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Le parole della Storia: assassino

L’origine di questa parola deve ricondursi al XI secolo quando il persiano al-Hasan ibn as-Sabbah fu iniziatore della diramazione eretica musulmana sciita detta degli ismailiti; dopo esserne diventato gran maestro nel 1107, nel 1109 s’impadronì della fortezza di Alamūt, che diventò centro del suo potere.

Il vecchio della montagna

Hasan, meglio conosciuto come il Vecchio della Montagna, nel XI secolo d.C., creò un vasto impero tra le montagne dell’Iran centro-meridionale e i suoi seguaci furono chiamati Asasyyn, termine che potrebbe avere origine dalla parola asås (“basi, fondamenti”) e quindi indicare dei “fondamentalisti”, in questo caso sciiti.

Un’altra teoria sostiene che il termine assassino derivi da hashish di cui Hasan faceva largo uso, insieme all’oppio, per mantenere in uno stato di profonda esaltazione i suoi adepti. Le stesse fonti asiatiche riferiscono dell’inebriamento dei fedeli del Vecchio della Montagna e testimoniano del potere assoluto esercitato dal capo: la dottrina ismailitica ammetteva del resto l’omicidio politico che veniva perpetrato perfino alleandosi tatticamente con i maggiori nemici dell’Islam, ovvero i crociati.

60.000 fanatici

I seguaci della setta, che contò fino a 60.000 membri, erano conosciuti tra i cristiani per la loro scaltrezza ed efferata efficienza nel commettere omicidi a pagamento. Il regno creato da Hasan crollò nel 1256, quando il suo terzo discendente Alaaddin fu sbaragliato dai mongoli di Hulagu che conquistarono la fortezza di Alamūt, ritenuta fino a quel momento inviolabile.

Il racconto di Marco Polo

Marco Polo, nel suo Milione descrive il regno creato dal Vecchio della Montagna  come un luogo protetto da un castello fra le montagne in cui il capo aveva creato un paradiso terrestre con cibo e divertimenti come quelli descritti da Maometto, con vino, latte e miele e dove i giovani da lui selezionati provavano tutti i piaceri della vita. Da questo luogo i predestinati potevano entrare e uscire solo profondamente addormentati.

Il vocabolo “assassini” venne usato in Occidente fin dal XII secolo e  lo stesso Dante lo utilizza in un canto dell’Inferno.

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