• Sab. Gen 16th, 2021

SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

Bojack Horseman, la serie TV che mette in scena la società delineata da Bauman

bojack horseman

La Hollywoo in cui vive Bojack Horseman, star decaduta di una sitcom anni Novanta, è una società ideale. Non solo convivono solo diverse razze e culture: ma addirittura diverse specie. Quello rappresentato in Bojack Horseman è un mondo ricco di varietà e differenziazione. I personaggi possono essere umani, cavalli appunto, oppure gatti, pesci, zebre e tanti altri ancora. Ma allora perché anche in questa società multiculturale, ideale almeno nelle apparenze, sopravvivono gli stessi difetti della società umana anzi portati alle estreme conseguenze?

La Hollywoo di Bojack è un luogo in cui non c’è più niente che rimanga fermo e saldo su cui basare la propria esistenza, niente di stabile a cui riferirsi. Nemmeno se stessi. L’individuo ne esce disperso, e non gli resta che nutrirsi dell’immagine che continuamente produce di sé. E Bojack è esattamente questo: è l’immagine che lui stesso si è prodotto a partire da una sitcom ormai fallita, un’immagine che si ostina a voler far sopravvivere oltre la realtà dei fatti, per i quali del suo show non importa più a nessuno ormai da tempo. Così facendo egli si disperde e non riconosce più il vero sé, diventando il primo consumatore della propria immagine.

Esattamente come delineava Bauman nella sua società liquida. Mettere in scena un concetto filosofico è tanto difficile quanto raro, ma Raphael Bob-Waksberg, autore della serie, ci riesce brillantemente. BoJack Horseman è l’opera di un genio, di un vero scrittore che conosce perfettamente tanto le tecniche della scrittura quanto la filosofia. Se non l’avete ancora vista, correte a guardarla!

Noemi Eva Maria Filoni

Nata a Milano il 16 settembre 1998, dopo aver conseguito il diploma di liceo classico si iscrive alla facoltà di filosofia e si laurea a pieni voti nel luglio 2020. Appassionata di letteratura, poesia, musica, cinema e teatro, opera fin da subito nei vari campi artistici: negli anni del liceo studia teatro e musica, e consegue il diploma di chitarra acustica e teoria musicale. Per quanto riguarda la scrittura, che resta il suo campo prediletto, a soli tredici anni vince il premio ''Penna d'oro dello sport - Candido Cannavò'', e nel 2019 viene selezionata tra i dieci finalisti del premio letterario nazionale Marcovaldo con il racconto ''Amigdala''. Da ormai qualche anno collabora con varie riviste a carattere divulgativo molto note sul web. Ha studiato presso la scuola di scrittura Belleville a Milano e attualmente sta frequentando un master alla scuola Holden di Torino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.