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Toscanini e il fascismo

Arturo Toscanini prima dell’avvento del fascismo era già uno dei direttori d’orchestra più famosi del mondo. Nato a Parma il 25 marzo del 1867, Toscanini aveva da sempre coniugato arte ed impegno civile. Nel 1908 si dimise da Direttore dalla Scala di Milano, assumendo dal 7 febbraio la direzione del  teatro Metropolitan di New York.

Il “politico” Toscanini

Questa decisione gli valse le critiche di una parte significativa del mondo artistico e degli appassionati di musica colta, ma questa esperienza porterà Toscanini a considerare gli Stati Uniti come una seconda patria.  Schierato per l’interventismo, rientrò nel 1915, all’ingresso dell’Italia in guerra, e si esibì esclusivamente in concerti di propaganda e beneficenza. Dal 25 al 29 agosto 1917, per allietare gli animi dei combattenti, diresse una banda sul Monte Santo appena conquistato durante la decima battaglia dell’Isonzo.

Per tale atto venne decorato con una Medaglia d’argento al valor civile. Subito dopo la fine della guerra, nel giro di pochissimi anni si impegnò nella riorganizzazione dell’orchestra scaligera (con la quale era tornato a collaborare), che trasformò in ente autonomo.

La vicinanza al primo fascismo

DI idee socialiste si avvicinò al primo movimento fascista candidandosi nel 1919 alle elezioni politiche nel collegio di Milano nella lista dei fasci di combattimento con Mussolini e Marinetti senza per altro essere eletto. La luna di miele con il fascismo durò pochissimo. Le idee socialisteggianti e libertarie del primo movimento di Mussolini evaporarono rapidamente, mostrando il volto autoritario di un regime di destra che da li a poco si trasformerà in una vera e propria dittatura.

Toscanini divenne una delle poche “voci stonate” di un mondo culturale connivente e supino, entrando ben presto in aperta rottura con il fascismo. Forte di un enorme prestigio internazionale riuscì a mantenere l’Orchestra del Teatro alla Scala sostanzialmente autonoma, almeno fino al 1929.

La rottura

Nel 1924, si rifiutò di dirigere la «prima» postuma di Turandot alla Scala se Mussolini fosse stato in sala, e la spuntò. Toscanini passò così definitivamente tra i “sovversivi” che andavano controllati e spiati. La rottura definitiva avvenne nel 1931. Il 14 maggio doveva avere luogo nel teatro comunale di Bologna una serata di gala in memoria del maestro Giuseppe Martucci, annunciata in prima pagina dal “Resto del Carlino”. Direttore d’orchestra: Arturo Toscanini, reduce dai successi in ogni parte del mondo. Ospiti d’onore: il concittadino Leandro Arpinati, sottosegretario all’Interno, e Galeazzo Ciano, genero del Duce.

I fascisti bolognesi intenzionati a strumentalizzare la manifestazione incaricarono, il vice podestà, professor Lipparini di comunicare a Toscanini che durante l’ingresso dei due gerarchi in teatro l’orchestra avrebbe dovuto intonare “Giovinezza“.

L’aggressione fascista

L’incauto professore si recò all’hotel Brun dove era ospitato Toscanini. La sua richiesta fu liquidata con una frase secca e sprezzante: «Voi siete pazzo! Neanche i re, davanti ai quali mi sono esibito, hanno mai preteso tanto. Io suono soltanto musica seria». Poi forse impietosito dalla disperazione di Lipparini, Toscanini consigliò una soluzione di compromesso, una banda comunale all’esterno del teatro avrebbe potuto intonare l’inno fascista.

Ovviamente la presa di posizione di Toscanini non piacque ai fascisti bolognesi. Il federale Mario Ghinelli preannunciava azioni punitive contro il grande maestro. Nonostante questo Toscanini respinse tutte le pressioni, per l’intero pomeriggio, anche quando i fascisti dichiararono la disponibilità di sostituire “Giovinezza” con la “Marcia Reale”.

Arpinati, il sottosegretario all’Interno, che optava per una soluzione morbida, rifiutò di sospendere la manifestazione come invocavano i più invasati tra i fascisti locali. «Faccia pure quello che vuole», concluse. «Io però a teatro non ci vado.». La situazione però precipita la sera quando Toscanini si dirige verso il teatro per le ultime prove prima dello spettacolo.

La notte più buia

Ad attenderlo sulla soglia un manipolo di fascisti guidati dallo squadrista Guglielmo Montani che dopo aver intimato a Toscanini di suonare “Giovinezza” all’ennesimo rifiuto del maestro gli si scagliarono contro, colpendolo con schiaffi, spintoni e calci come testimonia il prefetto Guadagnini nel suo rapporto a Mussolini. L’intervento dei carabinieri evitò il peggio. Lo spettacolo, naturalmente, non ci fu.

Toscanini assediato dai fascisti nell’hotel Brun riuscì a partire per Milano soltanto alle 1,20 di notte scortato dai Carabinieri. Il dossier sul clamoroso episodio, di cui soltanto “Il Resto del Carlino” riportò uno striminzito resoconto di poche righe, documentava sia la furia di molti esponenti fascisti per l’insubordinazione del grande maestro sia le coraggiose manifestazioni di solidarietà tributate a Toscanini.

Il 17 maggio, durante un concerto alla Scala, si alzò dal loggione il grido «Viva Toscanini!», e il pubblico applaudì fragorosamente. La stessa sera, decine di studenti percorsero le strade di Milano inneggiando a Toscanini e distribuendo manifestini antifascisti. Molti di loro furono arrestati ed identificati. La casa milanese di Toscanini viene assediata invece dalla gazzarra fascista.

L’espatrio negli USA e le visite in Italia

Da Roma temendo che Toscanini espatri giunge l’ordine di ritirare i passaporti al maestro ed ai suoi familiari. La misura cautelare non durerà a lungo. La popolarità e il prestigio di Toscanini nel mondo è troppo grande anche per il regime. Qualche mese dopo il maestro e la sua famiglia espatrieranno negli Stati Uniti.

Il maestro tornerà un paio di volte in Italia durante il regime, pedinato ed intercettato dalla polizia politica fascista (OVRA). Tutte le telefonate di Toscanini venivano intercettate e trascritte ed una copia recapitata al Duce. Questa è una delle tante, datata 19 novembre 1935 tra il grande direttore d’orchestra ed un certo “Aldo”.

Una telefonata

Aldo: Hai visto che sono stati proibiti tutti i giornali stranieri?

Toscanini: È una vera porcheria mettere il paese in queste condizioni. È inaudito che una persona non possa leggere il giornale che vuole. Non è neppure una cosa intelligente costringere il popolo italiano col nodo scorsoio alla gola… Aldo: … e la benda sugli occhi.

Toscanini: Si deve leggere solo quello che vogliono loro. Questo non è vivere.

Aldo: Nemmeno in Russia…

Toscanini: Non vedo l’ora di andarmene. Mi urtano queste cose. Vedere la gente schiava in questo modo! Si parla di schiavi neri. Noi siamo schiavi bianchi! Qui ti strozzano. La devi pensare per forza come la pensa quello là… Ma io non la penserò mai come lui! Non l’ho mai pensata. Solo una volta, per un momento, ho avuto la debolezza… ora me ne vergogno.

Dopo un ultimo viaggio in Italia nel 1938 Toscanini si stabilì definitivamente negli Stati Uniti. Tornerà in patria a guerra finita e a democrazia ripristinata.

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