venerdì, Maggio 7

Italia 1942: il trionfo del mercato nero

Il terzo anno di guerra per l’Italia è l’anno della penuria generalizzata di tutti i generi alimentari di prima necessità, soprattutto nelle città. E’ l’anno della fame, quella vera. Solo chi ha soldi può ancora salvarsi ricorrendo ad un sempre più fiorente mercato nero.

In tutte le città ci sono centri di smistamento ben forniti a cui ci si può rivolgere, pagando profumatamente, per alleviare la carestia di generi di prima necessità e persino di “lusso”.

Ogni tanto sui giornali appaiono gli elenchi dei commercianti sorpresi a vendere sottobanco prodotti tesserati. La propaganda del regime è durissima: acquirenti e spacciatori sono additati al pubblico ludibrio come nemici della patria.

Il mese di febbraio del 1942 è uno dei più difficili, gli orti di guerra per chi aveva la possibilità di coltivarli, sono gelati. Scarseggiano anche carbone e legna per riscaldarsi dalle temperature ancora molto rigide.

La Scuola Superiore fascista di economia domestica si preoccupa di indicare “combustibili alternativi” e come prepararli in casa: «Si mette la carta straccia a bagno nell’acqua per due o tre giorni. Quando è ridotta in pasta, si strizza e si unisce a segatura o a polvere di carbone. Si pressa e si formano delle palle grosse come un’arancia: appena seccate bruciano come la legna o come il carbone».

Altra soluzione prospettata dalla “prestigiosa” scuola di economia domestica è quella della stufa a segatura, che si rivelerà altamente pericolosa e puzzolente. Ci si affida così ancora al vecchio ed eterno braciere da condividere in una stanza, nonostante che anche questo strumento se lasciato acceso di notte, può attraverso le esalazioni, arrivare ad uccidere le persone che dormono.

Intanto a marzo se possibile la situazione peggiora ulteriormente, anche le uova, il piatto proteico dei poveri diventano quasi introvabili. Interviene l’industria chimica con un discutibile surrogato, la Biovolina Nefer che si aggiunge al caffè di cicoria (oppure il Caffeol) al posto del caffè, la Vegetina (sostitutivo del burro), il karkadé (al posto del té), l’Italdado (in vece del brodo di carne). Nel frattempo viene diminuita di 50 grammi la razione quotidiana di pane.

Il mercato nero si espande a dismisura e si assiste ad un commercio sotterraneo tra la campagna, dove è possibile trovare quasi tutto e la città. Nell’entroterra si acquista ogni tipo di prodotto: dalle patate alla farina, dall’olio di oliva al burro. La repressione non riesce ad arginare questo fenomeno che alimenta un mercato alimentare parallelo e fiorente.

Il mercato nero godeva della complicità di funzionari, commercianti e produttori, che aggiravano il sistema di stoccaggio degli ammassi pubblici e il razionamento, creando così un mercato parallelo svincolato dove le merci, spesso anche di qualità migliore rispetto a quelle razionate, raggiungevano prezzi estremamente alti. 

Vittime del mercato nero furono soprattutto gli esponenti della piccola borghesia cittadina e impiegatizia delle aree urbane, colpita in particolare dall’inflazione e dall’impossibilità di effettuare  baratto con generi di propria produzione.

La guerra tra agenti di polizia e “spalloni” è fatta di trappole e pedinamenti, per uno che casca nelle grinfie della giustizia, 99 la fanno franca. Chi non ha soldi per sopravvivere è costretto a vendere qualunque cosa pur di poter acquistare qualche bene di prima necessità e quando non ci sono più cose da vendere ci si indebita.

Viene istituito un Tribunale Speciale che dovrebbe estirpare la piaga dell’accaparramento ma nonostante alcune sentenze durissime (un bolognese che ha fatto sparire alcune partite di cuoio viene condannato a 20 anni di carcere) il mercato nero non viene che molto marginalmente scalfito.

Il mese di aprile vede crescere i cosiddetti matrimoni per “procura”, le giovani donne promesse ai soldati impegnati nei vari fronti, si sposano con una speciale procura in assenza del futuro marito. All’altare vengono accompagnate dai gerarchi fascisti in alta uniforme. La settimana di Pasqua è caratterizzata dalle uova di cioccolato autarchico. Nel frattempo dopo le raccolte di lana e materassi, del ferro, dell’oro è la volta dell’alluminio.

Pentole e tegami dovranno essere consegnati alla Patria per lo sforzo bellico. Nel mese di aprile a Bologna si celebra per direttissima un processo contro un grossista che ha imboscato 350 quintali di grano. Anche per lui sono 20 anni di reclusione. Il Tribunale Speciale di recentissima istituzione in questa prima fase della sua esistenza fa fioccare decine di sentenze molto dure.

Ma la fame ha la meglio su ogni tipo di paura e quasi ogni donna la mattina fa il suo “giro” nella speranza di trovare qualcosa da mettere in tavola nel mercato nero. Anche il sapone inizia a scarseggiare ed anche in questo caso si cerca di “insegnare” agli italiani come produrlo artigianalmente. Il regime cerca di far passare il motto che «Recuperare non è indice di povertà, ma di saggezza».

Il mercato nero prospererà per tutta la durata della guerra.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia – Come eravamo in tempo di guerra di A. Petacco

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