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Le foreste nel Medioevo

Durante l’epoca augustea si stima che la popolazione europea ammontasse a circa 25 milioni di abitanti. Durante l’era carolingia (IX) secolo secondo stime attendibili non si superavano i 10-12 milioni di individui. Questo crollo demografico aveva, se possibile, ampliato a dismisura gli spazi ricoperti da foreste e boschi.

Un continente di foreste

Il territorio europeo è così pieno di selve e foreste da entrare nell’immaginario collettivo di tutte le popolazioni. I paesaggi sono dominati dall’aspetto arboreo ed i luoghi abitati, nell’Alto Medioevo, sono caratterizzati da piccoli villaggi circondati da poca terra fertile e poi da distese di terre ove non passa l’aratro.

Questi villaggi sono separati da enormi foreste di alberi d’alto fusto. Le foreste sono talmente estese e fitte che spesso costituiscono le marche di frontiera tra le grandi entità politiche dell’Alto Medioevo. Non si tratta però di una presenza esclusivamente paesaggistica, boschi e foreste sono essenziali per le economie coeve e per la vita delle persone.

Dalle foreste non si butta via niente…

Il legname, prima di tutto è l’architrave della società occidentale europea. Con il legno ci si scalda e si cucina, si sostengono volte e gallerie, si fabbricano mobili, utensili, tetti e ponti, case, navi, argini, dighe e palizzate per rendere abitabili le lagune.

Ma ogni parte dell’albero è sfruttato per le esigenze umane. Dalla corteccia si conciano le pelle e si intrecciano robuste corde. Dalla resina si ricava colla e si ricoprono torce e ceri. Le piante sono fondamentali anche in campo medico e per la produzione di tinture.

L’industria del vetro utilizza la cenere della legna bruciata ma è anche utilizzata per la produzione di sapone e liscivia. Ma boschi e foreste sono anche e soprattutto fonte di alimentazione. Il suolo e le piante del bosco danno spontaneamente vari e diversi prodotti: i funghi, i tartufi, il miele, le castagne, i frutti selvatici.

E poi c’è la selvaggina che abbonda e costituisce una preziosa riserva di proteine e pelli. La foresta e il sottobosco sono poi sterminate distese di pascolo per cavalli, buoi, ovini, caprini e maiali che trovano qui alimento – erba, foglie dei rami e degli arbusti, bacche, ghiande, faggiole – al punto che soprattutto in Inghilterra ma pure in Francia l’estensione forestale è calcolata dal numero di maiali in grado di assicurarvisi nutrimento.

Nel XI secolo, ad esempio, il bosco di Pakenham, nell’odierno Suffolk è in grado di sfamare oltre 100 maiali. Poco più di un secolo dopo questa numero si sarà dimezzato per la furiosa opera di disboscamento praticato dalle popolazioni del luogo.

Luoghi magici e pericolosi

Boschi e foreste sono, come abbiamo accennato, luoghi dell’immaginario collettivo dell’epoca. Luoghi tenebrosi e pericolosi che si vuole popolati da fuorilegge (come nel caso nella figura mitica di Robin Hood) ma anche da fiere selvagge.

Sono altresì luoghi magici o adatti agli incontri degli innamorati come esplicitato in numerose opere coeve. D’altra parte anche Dante aprirà il suo capolavoro, La Commedia, richiamando le caratteristiche di tenebrosità e paura implicite nelle fitte foreste dell’epoca medioevale.

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura

ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinova la paura”.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Il Medioevo, giorno per giorno

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