venerdì, Maggio 7

1914: Come la luce si spense sul mondo di ieri di Margaret MacMillan

La Grande Guerra (1914-1918) non è stata soltanto un’insensata carneficina che causò, soltanto fra i soldati, oltre 9,5 milioni di morti e 21 milioni di feriti. La guerra del 15-18 come la chiamiamo in Italia è stata lo spartiacque sanguinoso e simbolico della fine dell’egemonia europea sul mondo e il sorgere di nuovi equilibri e di un nuovo baricentro di potere incardinato sugli Stati Uniti.

Una guerra evitabile?

Quel conflitto interrompeva un lungo periodo di pace, prosperità e progresso del Vecchio Continente e spalancava le porte ad una lunga fase di caos politico e sociale che sfocerà nell’avvento del fascismo e del nazismo e nell’affermazione della Rivoluzione bolscevica in Russia dopo una spietata e lunga guerra civile.

Ancora oggi la storiografia dibatte se questa guerra fosse inevitabile e di fatto perseguita scientemente dalle potenze europee fin dalla fine del Diciannovesimo secolo o se la sua conflagrazione sia stata il prodotto di circostanze e scelte per certi versi casuali ed improvvisate operate dai protagonisti dell’epoca.

Una possibile risposta a questo interrogativo ci è offerta dal bel saggio “1914: Come la luce si spense sul mondo” della storica canadese Margaret MacMillan, edizioni Rizzoli, 778 pagine. La MacMillan parte, simbolicamente dall’Esposizione Universale di Parigi del 1900 che celebra l’egemonia culturale, scientifica ed economica dell’Europa dopo uno dei più lunghi periodi di pace e di progresso della sua storia.

Le ragioni dell’Armageddon

La studiosa ci conduce per mano con una scrittura che si avvicina più a quella di un romanzo storico che ad un saggio lungo quei 14 anni che ci separarono dallo scoppio delle ostilità. Attraverso il ruolo dei protagonisti dell’epoca, tratteggiati non soltanto dal punto di vista delle azioni intraprese e del pensiero sviluppato ma anche nella loro personalità ed umanità , il saggio ci consegna due risposte fondamentali.

La prima è che la competizione economica globale, la corsa agli armamenti, la formazione di un’opinione pubblica in grado di influenzare (e farsi manipolare) dai governi, l’affermazione dei nazionalismi sono tutti fattori che fecero scivolare l’Europa verso l’abisso.

La seconda tesi è che gran parte delle decisioni e delle politiche assunte potevano essere indirizzate verso il mantenimento della pace piuttosto che verso la prospettiva di un confronto armato. La MacMillan sostiene altresì che ogni occasione mancata in questo senso restrinse la possibilità di invertire il corso della storia fino a rendere inevitabile nell’ultimo biennio precedente il 1914 l’avverarsi dell’Armageddon che sconvolgerà l’Europa e il Mondo.

Una lettura appassionante

Il saggio, rigorosissimo, non deve scoraggiare anche i lettori non abituati a confrontarsi con le opere storiche. Una volta iniziata la lettura sarà impossibile smettere e ci ritroveremo proiettati nel dibattito politico, culturale ed economico di un’epoca che la Grande Guerra cancellerà, insieme alle illusioni che la Ragione e il Progresso sarebbero state per sempre la bussola di ogni scelta della civile Europa.

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