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Il mercato di Bitcoin appeso all’anonimato di Satoshi Nakamoto

Coinbase è uno dei principali trader di criptovalute del mondo. Lo scorso anno la società di San Francisco ha realizzato entrate per 1,3 miliardi di dollaricon un margine di profitto netto del 25%. Circa la metà delle entrate è arrivata solo negli ultimi quattro mesi del 2020, in un mercato rialzista dei bitcoin, come riportato da Forbes a gennaio.

Il CEO di Coinbase, Brian Armstrong e il co-fondatore Fred Ehrsam starebbero valutando l’ipotesi di quotare in borsa la società che varrebbe, secondo alcune stime, almeno 100 miliardi di dollari. Per superare l’iter burocratico previsto dal NASDAQ, Coinbase ha presentato un documento che, tra le tante cose, indica anche tutti i possibili fattori di rischio del suo modello di business.

E’ con una certa sorpresa tra questi fattori di rischio uno dei principali riguarda Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo dietro cui si nasconde il misterioso creatore — che sia una persona o un collettivo non lo sappiamo — della criptovalute.

Nel novembre del 2008 Satoshi Nakamoto pubblicò il protocollo Bitcoin su The Cryptography Mailing list (sito metzdowd.com). Nel 2009 ha distribuito la prima versione del software client e successivamente ha contribuito al progetto in via anonima insieme ad altri sviluppatori, per ritirarsi dalla comunità di Bitcoin nel 2010.

L’ultimo contatto conosciuto di Nakamoto con il Bitcoin risale al 2011. Dopodiché un assordante silenzio. Perché la rivelazione della vera identità di Nakamoto potrebbe essere un disastro per la criptovaluta? Secondo quanto scritto nero su bianco nell’informativa di Coinbase per il NASDAQ, il creatore della criptovaluta più famosa del mondo nelle prime fasi del progetto ha accumulato circa 1.000.000 di BTC, pari a grossomodo al 5% dei Bitcoin in circolazione. Ciascun BTC oggi è vale oltre 38.000€.

«Se 1.1 milioni di Bitcoin venissero rimessi sul mercato, il valore della criptovaluta quasi certamente crollerebbe», conclude Coinbase nella sua analisi dei rischi. C’è poi un’implicazione per così dire psicologica, la rivelazione dell’inventore dei BITCOIN potrebbe destabilizzare una criptovaluta che della decentralizzazione e dell’anonimato fa uno dei punti di forza.

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