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La vita spericolata di Romolo Gessi

Quella di Romolo Gessi (1831-1881) è una delle vite più avventurose e spericolate del XIX secolo, anche se relativamente poco conosciuta. Fin dalla sua nascita avvenuta a bordo di una nave diretta a Costantinopoli, nel tratto di mare tra Ravenna e Malta, il 30 aprile 1831, il destino di questo esploratore, militare ed avventuriero italiano assume una traiettoria inequivocabile.

Un italiano cosmopolita

Figlio di Marco Gessi, avvocato  e console inglese nell’Impero Ottomano e dell’armena Elisabetta Clarabett, trascorse l’adolescenza con il padre a Costantinopoli, allora capitale dell’Impero ottomano, ed in altre regioni balcaniche dove il padre esercitava la sua missione diplomatica.

Rimasto orfano di padre all’età di 11 anni, Romolo Gessi grazie all’interessamento del governo britannico frequenterà prima una Accademia Militare in Austria e successivamente una seconda in Prussia. Grazie alla perfetta conoscenza, oltre che dell’Italiano, di altre sette lingue (tedesco, inglese, francese, turco, armeno, greco e russo) ottenne numerosi incarichi diplomatici e militari. Nel 1848 ottenne un impiego al consolato inglese a Bucarest, in Romania.

L’amicizia con Charles Gordon

Qui sposerà una giovane rumena e da lei avrà ben sette figli (inoltre adotterà in seguito anche una bambina pigmea). Durante la guerra di Crimea (1853-1856) che combatté inquadrato nelle forze inglesi, strinse una forte amicizia con Charles Gordon, il futuro eroe di Karthoum. Questi lo convinse a seguirlo in Sudan nel 1873, dove ottenne il titolo di governatore (pascià) della regione del Bahr-al-Ghazal.

Nel 1878 ricevette l’ordine di sconfiggere i mercanti di schiavi arabi nel Darfur, ma durante la campagna si trovò assediato con alcune migliaia di uomini nel villaggio dei Dem Idris. Teoricamente Gessi era al comando di un’armata di 10.000 uomini, in realtà diserzioni, malattie e corruzioni restringevano questa forza a poco meno di 2000 uomini mal armati ed equipaggiati.

L’Assedio di Dem Idris

Dopo alcuni mesi di assedio la situazione si fece disperata per mancanza di cibo, acqua e …. carta per le munizioni. L’intraprendenza però era una delle qualità di Gessi che rovistando nel materiale a disposizione rinvenne una copia del dizionario di italiano del Tommaseo e fece usare le pagine come carta per realizzare le cartucce.

Poi ordinò l’attacco per rompere l’assedio. Al termine della vittoriosa battaglia, Romolo Gessi raccolse una cartuccia non sparata, la scartò e lesse le parole stampate del dizionario: «Destino – il susseguirsi degli eventi, ciò che accade imprevedibilmente e ingiustificatamente…».

L’incarico di governatore del Bhar al-Ghazal

Sconfitto il ribelle Suleimān Bey, Gessi venne nominato  pascià e governatore del Bahr al-Ghazal e della Provincia equatoriale, ma nonostante un pronto avvio dell’opera di ricostruzione delle infrastrutture, fu osteggiato dalla componente araba che vedeva il dominio turco-egiziano come oppressivo.

A Gessi furono mosse accuse pretestuose tanto che l’italiano decise di recarsi al Cairo per difendere la propria posizione. Il viaggio verso la capitale egiziano fu drammatico. Risalì il il Nilo dalle regioni equatoriali verso Khartoum, a bordo del vecchio vapore Saphia stracarico di persone. Il battello restò bloccato nelle paludi del Sudd per tre mesi, durante i quali buona parte dei passeggeri, circa 450 persone, morì di stenti, fame e malattie.

La morte

Lo stesso Gessi si ammalò seriamente, salvato dal vapore Ismailia arrivò a Khartoum il 25 gennaio 1881 in condizioni pietose. Nonostante questo decise di proseguire per raggiungere Berber, e poi in venti giorni attraversò il deserto su una lettiga trasportata da due cammelli, arrivando il 22 marzo a Suakin dove incontrò un compatriota, l’esploratore italiano Luigi Pennazzi, che lo assisterà fino alla morte.

Insieme si imbarcarono per Suez sul battello a vapore egiziano Zagazig il 18 aprile; il 22, trasportato all’ospedale francese di Suez, poté ancora ricevere gli onori da de Lesseps e dal Viceré d’Egitto, Tawfīq Pascià. Morirà la sera del 24 aprile 1881 assistito da Pennazzi, le sue spoglie riportate in Italia, furono seppellite a Ravenna città di origine della famiglia.

Gessi era stato anche un grande esploratore del cuore del continente africano, tra le tante spedizioni, una delle più celebri fu quella commissionata dal governatore inglese  volta a trovare il collegamento attraverso il lago Alberto fra il Nilo Bianco e il Nilo Vittoria, per  scoprire se il Nilo Bianco uscisse o no dal lago Alberto, e verificare se esistevano collegamenti fra lo stesso lago e il bacino idrografico del Congo.

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