SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Nascita di una leggenda: Bob Dylan

Robert Allen Zimmerman, che nel 1962 cambierà legalmente il nome in Bob Dylan, arriva a New York da Minneapolis, nel gennaio del 1961. E’ uno degli inverni più rigidi della Grande Mela e il ventunenne Bob per mesi non avrà una fissa dimora e faticherà a metter insieme il pranzo con la cena.

Pieno di entusiasmo il ragazzo mingherlino dalla voce nasale era un ammiratore di Woody Guthrie, l’icona di tutti i folksinger di quegli anni, l’uomo che in gioventù aveva girato l’America sui carri merci per cantare le sue canzoni di lotta e libertà con una chitarra che portava la scritta “quest’arma uccide i fascisti”.

Nel mese di aprile Dylan approda al Gardes, una sorta di saloon, al numero 11 di West 4th Street, nel Greenwich Village. E’ un palazzone di sei piani, rossiccio e piuttosto brutto, quello che ospita il luogo dove esordirà. Il locale è gestito da tre anni da un italo-americano di origini calabresi Mike Porco che lo aveva fatto diventare uno dei templi della musica folk a New York.

Porco vinto dall’entusiasmo contagioso di questo ragazzo nato a Duluth nel ventre dell’America, gli offre l’opportunità di esibirsi in pedana, l’11 aprile come spalla del bluesman John Lee Hooker. Bob Dylan cantò le sue canzoni compresa quella Song to Woody che aveva scritto in onore di Guthrie.

Per la verità non ebbe particolare successo, ma questo non scalfì la tenacia del giovanotto e la sua capacità di farsi benvolere. Questa determinazione lo porterà alla fine a stipulare un contratto con la Columbia Records, che nel marzo 1962 pubblicò un suo LP di canzoni originali e cover prodotto da John Hammond, l’uomo che dieci anni più tardi scoprirà anche Bruce Springsteen.

I temi delle sue canzoni sono graffianti legati a temi incandescenti come il pacifismo ed il razzismo. Dylan diviene il nuovo Guthrie dell’America degli Anni Sessanta, l’alfiere incontrastato della canzone politica. Il successo pieno però arriva nel 1963 con il secondo LP che contiene la traccia Blowin’ In The Wind, inno alla pace e agli uomini di buona volontà in un paese che soltanto pochi mesi prima aveva sfiorato, con la crisi dei missili di Cuba, la terza guerra mondiale.

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