“Bonjour Tristesse” di Françoise Sagan

Una mattina di febbraio del 1954 un editore parigino, René Gillard telefona ad una sconosciuta signorina,  Françoise Quoirez per fissarle un appuntamento nella stessa mattinata. Gli rispondono che la signorina non si alza mai prima delle due del pomeriggio. Sarà soltanto nella tarda serata che l’editore potrà incontrare colei che qualche giorno prima gli ha spedito il dattiloscritto di un romanzo breve di cui si è follemente innamorato.

Il contratto

Nel pomeriggio inoltrato Gillard, in angustie perché teme che la signorina Quoiriez possa essersi già accordata con altri editori, la incontra insieme al padre, un ricco imprenditore dell’industria elettrica. La presenza del genitore è essenziale perché  Françoise ha soltanto 19 anni ed all’epoca è ancora minorenne.

La signorina   Quoirez è una fanciulla esile, che dimostra ancora meno anni di quelli che ha, con i capelli biondi tagliati corti e due occhi penetranti. Ha un’espressione lievemente insolente accompagnata dalle buone maniere tipiche di una ragazza dell’alta borghesia.

Quella sera sarà il padre a stipulare il contratto per la sua opera d’esordio, un romanzo breve o se preferite un racconto lungo, di poco più di un centinaio di pagine, dal titolo “Bonjour tristesse“. La giovane sceglie come nome d’arte  Françoise Sagan, ispirandosi alla principessa Sagan, personaggio della Recherche proustiana.

Francois Sagan

Un trionfo letterario

Il romanzo esce nelle librerie il 15 marzo 1954. Non è accompagnato da nessun battage pubblicitario, ma basterà il passaparola dei lettori per far vendere oltre 650.000 copie in pochi mesi. Entro l’anno il romanzo verrà tradotto in 20 lingue diverse. In breve le vendite diventano milioni di copie in tutto il mondo.

La platea dei lettori di “Bonjour, tristesse” è intergenerazionale. Ci sono i giovani del dopoguerra ma anche gli anziani, come ad esempio  François Mauriac, Premio Nobel per la letteratura, che a proposito della Sagan disse: “Le talent de la terrible fille n’est pas discutable” (il talento di questa ragazza terribile è indiscutibile).

Il romanzo d’esordio di Françoise viene ben presto equiparato, debitamente aggiornato, a “Il diavolo in corpo” di Raymond Radiguet che aveva altrettanto scandalizzato nell’altro dopoguerra. La giovanissima Sagan viene associata a quella “gioventù bruciata” interpretata sugli schermi cinematografici da James Dean e da Marlon Brando ed in patria da Brigitte Bardot, con la quale condividerà una lunghissima amicizia.

La trama di “Bonjour, tristesse”

La trama del romanzo è relativamente semplice. Si narra dell’estate della viziata diciassettenne Cecilia, in vacanza in una villa sulla Costa Azzurra insieme a suo padre Raymond, vedovo da 15 anni, e alla sua amica Elsa, a cui presto si aggiunge l’affascinante Anna. Quest’ultima si infatua di Raymond con cui intende costruire una storia d’amore importante. Cecilia, benché affascinata da Anna, è gelosa del padre e, tramando contro il loro amore, riesce a riaccendere la passione di Raymond per la più giovane Elsa.

Si tratta di un romanzo di formazione che affronta sia pure sottotraccia il complesso edipico di Cecile e la sua scoperta del sesso. Lo scandalo più che da situazioni letterarie oggettive, nasce dall’autonomia e dalla voglia di liberta di questa giovanissima in un mondo che, ancor più di oggi, priva di parola e di protagonismo le giovani generazioni.

Il libro venne messo all’indice dal Vaticano, cosa che ne fece aumentare vertiginosamente le vendite. Ricevette anche il Premio della Critica, assegnato da una giuria composta da insigni esponenti della letteratura francese. Françoise Sagan divenne il simbolo della ragazza libera che rappresentava la gioventù francese del dopoguerra (la macchina, i blue jeans, il bello, il whisky). Personaggio tormentato della cultura francese, attratta dal mondo del cinema, amante ante-litteram delle auto da corsa e della velocità e del gioco, con una vita proiettata sempre sopra le righe. Il personaggio di Cécile incarna lo stile di vita di Françoise Sagan.

Gli Ussari

La Sagan fu un autodidatta della letteratura. Amava i poeti, in particolare Apollinaire e Eluard, ma soprattutto i romanzi di Stendhal da cui fu fortemente influenzata. Per questo fu di fatto cooptata nel nuovo movimento letterario che cercava la rinascita del romanzo di impianto tradizionale, gli “ussari“, come reazione alla letteratura impegnata. Guidato da Roger Nimier il movimento si richiamava per l’appunto a Stendhal e si segnalava per il cinismo, l’indifferenza affettata e l’inclinazione all’erotismo.

Il suo romanzo d’esordio fu trasposto cinematograficamente dal film omonimo, “Bonjour, tristesse” di Otto Preminger del 1958. Cecile fu interpretata dall’attrice Jean Seberg. La vita della Sagan fu una vita “spericolata” contrassegnata da una corposa produzione letteraria, composta fra l’altro di un’altra quindicina di romanzi brevi.

Jean Seberg

Altri successi

Tra i suoi successi oltre il già citato caso letterario “Bonjour, tristesse” è da citare “Le piace Brahms?” del 1959 dal quale, nel 1961, fu tratto l’omonimo film interpretato da Ingrid Bergman e Anthony Perkins, per la regia di Anatole Litvak. La Sagan amava il gioco e la velocità. Nel 1957 ebbe un pauroso incidente con la sua Aston Martin riportando serie ferite che l’avvicinarono ad un uso eccessivo della morfina, anche se lei ebbe sempre una predilezione per l’alcool piuttosto che per le droghe.

Una vita sentimentale spericolata

La sua vita sentimentale fu altrettanto convulsa e disinibita, anche grazie alla sua bisessualità. Sposata due volte: con l’editore Guy Schoeller e con Robert Westhoff, da cui ha avuto un figlio, Denis. Ha avuto inoltre anche due compagne: Peggy Roche con cui ha vissuto quindici anni (probabilmente il più grande amore della sua vita), e la ricca Ingrid Mechoulam che la salvò dalla miseria, isolandola però dal mondo.

Peggy Roche e Francois Sagan

Si è raccontata nel romanzo a sfondo autobiografico Col mio miglior ricordo del 1984. Il 24 settembre 2004, la Sagan morì a causa di un’embolia polmonare. Fu sepolta nel cimitero del piccolo villaggio di Seuzac dove si trova la tomba di famiglia, e al suo funerale non erano presenti più di 200 persone.

Di sé diceva: il mio passatempo preferito è lasciare passare il tempo, avere tempo, prender tempo, perder tempo, vivere in controtendenza.

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Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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