SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Le vecchie sonde, mentre giungono quelle nuove, rintracciano gas mai visti prima su Marte

Negli ultimi giorni sono arrivate le nuove sonde sul pianeta rosso, tra cui la sonda degli Emirati Arabi, chiamata Hope, arrivata lo scorso 9 febbraio, e la sonda cinese Tianwen-1, che è riuscita dopo aver effettuato una complessa manovra di inserzione, ad entrare nell’orbita attorno a Marte.

La sonda cinese, a differenza di quella degli Emirati Arabi, ha con sé un rover che sarà lanciato su Marte tra circa tre mesi, quando la sonda madre sarà situata più vicina al pianeta rosso rispetto ad oggi, momento in cui gli strumenti presenti a bordo avranno raccolto maggiori informazioni della presunta area di atterraggio, la Utopia Planitia.

Un’altra sonda in arrivo è quella della NASA, la Perseverance, che dovrebbe arrivare sulla superficie marziana il prossimo 18 febbraio alle 21:55 ora italiana. Mentre i ricercatori sono in ansia per queste nuove sonde in arrivo, due nuove ricerche effettuate dalla sonda ExoMars che si trova su Marte, sono stati pubblicate su Science Advances, e ci raccontano di nuovi fenomeni chimici che fino adesso erano del tutto sconosciuti.

Le informazioni raccolte stanno già fornendo dati sui cambiamenti stagionali e sulle interazioni superficie-atmosfera. Kevin Olsen dell’Università di Oxford, nel Regno Unito, uno degli scienziati che ha partecipato alle ricerche, ha spiegato che: Per la prima volta abbiamo scoperto l’esistenza del cloruro di idrogeno su Marte. È il primo rilevamento di questo gas nell’atmosfera marziana, un dato che rappresenta un nuovo ciclo chimico da studiare”.

Il cloruro di idrogeno, o HCl, è un gas composto da un atomo di idrogeno e uno di cloro. I ricercatori sono da sempre alla ricerca di gas su Marte, sia quelli a base di cloro che di zolfo, degli elementi che potrebbero indicare delle possibili attività vulcaniche. In questo caso però i ricercatori ritengono che, visto che la scoperta dei gas è avvenuta contemporaneamente in luoghi molto distanti tra loro, e soprattutto in mancanza di altri gas collegabili ad un’attività vulcanica, la situazione è da correlare ad una differente fonte.

I ricercatori ipotizzano l’esistenza di un’interazione superficie-atmosfera completamente nuova, una condizione che viene spinta dalle stagioni polverose presenti con una certa regolarità su Marte. Secondo i ricercatori sta accadendo un processo molto simile a quello che si osserva sulla Terra, ossia che i sali nella forma di cloruro di sodio, che vengono prodotti da oceani evaporati e racchiusi nella polverosa superficie di Marte, vengono sollevati dai venti nell’atmosfera.

Successivamente accade che la luce del Sole riscalda l’atmosfera, spingendo così a far salire la polvere e il vapore acqueo rilasciato dalle calotte polari. La polvere salina reagisce con l’acqua atmosferica rilasciando cloro, che poi a sua volta, reagisce con le molecole contenenti idrogeno, producendo così il cloruro di idrogeno.

Sono molte le reazioni che hanno individuato un ritorno in superficie di cloro o polvere ricca di acido cloridrico, probabilmente sotto forma di perclorato, ossia una classe di sale formata da ossigeno e da cloro. Inoltre, questo sale è stato visto sulla superficie anche da altre sonde.

Kevin Olsen, sottolinea che: “C’è bisogno di vapore acqueo per liberare il cloro e anche di sottoprodotti dell’acqua, come l’idrogeno, per poter formare il cloruro di idrogeno”. Il team di ricerca è riuscito a individuare il gas per la prima volta mentre avveniva la tempesta di polvere nel 2018, che è comparsa contemporaneamente sia nell’emisfero nord che in quello del sud. La tempesta è poi scomparsa in maniera molto rapida al termine del periodo polveroso stagionale.

Il Trace Gas Orbiter, uno strumento situato a bordo di ExoMArs, oltre ai nuovi gas scoperti sta effettuando nuove analisi su come possa essere scomparsa l’acqua da Marte. Ormai è risaputo che molto tempo fa sulla superficie marziana scorreva acqua allo stato liquido, come lo evidenziano le innumerevoli e antiche valli asciutte e i letti di fiume.
L’acqua di Marte è contenuta principalmente nelle calotte polari e sepolta nel sottosuolo marziano. Purtroppo, la maggior parte finisce per essere dispersa nello spazio.

A dimostrarlo sono i dati che sono stati raccolti dalla ExoMars tra aprile 2018 e aprile 2019, che hanno analizzato tre situazioni che hanno provocato la perdita di acqua dall’atmosfera, che sono la tempesta di sabbia globale avvenuta nel 2018, un’altra breve ma intensa tempesta a livello regionale nel gennaio 2019, e infine il rilascio d’acqua dalla calotta polare meridionale durante i mesi estivi, evento legato al cambiamento di stagione.

Una nota di particolare importanza va ad una scia di vapore acqueo in ascesa avvenuta durante l’estate al sud, una condizione che potenzialmente espande acqua nell’atmosfera superiore con una cadenza stagionale e annuale.

Fonte:

https://www-focus-it.cdn.ampproject.org/v/s/www.focus.it/amp/scienza/spazio/marte-gas-cloruro-idrogeno-exomars?amp_js_v=a6&amp_gsa=1&usqp=mq331AQFKAGwASA%3D&fbclid=IwAR3QOv2FWPdChr7KGkl4_opLcKMhtvcnrfVaJF6TXFBY0d9Z-iQHWeyo3mo#aoh=16131380708078&csi=0&referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com&amp_tf=Da%20%251%24s&ampshare=https%3A%2F%2Fwww.focus.it%2Fscienza%2Fspazio%2Fmarte-gas-cloruro-idrogeno-exomars

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: