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La stagione del terrore anarchico

Il dizionario Treccani definisce terrorismo come “un metodo di lotta politica (per sovvertire o destabilizzare una struttura di potere) che, per imporsi, fa uso di atti di estrema violenza, come attentati e sabotaggi, anche nei confronti di persone innocenti”.

Gli anni di piombo del terrorismo anarchico

Si tratta di un fenomeno ultrasecolare che però nella sua accezione moderna, quella appunto richiamata dalla definizione della Treccani, affonda le sue origini nel XIX secolo. L’Europa, ma non soltanto, attraverserà una fase particolarmente drammatica tra il 1894 e il 1901, quando una serie di attentati terroristici di matrice anarchica mieterà un numero impressionante di vittime illustri.

Gli anarchici, che propugnavano l’idea di un ordine fondato sull’autonomia e la libertà degli individui in contrapposizione a ogni forma di potere costituito, compreso quello statale, sferrarono una vera e propria offensiva terroristica, fatta per lo più da gesti isolati, che mise in luce tutta l’impreparazione dei servizi di intelligence e di sicurezza degli Stati, che si rivelarono drammaticamente inadeguati nel fronteggiare questa estrema forma di lotta politica.

L’attentato al Presidente della Repubblica francese

Uno dei primi a cadere sotto i colpi degli anarchici fu il Presidente della Repubblica francese Marie François Sadi Carnot. Nel 1894 Sadi Carnot era al culmine della sua popolarità, grazie anche al successo dei festeggiamenti per il centenario della Rivoluzione Francese e all’Esposizione Universale di Parigi del 1900.

Il 24 giugno 1894, dopo aver preso parte ad un banchetto pubblico a Lione ed aver tenuto un discorso nel quale preannunciò la rinuncia ad una possibile sua rielezione a presidente, venne pugnalato dall’anarchico italiano Sante Caserio. Carnot morì poco dopo la mezzanotte del 25 giugno a causa delle ferite riportate. Caserio venne ghigliottinato il 16 agosto 1894.

L’assassinio di Elisabetta di Baviera

Qualche anno dopo fu la volta dell’imperatrice di Austria e d’Ungheria, Elisabetta di Baviera, meglio nota come “Sissi“. Elisabetta, consorte dell’imperatore Francesco Giuseppe, nel settembre 1898, si recò in incognito a Ginevra prendendo alloggio all’Hotel Beau-Rivage, sul lungolago ginevrino, dove già aveva soggiornato l’anno precedente.

Il 10 settembre, vestita di nero come faceva sempre dopo la sciagura di Mayerling, con il viso celato dietro una veletta si apprestava a prendere il battello per Montreux delle 13:35. Quel giorno era accompagnata dalla contessa Irma Sztáray, quando l’anarchico italiano Luigi Lucheni, informato sull’indirizzo dell’imperatrice e sulle sue sembianze da Giuseppe della Clara, si appostò sul Quai du Mont-Blanc, dietro un ippocastano, armato di una lima nascosta in un mazzo di fiori.

Al passaggio dell’imperatrice le assestò un unico colpo che uccise la sfortunata Sissi circa un’ora dopo per un’emorragia interna. Arrestato poco dopo, spiegherà così il motivo del suo gesto: «Perché sono anarchico. Perché sono povero. Perché amo gli operai e voglio la morte dei ricchi». Lucheni condannato all’ergastolo fu trovato morto nella sua cella nel 1910, probabilmente suicida.

Non solo Europa

Sempre un terrorista anarchico italiano, Michele Angiolillo, uccide l’anno prima l’8 agosto 1897, il Primo Ministro spagnolo Antonio Canevas mentre sta passando qualche giorno di vacanza presso la stazione termale di Sant’Aguida.

