Marte: nuove tracce sui suoi oceani nascosti

Da Marte arrivano delle nuove tracce per quanto riguarda i suoi oceani nascosti. Il pianeta rosso sotto la sua superficie potrebbe celare degli enormi oceani nelle sue rocce, che si trovano intrappolate all’interno della crosta.

Marte, 4,5 miliardi di anni fa, era un pianeta ricco di acqua caratterizzato da oceani, proprio come quelli presenti sulla Terra, che ricoprivano tutta la superficie. Probabilmente, la presenza di tutta questa acqua presumeva anche la presenza di vita.

Gli oceani si troverebbero ad una profondità che risulta compresa tra i 100 e i 1.500 metri. Se fosse così significherebbe che gli oceani non si sono del tutto dispersi nello spazio, arrivando così ad essere spazzati via dal vento solare insieme all’atmosfera del pianeta rosso. Quest’ultima, infatti, è la teoria che fino ad oggi è stata ipotizzata per la scomparsa dell’acqua e dell’atmosfera su Marte.

La NASA e l’Agenzia Spaziale Europea stanno analizzando la possibilità che di tutta quell’acqua sia rimasto qualcosa. Fino ad oggi è stato ipotizzato che la morte del pianeta, la perdita di campo magnetico e di atmosfera e l’esposizione diretta a radiazioni e venti solari, fossero la causa della dispersione di tutto. Gli unici residui di acqua sarebbero rimasti nel ghiaccio depositato ai poli. Secondo i nuovi dati prodotti da un nuovo studio esiste però qualcosa di diverso.

Marte e gli oceani nascosti. La nuova ipotesi

La nuova ipotesi è sostenuta da un recente studio, che è stato pubblicato sulla rivista Science, dai ricercatori del California Institute of Technology (Caltech). Il team di ricerca è stato coordinato da Eva Scheller, autrice principale dello studio e scienziata planetaria presso il California Institute of Technology di Pasadena.

Secondo la ricercatrice Marte è divenuto il pianeta arido che tutti conosciamo in un periodo riconducibile a circa tre miliardi di anni fa”. Il nuovo studio ritiene che tutta l’acqua presente 4,5 miliardi di anni fa non può essere del tutto scomparsa.

Il team ha calcolato che 4,5 miliardi di anni non sarebbero bastati a far scomparire tutta l’acqua presente sul pianeta. Infatti, Marte avrebbe potuto perdere una quantità globale di acqua corrispondente ad un oceano alto dai 3 a 25 metri di profondità.

Cosa è successo?

Gli autori hanno ipotizzato che l’acqua forse si troverebbe intrappolata al di sotto della superficie di Marte, all’interno delle strutture cristalline delle rocce presenti nella crosta marziana.

Eva Scheller, ha spiegato che: “La quantità di acqua presente nella crosta marziana, sarebbe corrispondente a circa la metà dell’acqua presente nell’oceano Atlantico”.

La ricerca ha inoltre determinato che le reazioni chimiche potrebbero aver portato tra il 30% e il 99% dell’acqua di Marte a rimanere bloccata nei minerali e sepolta nella crosta del pianeta. Quella restante è andata persa nello spazio, secondo i rapporti idrogeno-deuterio calcolati sul pianeta.

Gli autori della ricerca, per poter fare questa ipotesi, hanno utilizzato tutti i dati a loro disposizioni raccolti dalle sonde presenti in orbita intorno a Marte, la Maven, acronimo di Mars Atmosphere and Volatile EvolutioN, della NASA, e la Mars Express, dell’Agenzia Spaziale Europea, l‘ESA, dei rover mandati sulla sua superficie marziana e infine dei meteoriti marziani piovuti sulla Terra.

L’elaborazione di nuovo modello per Marte

Gli autori, attraverso tutte queste informazioni provenienti dai dati raccolti, hanno elaborato un modello per Marte. L’elaborazione ha permesso di ricostruire la quantità di acqua che è andata dispersa col tempo e quella che risulta invece conservata dal pianeta rosso durante tutto il corso della sua evoluzione.

Sono molte le ricerche che sostengono che il pianeta rosso in tempi antichi non era arido come lo si vede oggi, bensì ricco di acqua. I ricercatori della Caltech, sostengono quindi che una parte dell’acqua sarebbe racchiusa sotto la crosta marziana.

I ricercatori per riuscire a confermare la loro ipotesi, e di conseguenza stimare in maniera più precisa la quantità di acqua custodita all’interno delle rocce, si potranno avvalere di un importante contributo. Quest’ultimo potrebbe arrivare grazie al rover Perseverance della NASA, che è arrivato sul suolo marziano il 18 febbraio del 2021.

Eva Scheller, conclude affermando che: “Il rover Perseverance esplorerà una delle parti più antiche della crosta marziana, aiutandoci così a perfezionare le stime. In questo modo potrà aiutarci a individuare il processo di passaggio d’acqua verso la crosta”.

Fonte:

https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/spazio_astronomia/2021/03/24/marte-nuovi-indizi-sui-suoi-oceani-nascosti_4edb076c-6f0d-407b-945b-182c3a3c0a44.html

https://www.esquire.com/it/lifestyle/tecnologia/a35863107/marte-oceani/

Fabiana Leoncavallo

Laureata in architettura, mi ritengo una persona piuttosto poliedrica. Grande appassionata di scienze, astronomia, storia, letteratura, cinema e serie tv, tutti argomenti che amo descrivere nei miei articoli, che si basano su ricerche valide. Inoltre, amo molto effettuare studi sulla natura, sugli animali, sui cambiamenti climatici, sulla salute e l'alimentazione.

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