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La guerra sottomarina nel Pacifico

L’importanza della guerra sottomarina nel teatro del Pacifico è poco enfatizzata dagli storici. Eppure il Giappone fu sconfitto dagli Stati Uniti anche e soprattutto grazie all’azione dei sottomarini americani che imposero al paese del Sol Levante un blocco economico che lo privò delle indispensabili forniture di carburante e materie prime fondamentali per lo sforzo bellico nipponico.

Le cause della sconfitta

Secondo il generale Tojo la resa del Giappone dipese da, tre cause principali. In primo luogo, la capacità americana di mantenere in mare, per mesi e mesi, potenti unità navali che venivano costantemente rifornite in navigazione, senza dover rientrare nelle proprie basi. Poi la cosiddetta offensiva a “salto di rana“, che, girando attorno alle guarnigioni avanzate nipponiche, si concentrava su obiettivi di vitale importanza strategica. Infine, terza ma non meno importante, la quasi totale distruzione del naviglio giapponese per opera dei sottomarini americani.

Il ruolo dei sottomarini americani

Questo eccezionale risultato era dovuto ad appena 16.000 uomini (tra marinai, tecnici e personale addetto alla logistica) ovvero l’1,6% degli effettivi della Marina. In tutto il teatro del Pacifico non operarono mai più di cinquanta sommergibili contemporaneamente, essi furono però responsabili del 50 per cento delle perdite della flotta mercantile giapponese durante la guerra, e cioè 1300 navi affondante per circa 6 milioni di tonnellate.

I giapponesi si rivelarono totalmente impreparati a contrastare le offensive dei sottomarini statunitensi avendo un numero inadeguato di imbarcazioni di scorta e di aerei antisommergibili, tanto che gli americani potevano operare in superficie e alla luce del giorno. Mentre i tedeschi durante il conflitto persero 781 U-boot e i giapponesi 128, quelli americani affondati furono solo 41.

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