Vita di Einstein: L’alba del nuovo secolo – Ep. 18

Il XIX secolo si apre con la fisica in grande fermento e pronta ad aprire nuove strade nella conoscenza dell’universo. Questo nonostante che Lord Kelvin, uno dei più importanti scienziati dell’epoca, dichiarasse proprio nel 1900: «In fisica non c’è nulla di nuovo da scoprire ormai. Tutto ciò che resta da fare sono misurazioni sempre più precise

La meccanica newtoniana aveva imperato per lunghissimo tempo. Verso la metà del XIX secolo il fisico sperimentale Michael Faraday, figlio autodidatta di un fabbro, scoprì le proprietà dei campi elettrici e magnetici. Faraday mostrò che una corrente elettrica produce forze magnetiche, e poi che un campo magnetico variabile può generare una corrente elettrica.

Successivamente il fisico scozzese James Clerk Maxwell, con le sue equazioni dimostrò come campi elettrici variabili potessero produrre campi magnetici variabili e viceversa. Il risultato di questo processo è un’onda elettromagnetica.

Einstein nasce nell’anno in cui muore Maxwell e per tutta la vita fu affascinato dalla teoria dei campi. Per qualche tempo Maxwell ritenne che la teoria del campo elettromagnetico fosse compatibile con la meccanica newtoniana. Per questo lui, come altri, ritennero fondata l’esistenza dell’etere luminifero, il mezzo materiale che consentiva la propagazione delle onde elettromagnetiche.

Un po’ come faceva l’acqua con le onde marine o l’aria per quelle acustiche. Verso la fine dell’Ottocento però questa convinzione iniziava a vacillare, dell’etere non si riusciva a trovare alcuna traccia concreta. Inoltre qualcosa non tornava più tra la teoria newtoniana delle particelle e la teoria dei campi elettromagnetici quando avveniva una loro interazione.

Nel frattempo Albert aveva pubblicato cinque memorie che non avevano riscosso molta attenzione nel mondo accademico. Non era riuscito ad ottenere ne un dottorato ne un posto come insegnante e la sua vita professionale sembrava destinata a svilupparsi all’Ufficio Brevetti. Tutto faceva supporre che la sua carriera di fisico teorico fosse morta prima di nascere.

Nulla sembrava presagire gli straordinari risultati che Einstein ottenne in soli quattro mesi, tra il marzo e il giugno 1905, il suo annus mirabilis. Un avvisaglia di quanto sta per accadere si può riscontrare in una lettera che Albert scrive al suo amico Conrad Habicht, membro del ristretto club dell’Accademia Olympia. Habicht si è era allontanato da Berna e questo aveva dato il pretesto ad Einstein di scrivergli una lettera che di fatto rivela quanto accadrà di li a poco.

Caro Habicht, tra noi è scesa una cappa di silenzio così solenne che mi sembra quasi di commettere un sacrilegio spezzandola con qualche ciarla insignificante … Allora, che stai combinando, balena congelata, razza di spirito affumicato, rinsecchito, inscatolato? … Perché non mi hai ancora mandato la tua dissertazione? Non sai, miserabile, che sono una delle 11/2 persone che la leggerebbero con interesse e piacere? Ti prometto in cambio quattro articoli. Il primo ha per oggetto la radiazione e le proprietà energetiche della luce ed è decisamente rivoluzionario, come vedrai se prima mi mandi il tuo lavoro. Il secondo articolo è una determinazione delle dimensioni effettive degli atomi … Il terzo dimostra che corpi dell’ordine di grandezza di 1/1000 di millimetro, in sospensione nei liquidi, devono già compiere un moto casuale osservabile che è causato dall’agitazione termica. Tale movimento dei corpi in sospensione è stato effettivamente osservato dai fisiologi che lo chiamano moto molecolare browniano. Il quarto articolo è soltanto un abbozzo iniziale a questo punto, ed è un’elettrodinamica dei corpi in movimento movimento che fa ricorso a una modificazione della teoria dello spazio e del tempo.”

Ormai si era prossimi alla prima rivoluzione einsteniana della fisica del ventesimo secolo.

Gli ultimi episodi della vita di Einstein su Scienza e Dintorni:

Vita di Einstein: Oggi sposi! Ep. 17

Vita di Einstein: l’Accademia Olympia Ep. 16

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Einstein: la sua vita, il suo universo di W. Isaacson

.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.