Il terrorismo anarchico non si limita però ad insanguinare la sola Europa. Il 6 settembre 1901, il venticinquesimo Presidente degli Stati Uniti, William McKinley, da poco eletto per un secondo mandato, al termine di un discorso pronunciato all’Esposizione panamericana di Buffalo, nello stato di New York, viene colpito da un anarchico di origine polacca, Leon Czolgosz, che gli sparò con un revolver. McKinley morì il 14 settembre in seguito alle ferite riportate; le sue ultime parole, tratte da un canto religioso statunitense, furono i versi: “Più vicino a te, o mio Dio“.

L’assassinio del Re d’Italia

Umberto I, Re d’Italia nel corso della sua vita era sfuggito a ben tre attentati. Sovrano ultra conservatore che aveva appoggiato le repressioni durissime dei moti popolari del 1898, al punto da conferire un’onorificenza al generale Bava Beccaris per la sanguinosa azione di soffocamento delle manifestazioni del maggio dello stesso anno a Milano. Per questa disinvoltura ad utilizzare l’esercito per reprimere le manifestazioni popolari, Umberto era stato soprannominato dagli anarchici “Re Mitraglia”.

Il 29 luglio 1900 Umberto I fu invitato a Monza alla cerimonia di chiusura del concorso ginnico organizzato dalla società sportiva Forti e Liberi. Quel giorno fa molto caldo ed il sovrano, nonostante il parere contrario degli addetti alla sicurezza, si rifiuta di indossare la cotta di maglia protettiva che era solito portare sotto gli abiti.

Tra la folla si trovava anche l’attentatore, Gaetano Bresci, un anarchico pratese emigrato negli Stati Uniti, con in tasca una rivoltella a cinque colpi. Il sovrano si intrattiene fin quasi alle 22.30 e mentre tra le ali di una folla plaudente si avvicina alla carrozza reale, Bresci approfittando della confusione fa un balzo in avanti ed esplode tre colpi di pistola. Umberto viene raggiunto ad una spalla, al polmone ed al cuore e muore dopo essere riuscito a pronunciare la frase  «Avanti, credo di essere ferito».

L’assassinio del Re suscitò in Italia un’ondata di indignazione e di paura, tanto da indurre gli stessi ambienti anarchici e socialisti a prenderne le distanze; Filippo Turati, ad esempio, rifiutò di difendere il regicida in tribunale.  Bresci venne processato il 29 agosto e condannato il giorno stesso all’ergastolo, in quanto la pena di morte era in vigore solo per alcuni reati militari in tempo di guerra. L’anarchico italiano morì suicida il 22 maggio 1901 in circostanze molto sospette (impiccato nella propria cella), sebbene si dicesse che fosse rimasto vittima di un pestaggio da parte delle guardie.

L’inferno russo

Il Kaiser Guglielmo II di Germania e lo scià di Persia sfuggirono per un pelo alla stessa sorte del Re d’Italia. Seppur di altra matrice dal 1902 in Russia iniziò una serie infinita di attentati ad opera del movimento rivoluzionario che, in quindici anni, portarono all’uccisione o al ferimento di più di 17.000 persone.

Bersagli preferiti erano i governatori, tanto che la designazione alla carica fu vissuta dai designati quasi come una condanna a morte. Tra i tanti caddero il granduca Sergej Aleksandrovicˇ, zio dello zar e governatore di Mosca, e il primo ministro Pëtr Stolypin, quest’ultimo al suo diciottesimo attentato!

La madre di tutti gli attentati

Non possiamo concludere questa breve carrellata di attentati terroristici senza citare il più tragicamente famoso di tutti. L’assassinio, ad opera del nazionalista serbo Gavrilo Princip, dell’Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’Impero Austro Ungarico, avvenuto il 28 giugno 1914 a Sarajevo, nella Bosnia annessa all’impero delle due monarchie.

Da questo atto di terrorismo internazionale si fa risalire l’ultima scintilla che farà precipitare il mondo nella carneficina insensata della Grande Guerra.

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