• 15 Novembre 2021 14:09

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

L’invulnerabile Matilda

Durante la Seconda Guerra Mondiale il pezzo anticarro divisionale più importante dell’Esercito italiano fu il 47/32. Un’arma eccellente per l’anno in cui era stata progettata, il 1935, in grado di perforare una corazza di 35 mm da 700 metri di distanza. Agli inizi del secondo conflitto mondiale l’aumentata blindatura delle corazze aveva un po’ limitato l’efficacia del 47/32 che rimaneva però ancora una buona arma.

Fu quindi con grande disappunto che i soldati italiani impegnati nella campagna d’Africa constatarono l’assoluta inefficacia del pezzo anticarro contro i nuovi carri armati inglesi schierati su quel fronte, gli MKII “Matilda”. Il proiettile rimbalzava letteralmente sulla corazzatura del thank britannico, non provocando che semplici scalfitture.

Successore dell’inadeguato modello MKI, il Matilda era dotato di spesse corazzature saldate  direttamente tra loro senza l’ausilio di un telaio e di un pezzo Ordnance QF 2 lb da 40 mm in torretta. La blindatura nelle parti più esposte era di ben 80 mm! Nel concepire questo mezzo blindato si era infatti tornati al concetto di impiego della Grande Guerra, il thank era al servizio della protezione della fanteria.

L’evoluzione della strategia nell’uso del binomio carro-fante si svilupperà esattamente in senso inverso nel prosieguo della guerra. I Matilda era dunque lenti e macchinosi rispetto ai più veloci carri armati tedeschi ed italiani, ma quest’ultimi avevano una corazzatura massima di 50 mm per i tedeschi e di 47 mm per il Regio Esercito.

L’invulnerabilità dei Matilda fu superata in seguito soltanto grazie all’uso di pezzi anti carro ad alta velocità iniziale come il PAK 38 da 50mm o il celebre 88 bestia nera dei carri armati alleati.

Dopo il “congedo” dal Nord Africa questo carro fu impiegato in Nuova Guinea dalle truppe australiane e, equipaggiato con speciali carburatori per il funzionamento alle basse temperature, se ne servì l’Armata Rossa per addestrare i suoi carristi. L’ultimo impiego operativo dei Matilda rimasti fu nella guerra contro i giapponesi. In questa occasione essi poterono dare una buona prova di sé: nei teatri di operazione del Pacifico la norma non era grandi battaglie fra carri armati per i quali erano assolutamente inadatti, ma l’uso del carro come mezzo di accompagnamento della fanteria, questa modalità d’uso era proprio quella per cui il Matilda era stato progettato inizialmente.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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