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Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Via Lattea: rintracciata una parte della materia mancante

Un team di astronomi dell’Università di Sidney, si è avvalso per la prima volta di alcune galassie remote, utilizzandole come “pin localizzatori” luminosi, così da riuscire a rintracciare un pezzo della materia mancante della Via Lattea. La ricerca eseguita è stata pubblicata sulla rivista Royal Astronomical Society.

I ricercatori, per molti lunghi decenni, hanno cercato di calcolare con molta accuratezza la quantità di materia barionica presente nel cosmo. Questa è una tipologia di materia che non si può rintracciare attraverso le emissioni delle sue radiazioni, nonostante ciò la sua presenza può essere teorizzata grazie agli effetti gravitazionali che agiscono sulla materia visibile.

Ed è proprio a causa delle misurazioni dirette che è stata rintracciata solamente la metà di questa componente. I ricercatori australiani hanno ideato un metodo che gli ha consentito di individuare il gas freddo, un materiale mai individuato prima d’ora nella Via Lattea, che si trova a 10 anni luce dalla Terra.

La nube gassosa osservata è lunga circa un trilione di chilometri e larga 10 miliardi di chilometri, ma presenta un peso che equivale più o meno alla massa della Luna.

Yuanming Wang, autore della ricerca, commenta che: “Sospettiamo che gran parte della materia barionica mancante, sia presente sotto forma di nubi di gas freddo situato all’interno delle galassie o tra di esse. Questo gas non è rilevabile utilizzando metodi convenzionali poiché non emette luce visibile di per sé, ed è semplicemente troppo freddo per essere rilevato tramite la radioastronomia”.

I ricercatori hanno cercato di individuare delle sorgenti radio luminose nel cielo, per poi utilizzarle come localizzatori. In maniera più specifica sono state localizzate dai ricercatori cinque di queste sorgenti, di cui le analisi rivelano che la loro luce deve essere passata attraverso lo stesso gelido ammasso di gas.


Nella ricerca è stato reso noto che la luce visibile viene distorta mentre attraversa la nostra atmosfera, ed è così che dona alle stelle il loro caratteristico scintillio. Nello stesso modo anche le onde radio che attraversano la materia subiscono lo stesso effetto.

Al momento però i ricercatori ancora non sanno con sicurezza la composizione di questo ammasso di nubi gassose. Ma ritengono che molto probabilmente potrebbe trattarsi di una nuvola di idrogeno, che congela ad una temperatura di circa meno 260 gradi, riuscendo così a intrappolare al suo interno la materia barionica mancante.

Tara Murphy, dell’Università di Sidney, conclude dichiarando che: “Adesso abbiamo finalmente individuato un metodo per identificare questi ammassi di gas freddo e non visibile direttamente. Nei prossimi anni dovremmo essere in grado di utilizzare metodi simili grazie al radiotelescopio Askap, uno strumento che potrebbe fornire un valido aiuto nella ricerca di queste misteriose strutture gassose presenti nella nostra galassia”.

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