• Sab. Gen 23rd, 2021

SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

La ragazza della porta accanto d’America, Doris von Kappelhoff, in arte Doris Day, nasce a Cincinnati, nell’Ohio, il 3 aprile 1922. terzogenita di una casalinga ed un insegnante di musica e maestro di coro. All’età di 12 anni, dopo la separazione dei genitori, iniziò a prendere lezioni di danza e a esibirsi in manifestazioni amatoriali in coppia con un giovanissimo ballerino di tip-tap, Jerry Doherty.

Il 13 ottobre 1937, in California, subisce un brutto incidente stradale che le ferisce la gamba sinistra spegnendo sul nascere una possibile carriera di ballerina professionista e spingendo Doris verso il canto, assecondando una voce morbida e talentuosa.

Nel 1939 viene ingaggiata dall’orchestra di Barney Rapp e sarà lo stesso Rapp, prendendo spunto da una canzone che Doris eseguiva spesso (Day by Day) a suggerire il nome d’arte che l’avrebbe resa celebre: Doris Day.  Il successo in campo musicale gli aprirà la strada per Hollywood.

Nel 1947 mentre Doris attraversava un momento personale difficile per il secondo matrimonio fallito viene ingaggiata con un contratto in esclusiva di sette anni dalla Warner Bros. e Michael Curtiz le affidò subito un ruolo nella commedia musicale brillante Amore sotto coperta (1948), accanto a Jack Carson e Janis Paige, dando il via alla sua carriera cinematografica. Pur al suo primo film e in un ruolo marginale, la Day colpì favorevolmente il pubblico per freschezza e spontaneità, e per l’espressività con cui interpretò le canzoni del film.

La sua bravura nel canto oscurò parzialmente le sue notevoli capacità come attrice brillante e le parti che gli vengono offerte prevedono tutte una serie di pezzi cantati. Le sue esibizioni erano considerate il pezzo forte nella maggior parte dei suoi film. Tra essi, “Non sparare, baciami!” (Calamity Jane, 1953) di David Butler, “Amami o lasciami” (Love Me or Leave Me, 1955) di Charles Vidor, “L’uomo che sapeva troppo” (The Man Who Knew Too Much, 1956) di Alfred Hitchcock, inquietante thriller in cui l’attrice canta anche il celebre tema musicale “Que sera sera“, di Jay Livingstone, e “Il gioco del pigiama” (The Pajama Game, 1957) di Stanley Donen costituiscono probabilmente gli esiti migliori.

Nel 1958 superato l’insuccesso di  Il tunnel dell’amore di Gene Kelly e per merito anche di una felice intuizione del marito produttore, iniziò il terzo periodo d’oro della carriera di Doris Day.

Con Il letto racconta (1959) di Michael Gordon la diva inaugurò un sodalizio artistico con Rock Hudson e un filone, in parte anticipato da 10 in amore (1958) di George Seaton, con Clark Gable, che proseguì con poche varianti anche nelle pellicole degli anni successivi, caratterizzate da sceneggiature incentrate sulla collaudata “battaglia tra i sessi“, in cui la Day interpretava donne orgogliose, peraltro non più giovanissime e impegnate a difendere la propria “onorabilità”, quanto meno prima del matrimonio.

La formula ebbe grande successo e l’attrice tornò al fianco di Rock Hudson anche in Amore, ritorna! (1961) di Delbert Mann e in Non mandarmi fiori (1964) di Norman Jewison. In tutti e tre i film Tony Randall apparve come comprimario nel ruolo di terzo “incomodo”.

Anche Il visone sulla pelle (1962) di Delbert Mann fu uno dei suoi successi più eclatanti. Nel 1968, dopo la morte del quarto marito, Doris Day scopre che quest’ultimo aveva sfruttato la propria condizione dando fondo all’intero patrimonio da lei accumulato; inizia quindi a lavorare in produzioni televisive, e da allora non ricomparirà mai più sugli schermi cinematografici, dedicandosi soprattutto alla cura degli animali abbandonati in California, dove fonda la “Doris Day Animal League” con sede a Carmel.

Doris Day morirà a 97 anni per gli esiti di una polmonite il 13 maggio 2019.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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