venerdì, Maggio 7

La nascita dell’uniforme

Durante una battaglia, soprattutto in passato, poter riconoscere i propri soldati da quelli nemici è un fattore quasi decisivo. Eppure non sempre è stato semplice. In antichità (con l’eccezione di alcuni reparti romani) e nel Medioevo i soldati di uno stesso esercito non indossavano indumenti uguali per foggia e colore.

Fasce, piume e nastri

Nella seconda metà del Quattrocento, il duca di Borgogna Carlo il Temerario, per distinguere i propri uomini dai nemici, fece distribuire ai fanti una fascia blu e bianca e ai cavalieri una croce di Sant’Andrea rossa. Ancora nel XVII secolo per distinguere i diversi schieramenti si utilizzavano piume, nastri e fasce di identico colore e forma. Insomma non c’era traccia di vere e proprie uniformi militari.

Le Giubbe Rosse

I primi ad indossare vere e proprie uniformi furono gli uomini del New Model Army, l’esercito parlamentare organizzato da Oliver Cromwell durante la guerra civile inglese (1642-51). Pare infatti che fin dal 1645 quelle truppe portassero una giubba rossa, che però, quando diventava logora ed irrecuperabile, veniva sostituita con quello che si trovava sul campo di battaglia.

Maniche e mostrine

A partire dal XVI secolo si iniziano a portare dei bottoni cuciti sulle maniche delle giacche e all’inizio del XII secolo le giacche militari (e successivamente anche quelle civili) appaiono tutte dotate di ampi risvolti alle maniche, fissati con grossi bottoni dorati o argentati.

Il loro scopo consisteva nel facilitare il procedimento di ricarica dell’archibugio, e poi del fucile, che risultava ostacolato dalle maniche lunghe, sia nel proteggere le mani dal freddo d’inverno, sbottonandoli e abbassandoli. Quando nel secolo successivo le uniformi si fecero più attillate i risvolti rimasero, perché erano diventati le “mostre” (da cui in seguito le mostrine) che distinguevano i reggimenti a seconda del loro colore e del numero di bottoni.

Il tricorno

Il cappello più popolare tra i militari, dalla fine del XVI secolo fu il tricorno perché consentiva di caricare il fucile senza che l’asticella sbattesse contro le falde del cappello. Era anche pratico quando pioveva, perché le parti ritorte della tesa facevano da grondaia, indirizzando l’acqua piovana lontana dal viso.

La sua fabbricazione era piuttosto complessa e questo copricapo risultava piuttosto costoso, anche per le materie prime di cui era fatto (pelo di castoro, di coniglio o di lepre). Fu portato in Francia fino alla rivoluzione del 1789 e nel resto d’Europa sino alla fine del secolo.

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