venerdì, Maggio 7

Il grano in erba di Colette

Vinca cuciva, orlando con un festone rosa un vestito di crespo dello stesso azzurro dei suoi occhi. I capelli biondi, tagliati alla Giovanna d’Arco, le si allungavano lentamente. A volte li divideva sulla nuca, legando con nastri azzurri due corti codini color grano, lungo le gote. Dopo colazione aveva perso uno dei nastri, e metà della chioma le batteva, come un vento spiegato, metà del volto. (…) Philip splendeva di insofferenza e di una specie di tradizionale disperazione. La fretta di invecchiare, il disprezzo di un tempo in cui corpo e anima fioriscono, mutava in eroe romantico quel figlio di un piccolo industriale parigino. Cadde seduto ai piedi di Vinca e continuò a lamentarsi“.

Gli anni dell’adolescenza

Gli anni “fieri e sgraziati” dell’impazienza, i primi impulsi d’amore, l’insofferenza verso i genitori e la famiglia (“i lari antichi e modesti”), il bisogno di comprensione e lo scontroso ripudio del dialogo, la fretta di diventare adulti, di invecchiare e l’incapacità di fluire dei doni di una condizione irripetibile di spontaneità e di fresca, vivace e riflessiva sensibilità.

Il romanzo più noto di Colette

Questi i temi perenni dell’adolescenza e della giovinezza, questo il tema affrontato da Sidonie – Gabrielle Colette (1873 – 1954) nel suo romanzo forse più conosciuto e più apprezzato “Il grano in erba” (il brano riportato all’inizio è tratto da questo romanzo) che, con le altre sue numerose opere, caratterizzate da una capacità di osservazione molto acuta e psicologicamente efficace e da uno stile semplice quanto di indubbia armonia, la consacrò come la scrittrice francese più letta, più famosa e più tipica del Novecento.

Ne “Il grano in erba” si rincorrono e si ritrovano caratteri opposti e complementari nei quali si incarnano le inquietudini, i sogni, la gentilezza e l’impulsività pertinenti agli adolescenti in attesa della loro giornata colma e vibrante, simili agli adolescenti di tutti i tempi nella semplicità e, allo stesso tempo, nella complessità dei loro problemi.

Da sempre l’adolescenza è un’età meravigliosa eppure terribile, straordinaria eppure di una complessità quasi rigorosa e geometrica. “Gli adolescenti hanno il fuoco dentro, la grazia delle farfalle e la tristezza dell’inverno” era solita dire Colette nell’accingersi a scrivere “Il grano in erba“.

La metafora del grano

Come il grano in erba, che ha bisogno di tempo, di sole, di pioggia, di vento, di libertà per maturare, così il ragazzo o la ragazza necessitano di un loro tempo, di un loro background e di una percezione tutta loro e particolare per crescere fisicamente, ma soprattutto per maturare interiormente per poter affrontare la vita con tutti i suoi pericoli, le sue ansie, le sue difficoltà, le sue contraddizioni. Altrimenti il grano marcisce prima ancora di metter su una splendida spiga dorata che darà frutto e l’adolescente sarà condannato ad un’esistenza di reietto e di incapace in una società crudele e cruda che non comprende mai appieno.

Colette non poteva trovare metafora migliore di questa per il suo romanzo, cioè della crescita del grano e di quella dell’adolescente. Leggere “Il grano in erba” di Colette è di sicuro, anche oggi, uno stimolo serio, genuino e fecondo per l’adulto e per l’adolescente; una marcia in più per capire, per conoscere e per tentare di aiutare chi ha difficoltà a gestire il ruolo che la vita, nel bene come nel male, ha assegnato a ciascuno di noi.

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