venerdì, Maggio 7

Madame la Guillottine

La parola ghigliottina evoca, quasi come un riflesso condizionato, un evento ed un preciso personaggio storico. L’evento è la Rivoluzione Francese, il personaggio Joseph-Ignace Guillotin. Partiamo da lui. Chi era l’uomo che darà il nome alla sinistra macchina usata per le esecuzioni capitali?

Joseph-Ignace Guillotin

Guillotin nasce a Saintes, un comune nel dipartimento della Charante Marittima il 28 maggio 1738 da famiglia borghese benestante (il padre è un avvocato). Dopo aver completato il primo ciclo di studi diviene novizio dell’Ordine dei Gesuiti e dal 1756 al 1761 insegnerà presso il Collegio gesuita degli Irlandesi. Proprio nel 1751 ottiene una laurea come dottore in Lettere presso l’Università di Bordeaux.

Grazie poi ad un cospicuo lascito testamentario si iscrive a Medicina a Parigi dove ottiene la laurea in Medicina nel 1768. Proclamato dottore in medicina nel 1770, e poco dopo dottore reggente, massimo riconoscimento in campo medico all’epoca. Gli fu affidata la cattedra di anatomia, patologia e fisiologia all’Università di Parigi.

Iniziato in Massoneria nel 1772 nella Loggia  “Perfetta Unione“, fu Venerabile della “Concordia Fraterna” all’Oriente di Parigi e membro affiliato della Loggia delle “Nove sorelle“, assieme a personalità come Benjamin Franklin, Voltaire, Jean Sylvain Bailly, i pittori Greuze e Vernet, lo scultore Houdon, l’abate Delille, il duca D’Orléans e il duca di Chartres.

Guillotin e la politica

Dopo il 1780 Guillotin si “butta in politica“. Il suo primo atto importante risale al 1788. Si tratta di una petizione rivolta al Re in cui si chiede esplicitamente che agli Stati Generali il voto fosse per testa anziché per Stato, e che il numero dei deputati del Terzo Stato fosse perlomeno uguale a quello dei deputati degli altri due.

Nonostante alcuni problemi con i giudici la petizione sarà accettata dal sovrano il 27 dicembre dello stesso anno. Guillotin fu eletto il 1º maggio 1789 fra i dieci deputati di Parigi agli Stati Generali, con 143 voti su 273 votanti. Fu lui a suggerire, il 20 giugno 1789, di utilizzare la Sala della Pallacorda, dopo che i deputati del Terzo Stato trovarono sbarrata la porta della sala dell’Hôtel des Menus-Plaisirs a Versailles, in cui avrebbero dovuto riunirsi. Fu anch’egli fra i firmatari del Giuramento della Pallacorda.

All’interno degli Stati Generali il nostro Guillotin si occupò di riforma del codice penale ed in questo ambito presentò sei articoli di modifica al codice riguardanti principalmente le modalità di esecuzione della pena capitale e il trattamento riservato ai parenti dei condannati.

La riforma della pena capitale

Il primo di questi articoli uniformava per tutti le modalità di esecuzione della pena capitale. All’epoca infatti erano previste misure diverse in base alla tipologia dei reati: l’impiccagione per i ladri, lo squartamento per i regicidi, il rogo per falsari ed eretici; la decapitazione con l’ascia era un privilegio destinato ai soli aristocratici. Guillotin non soltanto riuscì imporre la decapitazione come unica esecuzione della pena capitale per tutti, ricchi e poveri, aristocratici e borghesi, ma ne dettò anche le modalità.

I suoi trascorsi come medico lo indussero a determinare che la pena capitale doveva invece essere eseguita nel modo più rapido e indolore possibile per tutti, con un “semplice meccanismo” che descrisse in modo pittoresco.

«La lama cade, la testa è tagliata in un batter d’occhio, l’uomo non è più. Appena percepisce un rapido soffio d’aria fresca sulla nuca»

La ghigliottina

Descrisse quindi una macchina adatta allo scopo a cui ben presto fu appiccicato il nome “ghigliottina” dal nome del suo ideatore. Per la verità l’opinione pubblica ed una parte dei giornali ironizzò pesantemente sul “nuovo” strumento di morte, tanto che vennero composte anche alcune canzonette satiriche. Nonostante questo il Comitato legislativo degli Stati Generali approvò la pena di morte per decapitazione il 3 giugno 1791.

Per ottemperare alle linee guida dettate da Guillotin, il boia di Parigi, sottolineò che la lama della macchina avrebbe dovuto essere molto tagliente e il condannato avrebbe dovuto rimanere perfettamente immobile. Ci si rivolse quindi proprio allo stesso “ideatore” delle ghigliottina che però rifiutò di occuparsene.

L’incarico fu dunque affidato ad Antoine Louis, segretario perpetuo dell’Accademia di chirurgia, mentre la realizzazione materiale fu opera del fabbricante di pianoforti tedesco Tobias Schmidt. Successivamente si aprì un dibattito interno alla comunità scientifica del tempo se la ghigliottina fosse davvero il sistema di esecuzione capitale più indolore, dibattito a cui Guillotin sembra non aver partecipato.

Il patibolo di Halifax

In realtà però la ghigliottina non era un’invenzione originale. Si trattava di una rivisitazione di uno strumento di morte già usato nel XIII secolo. Il patibolo di Halifax era infatti una rudimentale ghigliottina usata ad  Halifax in Inghilterra dal 1280. Le differenze con la ghigliottina sono dovute alla presenza di una lama a forma di ascia e non di trapezio rettangolo, un maggiore peso posto al di sopra della lama stessa e infine l’uso frequente di un ceppo che sostituiva le lunette della macchina usata in Francia dal 1792.

La macchina della morte all’opera

In ogni caso la macchina di morte migliorata secondo le indicazioni di Guillotin ma realizzata dal chirurgo Louis e dal fabbricante di pianoforti Schimdt svolse con efficienza la sua triste missione. Soltanto nel cosiddetto periodo del Terrore durato poco più di un anno si stima che oltre 200.000 francesi di tutte le classi sociali lasciarono la loro testa sul cesto collocato accanto a Madame Guillotine.

Guillotin esce di scena

In quanto a Guillotin imprigionato durante il regime del Terrore, fu liberato dopo la morte di Robespierre. Da allora comprese che la politica poteva essere un palcoscenico pericoloso quasi come un campo di battaglia e tornò a dedicarsi esclusivamente alla medicina.

Superò così il periodo rivoluzionario e gran parte di quello napoleonico, morì infatti a Parigi il 26 marzo 1814, all’età di 76 anni, per un antrace al braccio sinistro. E’ sepolto  nel Cimitero del Père Lachaise.

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