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SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

Occhi sbarrati in orbite vuote, macchie biancastre su un corpo livido tendente al blu, la pelle gelida, il respiro rantolante. Erano queste le manifestazioni più eclatanti dei moribondi affetti dalla “morte blu“, ovvero il colera.

Questa malattia ha flagellato l’umanità per molti secoli ed è tuttora endemica in India e Bangladesh mentre interessa gli altri continenti soltanto durante le manifestazioni pandemiche. In particolare il Diciannovesimo secolo ha pagato un tributo pesantissimo a questa infezione provocata da alcuni ceppi del batterio gram-negativo, a forma di virgola, Vibrio cholerae o vibrione.

La prima pandemia del diciannovesimo secolo rimane confinata in Asia tra il 1817 e il 1824 e causerà oltre 2,5 milioni di morti. Poi arriva in Europa e da li, al seguito di un fortissimo flusso migratorio, colpisce l’America tra il 1826 e il 1837. Le persone nate in quel periodo non sanno che la loro vita sarà funestata da altre quattro pandemie di colera piuttosto lunghe che si susseguiranno con pochi anni di tregua, l’una dall’altra.

Si ammalerà tra il 20 ed il 40% della popolazione europea ed americana con una mortalità oscillante tra il 30 ed il 70%. Le società (e le città) del diciannovesimo secolo sono in pieno fermento economico, sociale e tecnologico. Allo stesso tempo però le infrastrutture urbane sono ancora in condizioni di igiene e sicurezza scadenti, per usare un eufemismo.

Le fogne vengono ancora scaricate nei fiumi che attraversano città e paesi, i pozzi neri delle città vengono svuotati con carri e botti ed il loro contenuto venduto alla nascente industria chimica, le cui lavorazioni in parte, poi tornano sulla tavola delle persone. Le strade, soprattutto dei quartieri popolari, sono sudicie e maleodoranti.

La scienza medica poi è del tutto impreparata ad affrontare il “morbo blu“. La maggior parte dei medici è convinta che questa malattia sia il prodotto di miasmi, ovvero di aria infetta ed insalubre. I pochi medici che ritengono che il passaggio del colera da una persona all’altra sia effetto di un contagio sono ferocemente avversati.

Questi medici innovatori saranno costretti ad operare sul campo per affermare le proprie idee. Uno di questi è John Snow (1813-1858) considerato tra i pionieri nel campo dell’anestesia, dell’igiene in medicina e dell’epidemiologia. Medico della famiglia reale, fu anche grazie ai favori della regina Vittoria, che durante l’epidemia di colera di Soho del 1854 riuscì a dimostrare che la responsabilità del contagio dipendeva da una pompa di distribuzione dell’acqua.

Durante la sua ricerca delle cause dell’epidemia, utilizzò una piantina di Londra con la diffusione dei casi nei diversi periodi. Questo metodo gli permise di notare che i casi si concentravano attorno ad una pompa dell’acqua nel distretto di Soho. Bloccando il funzionamento della pompa riuscì a fermare il diffondersi della malattia. Si trattava del primo “tracciamento dei contatti” e uno dei primi passi, pionieristici dell’epidemiologia.

Nello stesso anno in cui imperversava il colera a Londra, molto più a sud, a Firenze, Filippo Pacini, anatomista e patologo, figlio di un calzolaio di Pistoia, uomo severo e con imponenti baffoni analizza i corpi bluastri dei deceduti per colera. Contrariamente a Snow che non padroneggiava il microscopio, Pacini lo sa usare e bene. Ed è lui che scopre i “vibrioni” e che dopo una verifica della patogenicità di questi microorganismi sugli animali mette a punto una prima cura per questa terribile malattia. Anche lui però verrà osteggiato dalla classe medica conservatrice ancora dominante e morirà nel 1883 povero e in solitudine.

Lo stesso vibrione venne nuovamente descritto in modo indipendente nel 1884 da Robert Koch come l’agente patogeno del colera. Kock scopre che il vibrione vive benissimo sia in acqua che in terra, E presente nelle deiezioni abbandonate, in fogne che disperdono in superficie, in pozzi neri non sigillati e che riversano il loro contenuto nei campi. E l’uomo si contagia bevendo acqua infetta o mangiando frutta e verdura coltivata in campi contaminati.

Da queste evidenze scoperte dal grande scienziato tedesco nascono pratiche di profilassi da impiegare durante le epidemie: bere acqua soltanto dopo averla bollita e non mangiare alimenti crudi. Intanto la sesta pandemia di colera fa una strage in India (800.000 morti) e in Russia (200.000), nel resto d’Europa si sviluppano solo piccoli focolai, tranne che in Italia.

Nel nostro paese, nel 1904, il colera sbarca a Brindisi risale verso Napoli dove per quattro anni colpirà duramente la popolazione facendo oltre 3.000 vittime. Nel 1911 il vibrione si sposta in terza classe con il piroscafo Moltke, sbarca a New York causando il panico e qualche decina di morti. Il colera colpirà durante tutta la prima guerra mondiale e la sesta pandemia si esaurirà nel 1923.

La settima pandemia di colera inizia nel 1961 in Asia tropicale, 10 anni dopo si manifesta in Africa, nel continente americano arriva nel 1991. In Italia tre focolai, nel 1973 a Napoli e Bari e nel 1994 solo a Bari. Il ceppo responsabile El Tor, è meno letale ma aumenta il numero di portatori sani. In Italia le vittime saranno relativamente poche ma il danno di immagine ed economico (turismo) enorme.

I vaccini contro il colera hanno fatto passi in avanti enormi rispetto a quelli già messi a punto nell’Ottocento, ma ancora oggi essi non forniscono uno scudo assoluto ed anche le persone che si vaccinano prima di intraprendere viaggi in zone dove il colera è endemico devono attenersi ad un attenta e rigorosa profilassi.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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