesti ai materassi, dagli attrezzi a qualunque oggetto necessiti per la vita quotidiana.

L’addetto ai pasti ed alla dispensa del monastero è il cellerario che è coadiuvato da un numero variabile di cuochi ed inservienti. Completano l’organico un addetto al refettorio e uno al granaio, un monaco incaricato delle scuderie, un giardiniere, un sacrestano, una serie di cantori, uno o più infermieri.

Cittadelle popolose

I complessi monastici sono delle vere e proprie cittadelle perfettamente autosufficienti, socialmente ben organizzate e che nei periodi di maggior sviluppo contano centinaia di monaci, conversi e lavoranti che vi risiedono stabilmente. A Montecassino, all’apice della sua fioritura, vivevano alcune migliaia di persone tra monaci, conversi, ospiti e lavoranti.

Una comunità media come Corbie supera le 500 anime. La grande Cluny poi nel XII secolo conta 1000 presenze giornaliere; ma già nel 1088, allorché l’abate Ugo decide di ampliare la struttura creata da Oddone, erano oltre 300 le persone che vivevano nell’abbazia. I rapporti tra i diversi monasteri sono ridotti al minimo e limitati al contatto fra abati, economi e talvolta fra i bibliotecari che si recano presso le case dei confratelli per richiedere alle biblioteche ivi esistenti libri in prestito da copiare o da utilizzare per la lettura, oppure per scambiarsi arredi, suppellettili ed eccezionalmente reliquie.

Fonte:

Il Medioevo giorno per giorno di A. Gatto

alcune voci di Wikipedia

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