SCIENZA & DINTORNI

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I cani in guerra

Ebbene si, il miglior amico dell’uomo, tra i suoi molteplici utilizzi, fin dall’antichità è stato usato anche come “alleato” nelle guerre degli uomini. Le prime notizie certe dell’uso di cani sui campi di battaglia risalgono circa al 3000 a.e.v. In Nord Africa, Mesopotamia e Asia l’uomo si serviva di animali appositamente addestrati per volgere a proprio favore l’esito degli scontri.

I molossi

Nell’antichità venivano usati a branchi contro la fanteria e la cavalleria nemica, protetti da bardature con lamelle metalliche. Alessandro Magno (356-323 a.C.) fece incrociare il cane da guerra gigante dell’Epiro con il piccolo mastino indiano, creando il “molosso”.

Il nome deriva in realtà da un vocabolo del greco antico, molos (μῶλος), che significa “combattimento“, quindi molossi non vuol dire altro che “cani da combattimento“; il nome dello storico popolo omonimo deriva invece da quello del suo primo re, che la tradizione vuole si chiamasse appunto Molosso.

Questi cani erano usati principalmente come cani da gregge o per affrontare in combattimento animali feroci quali tigri, leoni ed elefanti. I Romani utilizzarono i molossi durante la conquista della Britannia e naturalmente nei giochi circensi.

I feroci Cuban Bloodhound

I cani più temibili utilizzati in operazioni militari furono probabilmente quelli spagnoli, incroci fra mastini e levrieri, alimentati con carne umana e utilizzati dai conquistadores contro gli indios nelle Americhe. I discendenti di questi cani, i cani Cuban Bloodhound, vennero impiegati dall’esercito americano in Florida, contro le tribù seminole e gli schiavi neri fuggiaschi, nella prima metà del xix secolo.

Escaped slave trying to elude slave hunters and their dog. Hand-colored woodcut of a 19th-century illustration. (North Wind Picture Archives via AP Images)

I 300 mastini dell’Esercito Italiano

Questi cani però risultarono troppo pericolosi per gli stessi soldati e, dopo una serie di vittime civili, negli Stati Uniti ne fu decretata la soppressione, estinguendoli. L’utilizzo di cani direttamente contro l’uomo in battaglia fu effettuato fino al XVII secolo in Galles, anche se tale uso si ripeté fino al XX secolo con i trecento mastini fonnesi messi in campo dall’Regio Esercito italiano nella Guerra italo-turca.

Le mille specializzazioni “belliche”

Dalla Grande Guerra in poi il nostro amico a quattro zampe fu utilizzato in contesti bellici come portaordini, ricerca feriti, attacco, guardia, esplorazione, traino e ricerca di esplosivi. Attualmente le razze più utilizzate sono il cane da pastore tedesco, il pastore belga Malinois, il pastore olandese e, solo con compiti incruenti, il Labrador Retriever.

Un cane antimina è in grado di individuare le cariche esplosive munite di 12 diversi tipi di esplosivo e sepolte fino a un metro di profondità, anche se dissimulate con sostanze dall’odore molto forte, come il kerosene.

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