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Il Surrealismo, tutto il potere dell’immaginazione e della creatività

L’immaginazione al potere!” fu uno degli slogan principali del Surrealismo propugnata dal suo mentore primo e più importante André Breton. Arte e vita, creazione e rivoluzione, impulsi inconsci profondi, ardita consapevolezza della realtà e di ciò che può scoprirla e cambiarla, forse sono queste le componenti cardine del Surrealismo, movimento letterario e politico che, sorto in Francia, a Parigi, negli anni Venti del secolo scorso si protrasse fino agli anni Sessanta dello stesso.

Gli esponenti del surrealismo

Ne fecero parte poeti quali Artaud, Eluard, Aragon; pittori quali Dalì, Mirò, Magritte. Nel primo Manifesto del 1924 furono delineati i tratti essenziali del Surrealismo: “Automatismo psichico puro col quale ci si propone di esprimere sia verbalmente, sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero in assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale. Il Surrealismo si fonda sull’idea di un grado di realtà superiore connesso a certe forme di associazione finora trascurate, sull’onnipotenza del sogno, sul gioco disinteressato del pensiero. Tende a distruggere definitivamente tutti i rimanenti meccanismi psichici e a sostituirli nella risoluzione dei principali problemi della vita“. 

Il Secondo Manifesto di Breton

Nel 1929 venne pubblicato il Secondo Manifesto nel quale André Breton precisò la sua posizione politica. Nel 1930 lo stesso André Breton, insieme a Paul Eluard, pubblicò “L’Immaculée Conception” in cui tentava di riunire l’esigenza sociale e l’attività spirituale. Nel 1935, in una conferenza tenuta a Praga su invito del gruppo Fronte di Sinistra, André Breton parlò della “posizione politica dell’arte contemporanea“, affermando tra l’altro: “L’automatismo psichico non ha mai costituito per il Surrealismo un fine in sé; pretendere il contrario è commettere un atto di malafede. Si trattava di sbaragliare per sempre la coalizione delle forze che vegliano al ché l’inconscio sia incapace di qualunque irruzione violenta: in effetti, una società borghese pensa, e non a torto, che una tale irruzione possa esserle fatale“.

Nello stesso anno, 1935, sempre André Breton, nel discorso pronunciato a Parigi durante il Congresso degli Scrittori, propugnava l’identificazione dell’attività interpretativa con l’attività trasformatrice del mondo. Era questo il compito dei poeti e degli artisti, prodotti delle sovrastrutture culturali destinati a promuovere la necessità dei mutamenti economici.

Liberare lo spirito

Essi dovevano liberare lo spirito e l’uomo da ogni genere di legame, affermando quell’emancipazione spirituale e umana che il Surrealismo pretendeva di realizzare. La trasformazione del mondo e la liberazione dell’uomo venivano tentati mediante l’apertura dell’inconscio.

L’artista si colloca allora in una specie di “terra di nessuno” tra il sonno e la veglia, in uno stato di totale ricettività e di spontanea comunicabilità, e trascrive, tramite l’automatismo della scrittura, una sorta di “dettato magico” dopo l’annullamento di qualsiasi attività cosciente. In tal modo, si voleva gettare un ponte tra le sponde opposte del pensiero cosciente e dei sogni incontrollati, del reale e del fantastico, della ragione e della follia, dell’oggettivo e del soggettivo, della percezione e della rappresentazione, del passato e del futuro, del senso collettivo e dell’amore, perfino della vita e della morte.

Il declino del surrealismo

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale causò l’emigrazione di molti membri del movimento surrealista: Péret andò in Messico, mentre Dalì, Tanguy, Masson e Breton si recarono negli Stati Uniti. Terminata la guerra, il centro delle iniziative surrealiste tornò nuovamente in Europa. Vennero allestite mostre internazionali, come quella di Parigi nel 1960, dedicata all’erotismo. Anche in precedenza erano state realizzate altre memorabili esposizioni.

Proliferarono le pubblicazioni più o meno effimere. Ma l’evoluzione storica del Surrealismo era entrata in una fase in cui era già difficile distinguere ciò che gli apparteneva da ciò che apparteneva alla sua eredità, ciò che era surrealismo in senso blando e ciò che continuava il grande filone dell’arte fantastica e introspettiva.

In definitiva e in conclusione, André Breton (1896-1966) , l’ispiratore e il fondatore, l’anima e la mente del Surrealismo, riteneva che l’immaginazione, la creatività, la fantasia veicolate dall’arte dovessero essere considerate “non solo come metodo di espressione in campo letterario e artistico, ma anche come primo avvio per una revisione generale dei metodi della conoscenza tutta per il miglioramento delle condizioni sociali e politiche e per l’elevazione spirituale, umana, cognitiva dell’intera umanità“.

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